Agli italiani torna la voglia delle vacanze a dispetto della crisi e della cattiva politica

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Libertà, uguaglianza, fratellanza: il vocabolario dei diritti civili non appartiene al mondo del terrorismo. Figurarsi dell’Isis, che del terrore si alimenta a piene mani, ormai, e sulla rete esulta per l’ennesima strage causata al grido di Allah Akbar. Perché su un punto non sembrano esserci dubbi: di un attentato islamista si è trattato, giovedì sera, 14 luglio, sulla Promenade des Anglais, a Nizza, dove, nel giorno celebrativo della presa della Bastiglia, un camion guidato da un kamikaze franco-tunisino si è abbattuto sulla folla falciando 84 vite, tra cui molti bambini, e facendo centinaia di feriti.

Ed è proprio sull’ennesimo episodio di terrorismo che ha colpito ancora una volta la Francia, l’Occidente, la Vecchia Europa, si è conclusa infine questa settimana. Nel corso della quale, in primo piano, sui media, sono stati: disastri ferroviari indegni di un Paese che si picca di essere – nonostante tutto – una grande potenza; la crisi economica, vista questa volta, però, da un lato ancor più drammatico, quello della povertà incipiente; l’immancabile corruzione, massimo comun denominatore, in fondo, di tutte queste cose messe insieme; e sempre le banche, in uno con gli strascichi della Brexit di cui si occuperà, ora, il nuovo premier Theresa May, “signora in grigio che si muove sulle orme di Margaret Thatcher”. O, forse, di Angela Merkel di cui è coetanea e con la quale ha in comune modelli educativi e formativi.

Nel disastro ferroviario tra Corato e Andria, in Puglia, dove sono morte 23 persone per lo scontro di due treni che viaggiavano su una tratta a binario unico, sono stati indagati i due capistazione. Troppo facile. Ma poco, non abbastanza, comunque, si è detto del binario unico o dell’avvisatore elettromeccanico che pure si sarebbe potuto installare lungo la ferrovia, in attesa dei lavori del raddoppio del binario. Così come poco si è detto dei fondi europei non spesi e che, invece, si dovrebbero spendere proprio per l’infrastrutturazione e non sperperare – quando pure si riescono a scialacquare – in feste di piazza o per foraggiare direttamente o indirettamente, attraverso progetti improbabili, le clientele ora di questo, ora di quel politico o partito. E le cui responsabilità restano, guarda caso, relegate sempre e solo a livello politico, raramente penale. Anche quando i reati commessi sono più che evidenti.

“I reati dei colletti bianchi sono scritti per non farli andare in galera”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, a margine della lettura della relazione annuale al Parlamento del presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaelle Cantone, per il quale, appunto, “il piano anticorruzione delle amministrazioni è rimasto un pezzo di carta”.

E che la classe politica, su questo fronte, sia intenzionata decisamente a non cambiare registro lo si vede anche negli ultimi provvedimenti che ancora fanno navetta tra i due rami del Parlamento. Si prenda, ad esempio, il decreto sulle partecipate, nel quale, da una parte resistono lauti bonus ai manager (quasi sempre politici trombati) anche con il rosso di bilancio; dall’altra, si allargano le maglie dei criteri per la chiusura di società inutili, non a caso definite scatole vuote. 

Intanto, l’industria torna a frenare. A maggio si registra il primo calo tendenziale dall’inizio del 2016. A giugno viene confermato un tasso di deflazione dello 0,4%. L’edilizia rinvia l’appuntamento con la ripresa anche a causa – sostengono i costruttori dell’Ance – del nuovo codice degli appalti e dunque della contrazione del volume e del numero complessivo dei lavori pubblici. Il tutto, però, mentre l’Istat stima che nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono pari a 1 milione e 582 mila e le persone a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005).

Cifre che mal si conciliano con gli impegni del governo a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, come ha confermato davanti all’assemblea della Confcommercio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Ed è sempre di banche che si parla sullo scacchiere dell’Ue, dove le voci si rincorrono giornalmente magari in controtendenza con l’oscillazione dei prezzi in borsa dei titoli delle società di credito. E dove un giorno sembra potersi derogare al bail-in e l’altro no. Un giorno scopri che, in materia, Lisbona e Madrid, hanno gli stessi problemi dell’Italia, ma per questo non avranno multe; e l’altro che José Manuel Barroso, ex presidente della Commissione europea è stato nominato alla presidenza della Goldman Sachs con stipendio da capogiro. E poi ti chiedi, magari, perché, messa nella condizione di scegliere, la gente vota per uscire dall’Ue?

Materia, a ben vedere, per discussioni infinite che sotto l’ombrellone. Quest’anno, infatti, sembra esserci tornata la voglia di vacanze. Oltre 15 milioni hanno già deciso di lasciare l’afa insopportabile delle città e partire per le ferie a luglio. Magari a debito. Bankitalia ci informa infatti che i prestiti sono saliti dell’0,8%.