Agosto senza riposo per Trump e per gli eserciti

Agosto volge al termine: oggi inizia la sua ultima settimana. Prima di tirare le somme di quanto è accaduto fin qui, può tornare utile soffermarsi su una considerazione. Un tempo nemmeno troppo lontano, la parola ferie evocava l’idea del trasferimento di intere famiglie nelle località più disparate. Talvolta anche con congiunti…aggiunti, che comportavano il carico dell’automobile fino all’inverosimile, una vera sfida alle leggi della fisica.
Il fenomeno aveva preso il via nell’immediato dopoguerra, insieme alla produzione del “carrozzone”. Antesignano della roulotte, come pochi anni dopo sarebbe accaduto per il camper, diretto discendente del furgone VW.
Le abitudini e gli stili di vita, dalla metà del secolo scorso, sono cambiati e non poco: l’ Italia è nel gruppo di paesi che, a agosto, espone quasi dappertutto l’avviso: “chiuso per ferie”. Negli USA da tempo non funziona più così e le pause di assenza dal lavoro sono sempre più brevi, quindi più frequenti. Stando così i fatti, non fa meraviglia che durante il mese in corso, Trump e molti pezzi grossi della classe politica a stelle e a strisce, hanno mantenuto in essere il carico di lavoro ordinario. A esso si è aggiunto quello extra per tentare di raggiungere le condizioni necessarie a ottenere un livello significativo di pace nel mondo. Di conseguenza non è difficile credere che il resto delle popolazioni si sia dovuto adeguare a ogni costo per quanto riguarda i propri ritmi con quelli descritti innanzi. Bisogna aggiungere a queste considerazioni che la routine quotidiana continua, anche se con diversi omissis che quanto prima, ciascuno dei referenti, dovrà riprendere per il verso giusto e portare a compimento. La finanza mondiale, per essa i due grandi poli, il dollaro gestito dalla Fed e l’Euro affidato alla Bei, è ormai da più di un anno nelle mire della speculazione. È come se la benzina fosse impiegata per spegnere il fuoco. L’andamento delle due valute, prima ancora di arrendersi alla speculazione, è una specie di termometro per indicare, anche se grossolanamente, lo stato dell’economia di una realtà presa in osservazione. Ora la Fed e la Bce, dall’inizio dell’anno, stanno facendo ritocchi dei tassi delle valute gestite paragonabili al lavoro di un orefice: aiuta, ma non basta a dare una sterzata sostanziale all’andamento della produzione. Molta della negatività che stanno subendo pressoché dovunque gli andamenti economici è causata, direttamente o in via riflessa, dai conflitti che ardono senza che si intraveda una soluzione realizzabile. L’Occidente, ora come ora, si sta avviando verso un’autunno tutt’altro che di facile gestione. Chi sa se Trump e Putin conoscono il detto del villaggio: “chi vuole agire mentendo, deve avere buona memoria” . Da quanto si sta osservando attualmente, nessuno dei due, ai quali possono esserne aggiunti tanti altri, ha in comune qualcosa con Pico della Mirandola. È quel qualcosa che li potrebbe rendere… memorabili.