Agricoltura sostenibile: Fondimpresa rilancia da Napoli la sfida della formazione. Asse con Symbola, Foragri e Meditech

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in foto da sinistra Roberto Bianchi, Direttore Generale Foragri, il giornalista e direttore del quotidiano Il Denaro Alfonso Ruffo e Piero Salatino, presidente Meditech

Green e digitale, le transizioni “gemelle”, al centro del primo evento di formazione sull’agricoltura sostenibile realizzato oggi a Napoli da Fondimpresa presso l’aula magna del polo Federico II di San Giovanni a Teduccio. Promosso insieme alla Fondazione Symbola, in collaborazione con Foragri (Fondo Interprofessionale per la formazione continua in agricoltura) e il competence center del capoluogo partenopeo Meditech, l’incontro è stato moderato dal direttore del quotidiano il Denaro Alfonso Ruffo.
Sotto i riflettori l’Avviso 2/2021 di Fondimpresa dal titolo “Formazione a sostegno della Green Transition e della Circular Economy nelle imprese aderenti”, con un riferimento specifico al ruolo della formazione continua e alle opportunità di finanziamento in fatto di economia circolare e transizione ecologica.
“Il Pnrr offre oggi un’opportunità straordinaria per il rilancio del Paese e la formazione riveste al suo interno un ruolo fondamentale”, ha sottolineato Ruffo nell’introdurre il tema del seminario. “L’agroalimentare, dal canto suo, è un settore strategico perché rappresenta una leva eccezionale sotto il profilo della produzione, dell’occupazione e anche dell’export, che è una delle principali voci del nostro Pil”.

Competitività ed integrazione delle tecnologie abilitanti
Il convegno si è quindi aperto con i saluti istituzionali di Piero Salatino, docente universitario e patron di Meditech, che ha evidenziato l’importanza “dell’integrazione delle tecnologie abilitanti”, a vantaggio della competitività aziendale e per consentire il “match tra opportunità e fabbisogni”. “Lo strumento digitale – ha aggiunto – consente di ottimizzare un sistema che si fa sempre più complesso. Ecco perché è necessario che il mondo agroalimentare si apra alla straordinaria intraprendenza delle nuove tecnologie”. Più avanti, nel corso del convegno, il professor Salatino è risalito sul palco sollecitato dal direttore Ruffo per ricordare che occorre rendere le transizioni a cui siamo chiamati  “qualcosa di praticabile”, evitando di dare l’immagine degli strumenti 4.0 come mezzi degni di Star Trek. “Si tratta di pratiche e opportunità che possono essere implementate tranquillamente anche su delle scale medio piccole”.

Foragri, il primo anello della filiera agroalimentare motore del processo
Roberto Bianchi, direttore generale di Foragri, ha spiegato come sia fondamentale fare un discorso di filiera e di distretto oggigiorno. “Il settore agricolo – forse pochi lo sanno o hanno l’idea bucolica dell’agricoltura da Mulino bianco – in realtà è uno dei comparti più innovativi”, ha precisato Bianchi, “che sta inglobando ed utilizzando tecnologie totalmente nuove, soprattutto sul fronte della digitalizzazione e informatizzazione dei processi”. Particolarmente interessante è stata dunque definita la “possibilità di collaborare tra chi produce la materia prima e chi la trasforma e chi addirittura la esita sui mercati. Noi stiamo introducendo negli avvisi delle priorità per quei progetti che prevedono innovazioni relative allo sviluppo tecnologico all’interno delle aziende”. Ovviamente per stare al passo con l’innovazione servono nuove competenze, che per Bianchi bisognerà acquisire attraverso “interventi mirati sui dipendenti delle aziende”.

Da Fondimpresa 20 milioni per passare dall’economia lineare a quella circolare
Di qui la parola è andata ad Elvio Mauri, direttore generale Fondimpresa, che ha in apertura di intervento ringraziato il past president Bruno Scuotto e introdotto il tema della collaborazione con i fondi interprofessionali per la formazione continua come Foragri. “Occorre interrogarsi sul perché si passa da un’economia lineare ad una circolare”, ha esordito Mauri. Che ha poi sottolineato come “il cambiamento sia innanzitutto culturale”. Fondimpresa ha annunciato che porrà al centro della propria comunicazione questo cambio di schema per sensibilizzare tutti i suoi iscritti. “Ma non basta la comunicazione – ha spiegato il direttore generale – servono le risorse. Ecco perché abbiamo programmato 20 milioni di euro per interventi su questo segmento e già due anni fa i soci del comitato strategico, composto da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, hanno evidenziato come questo sia uno scenario da percorrere. Concetto ribadito anche lo scorso anno. Sicuramente lo ribadirà anche quest’anno e noi agiremo per lasciare il massimo di risorse possibili su quest’area”.

Nuove generazioni e sostenibilità, l’impegno del Gruppo Giovani Federalimentare
Alessandro Squeri, presidente nazionale del Gruppo Giovani Federalimentare, collegato da remoto, ha sottolineato come ci sia “molto interesse per i giovani intorno alla filiera dell’agroalimentare”. “Ciò che conta però è muoversi nell’ottica di migliorare gli standard di sostenibilità del sistema ma in modo intelligente, non ideologica o fine a se stessa, bensì in termini positivi attraverso un percorso e non con imposizioni. Il tutto per evitare effetti deleteri su filiere che già sono sostenibili e che subirebbero la competizione di omologhe filiere presenti in altri paesi, con il rischio di chiudere”.
Squeri ha anche delineato le priorità per il settore nella formazione. “Primo: servirebbe un percorso di aggiornamento legislativo”, ha detto. Quindi “un approccio di filiera” e, infine, “interventi per misurare la sostenibilità”.

Cembalo (Unina): Reskilling per il dipendente che è già nel settore
Luigi Cembalo, professore di economia e di estimo rurale all’Università di Napoli Federico II, ha focalizzato il proprio intervento sulla necessità di un modello efficace di economia circolare. “Serve un modello di transizione che operi a tutti i livelli, con più attenzione per la riparabilità e durabilità dei beni, e basato su nuovi schemi di coordinamento, una nuova contrattistica all’interno della filiera tra le singole aziende”. Secondo il docente Unina “i neolaureati di oggi ragionano già in un’ottica di sistema e hanno una base abbastanza solida per operare in questo settore, mentre chi di fatto opera già nel settore si trova a rincorrere le nuove tecnologie”. Di qui la necessità di un processo di reskilling o upgrade per i dipendenti oggi impiegati nel comparto.

Buone pratiche aziendali e di filiera
Leonardo Mirone, Purchasing Director e Coordinatore dei progetti di sostenibilità di Filiera, Barilla G. e R. Fratelli S.p.A., ha indicato come faro per l’azione quotidiana del suo gruppo l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. “Abbiamo inoltre compreso che ispirarsi ad una dieta come quella mediterranea – basata su cereali, frutta e verdura e in piccola parte su latticini, carne e prodotti della pesca – consentiva di avere un minor impatto ambientale. Abbiamo così riformulato 500 prodotti in dieci anni per ridurre sale, zucchero, grassi saturi e grassi totali aumentando le fibre. Abbiamo eliminato l’olio di palma da tutte le ricette nel 2016 con una forte riduzione dei grassi saturi e destiniamo circa 4500 tonnellate di prodotti a donazione per evitare sia gli sprechi ma soprattutto per contribuire a situazioni in cui la nutrizione non è ottimale”.
Per Antonio Tuccillo, Process Engineer di Unilever, l’obiettivo per la sua azienda è “zero emissioni nel 2030 nella supply chain”. Ma non solo. “Come multinazionale non potevamo fermarci qui. Nel 2039 è previsto il target di emissioni zero per l’intera catena del valore, dalle forniture alla distribuzione”, sottolinea Tuccillo. “Un obiettivo già raggiunto invece a gennaio dell’anno scorso riguarda l’energia elettrica utilizzata nella supply chain di Unilever che è tutta green, energia elettrica pulita. Altro target per il 2023 è invece avere una deforestation-free supply chain, totalmente slegata dal tema della deforestazione. Ultimo obiettivo è legato al cosiddetto food waste: entro il 2023 contiamo di dimezzare l’intero fenomeno nelle fabbriche di Unilever”. In particolare, Tuccillo ha evidenziato alcune pratiche presenti nello stabilimento produttivo di Caivano, in provincia di Napoli, che è tra gli stabilimenti di punta per la categoria ice cream, per il gelato, della multinazionale. “Caivano ha ridotto del 30 per cento i residui di lavorazione derivanti dalla lavorazione del gelato e nulla di ciò che transita nella fabbrica di Caivano va in discarica, perché può essere riutilizzato o riciclato”, ha spiegato. Due esempi: un progetto sui biogas (parte dei residui di gelato va in un digestore anaerobico per ricreare valore attraverso l’estrazione di metano e, per la parte di Co2, si sta immaginando la liquefazione dell’anidride carbonica per creare una materia prima seconda per altri fornitori della filiera); linee di vaschette plastic free con packaging tutto compostabile.


Saverio di Mola, presidente OP CO.CE.CA., azienda di Foggia, ha invece spiegato il percorso della propria impresa nata nel 2018 e da subito votata alla tecnologia. “Dobbiamo essere in grado di andare incontro al cambiamento e gestirlo, perché è in costante evoluzione. Il settore agricolo continua a crescere e con esso i livelli occupazionali, con una richiesta – specie in ambito cerealico e del pomodoro – di manodopera sempre più specializzata. Anche per questo è necessaria la riqualificazione del settore”.
Simone Bruzziches dell’Azienda Agricola Bruzziches di Caprarola (Viterbo) ha invece sottolineato la necessità di avere una filiera nel comparto delle nocciole, soffermandosi poi sugli investimenti in sostenibilità. “Siamo impegnati innanzitutto nel monitoraggio degli insetti con antagonisti naturali e nella riduzione del consumo idrico, grazie a tecnologie su smartphone che ci consentono di dimezzare la quantità di acqua utilizzata.
Claudio Destro, amministratore delegato di Maccarese SPA, con sede a Fiumicino (Roma), ha invece citato l’esempio del mandorleto superintensivo più esteso mandorleto d’Italia. “E’ un progetto avviato tre anni fa, il più esteso del Paese con i suoi 160 ettari”. All’interno dell’azienda anche due impianti di biogas che funzionano con le deiezioni animali. “Un modello classico di economia circolare, con la campagna che produce cibo per gli animali, gli animali producono le deiezioni per il biogas e tutto ritorna in circolo”. Ma sostenibilità è anche un concetto etico e sociale. “Il benessere degli animali va di pari passo con il benessere dei lavoratori”, aggiunge.

Economia circolare e transizione ecologica ell’Avviso 2/2021 di Fondimpresa
Amarildo Arzuffi, direttore Area Formazione Fondimpresa, ha spiegato in chiusura di lavori come “insieme alla Fondazione Symbola, abbiamo distinto due grandi linee operative”. Si tratta di interventi di trasformazione green nelle imprese (che riguardano l’introduzione di nuove strategie, prodotti e/o processi o un notevole miglioramento di quelli già esistenti, e che richiedono, in una o più fasi della realizzazione, la formazione del personale interessato) e interventi di economia circolare (che riguardano l’introduzione di nuove strategie, prodotti e/o processi o un notevole miglioramento di quelli già esistenti, e che richiedono anche qui, in una o più fasi della realizzazione, la formazione del personale interessato).