Agroalimentare, Così il Piano di Sviluppo mette il turbo all’ottimismo

30
Il settore agricolo guarda al futuro con fiducia. È l’effetto positivo delle risorse della Politica agricola comune (Pac) e dei Programmi di sviluppo rurale, tutti approvati e, molti di loro, già partiti con le misure a sostegno dell’agricoltura. Per l’Italia si parla di una dote di 52 miliardi di euro fino al 2020. A bilanciare in parte l’ottimismo sono le tensioni sui prezzi alla produzione, ma anche il carico burocratico, che pesa sulle imprese agricole e nei confronti del quale giocherà un ruolo determinante l’Unione europea nella revisione della Pac. 
 
È quanto emerge da una ricerca esclusiva di Fieragricola (realizzata da Grs Research and Strategy), in occasione della 112ª della rassegna internazionale dedicata al comparto primario, in programma a Veronafiere dal 3 al 6 febbraio. L’indagine si è svolta nei mesi di novembre e dicembre 2015 su un campione di circa 1.000 aziende italiane del settore agricolo e ha coinvolto imprenditori agricoli, allevatori, imprese costruttrici di macchine e attrezzature e imprese fornitrici di servizi per l’agricoltura. Si tratta dunque di un outlook recentissimo, che fotografa la situazione del comparto con riferimento all’andamento economico attuale e del prossimo triennio, le misure per il rilancio del settore, l’analisi delle criticità e le dinamiche dei prezzi, i tempi di incasso dei crediti, gli elementi decisivi per il futuro, gli investimenti in azienda. Il 69% del campione intervistato ha dichiarato un fatturato per l’ultimo esercizio fino a 500.000 euro, il 14% fra 500.000 e 2 milioni di euro, il 6% fra 2 e 5 milioni, il 4% tra 5 e 10 milioni, il 4% fra 10 e 50 milioni, l’1% fra 50 e 100 milioni, il 2% oltre i 100 milioni di euro. 

Il fatturato aziendale 
Rispetto al fatturato aziendale dell’ultimo bilancio (2015), le previsioni di crescita hanno toccato il 25,1% degli intervistati, con un trend positivo rispetto al 2013 (solo il 19% pensava a un miglioramento) e al 2014 (20%). Il 48,4% del campione ipotizza una sostanziale stabilità, mentre il 26,5% si attende un calo per l’esercizio in corso (nel 2014 la percentuale era al 34 e nel 2013 al 33). Ottimismo per il prossimo triennio. Gli operatori ipotizzano un aumento generale del mercato per il proprio settore di riferimento nel 29% dei casi, con un balzo – indicativo di un non trascurabile ottimismo – di 5 punti percentuali rispetto al 2014 e al 2013, anni nei quali solamente il 24% degli intervistati pensava che la freccia dei listini si posizionasse verso l’alto. Diminuisce anche la percentuale di chi ipotizza un calo dell’andamento generale del mercato per il proprio settore di appartenenza, che dal 44% del 2014 scende al 32%, facendo salire la fiducia del settore. Investimenti in azienda. 

Previsioni di investimento
Nel prossimo triennio le aziende intervistate intendono investire fra i 50.000 e i 600.000 euro, confermando un clima di ottimismo, agevolato sia dall’avvio dei Programmi di sviluppo rurale che da una maggiore facilità di accesso al credito. In particolare, dall’analisi che ha coinvolto imprenditori agricoli, allevatori, operatori del settore macchine e attrezzature, servizi per l’agricoltura, si evince che il 42% degli agricoltori intende investire in azienda nel prossimo triennio fino a 50.000 euro, il 34% fra 51.000 e 150.000 euro, il 12% fra 151.000 e 300.000 euro, il 6% fra 301.000 e 600.000 euro. 

Cresce la fiducia tra gli allevatori
Ancora più spiccata la propensione ad investire per gli allevatori, che nei prossimi tre anni puntano a investire nel 31% dei casi fino a 50.000 euro, per il 30% fra 51.000 e 150.000 euro, per il 21% fra 151.000 e 300.000 euro, per l’11% fra 301.000 e 600.000 euro. Attrezzature, ma non solo. Il 51% degli imprenditori agricoli ha mostrato l’intenzione di investire principalmente nelle attrezzature (ad esempio seminatrici, aratri, voltafieno), mentre per il 34% di essi l’obiettivo degli investimenti è finalizzato all’acquisto di terreni, seguito dal 31% che punta a comperare trattrici agricole e mietitrebbie. Distanziato, il 16% degli agricoltori pensa di orientare la propensione agli investimenti nella razionalizzazione dei consumi, migliorando così le performance produttive. Spostando l’attenzione sugli allevatori, il 38% pensa di acquistare attrezzature. Il 31% di chi ha un’azienda agro-zootecnica, però, punta ad adeguarsi alle norme sul benessere animale, ad ammodernare la stalla esistente (29%), ad acquistare terreni (27%), a costruire una nuova stalla (22%), ad acquistare animali (22%) e a compiere investimenti per razionalizzare i consumi (21%). Elementi decisivi per il futuro. 

 
I fattori della svolta
Chiamati a indicare quali saranno i fattori che incideranno maggiormente nel settore in cui l’azienda opera, gli imprenditori agricoli hanno indicato, nell’ordine: i prezzi di mercato delle materie prime (18%; nel 2014 era il 22%), la riduzione dei costi di produzione (14%), gli aiuti diretti del Primo pilastro della Pac (14%), la vendita diretta (14%). Gli allevatori hanno messo al primo posto tra gli elementi decisivi per l’impresa il miglioramento della redditività dell’allevamento (20% contro il 13% del 2014); seguono l’aumento dimensionale delle aziende zootecniche (16% contro il 13% del 2014), le normative sul benessere animale (12% contro il 19% del 2014), le normative legate alla sicurezza alimentare (10 per cento).