Agroalimentare, 1 milione di firme per la pizza patrimonio Unesco

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Il sostegno alla candidatura dell’arte dei pizzaiuoli napoletani come patimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco raggiunge quota un milione di firme. I promotori dell’iniziativa (Associazione Pizzaiuoli Napoletani, Coldiretti, l’ex ministro dell’Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio) sono in questi giorni a Parigi (Francia), dove depositano l’enorme mole di firme proprio presso la sede dell’Unesco, in Place de Fontenoy 7. “Una decisione favorevole dell’Unesco – dice Gennaro Masiello, presidente di Coldiretti Campania – rappresenterebbe un’occasione di rilancio per l’immagine e l’economia della nostra terra”. 

Giro d’affari miliardario
Il business della pizza napoletana, il prodotto alimentare italiano più conosciuto nel mondo, ha un giro d’affari annuale di 10 miliardi di euro e dà lavoro, nel nostro Paese, a 100mila lavoratori fissi e 50mila che invece sono all’opera solo nel fine settimana. L’internazionalità della pizza è sintetizzata nei dati sul consumo: in testa gli americani, con 7,6 chili a testa ogni anno, seguono spagnoli (4,3 chili), francesci e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci (3,3). In Italia, invece, ogni giorno si sfornano 5 milioni di pizze in 63mila locali tra pizzerie, ristoranti e take away. L’arte dei pizzaiuoli napoletani sarebbe il settimo gioiello italiano ad essere iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell`Unesco. L’elenco tricolore comprende anche l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014).