Agroalimentare, il 60% sceglie prodotti a km zero, l’80% di stagione

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Mangiare meno, mangiare meglio. Una nuova cultura del cibo degli italiani completa una rivoluzione copernicana nelle abitudini di consumo. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti “Meno peso, più qualità nel carrello” presentata oggi a Roma. La spesa settimanale delle famiglie italiane per il cibo si è alleggerita in peso di 2,5 chili raggiungendo il minimo storico da 10 anni, accompagnato però da una crescente attenzione alle caratteristiche qualitative e alla sostenibilità ambientale e sociale. Nel giro di un decennio il carrello della spesa settimanale – spiega la Coldiretti – è passato da 21,4 chili a 18,9 chili, con un taglio netto delle quantità acquistate. Un fenomeno che è riconducibile in parte anche alla svolta salutistica affermatasi sulle tavole. Lo dimostra il progressivo aumento dei consumi di prodotti appartenenti all’ambito Benessere & Salute con un trend positivo di +8,4% sulle vendite in volume e +9% su quelle in valore nell’ultimo anno, secondo un’analisi Coldiretti su dati Nielsen. Ma ad attestarlo sono anche le scelte dei cittadini che nell’acquisto di beni alimentari prediligono i prodotti Made in Italy (74%) e oltre la metà (53%) compra spesso quelli con marchio Dop, Igp, Doc, secondo un’analisi Coldiretti su dati Eurispes 2017. In oltre la metà dei casi (59%) ad essere privilegiati sono i prodotti a km zero e nell’80% quelli di stagione. Tre consumatori su quattro – precisa la Coldiretti – controllano inoltre l’etichettatura e la provenienza degli alimenti e mangiano italiano. Un esempio di questo nuovo corso è rappresentato – sottolinea Coldiretti – dalla carne. Gli italiani ne mangiano meno in quantità (-5% nel 2016, secondo Ismea) ma la scelgono sempre più di qualità e con attenzione alla salute, secondo un’analisi Coldiretti su dati dell’Osservatorio nazionale consumi di carne, nonostante allarmismi infondati, provocazioni e campagne diffamatorie che colpiscono un alimento determinante per la salute che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea, alla quale apporta l’indispensabile contributo proteico. Complessivamente nel nostro Paese se ne portano in tavola all’anno 79 kg pro-capite (tra pollo, suino, bovino, ovino), il più basso in Europa, con i danesi che sono a 109,8 chilogrammi, i portoghesi 101 chilogrammi, gli spagnoli 99,5 chilogrammi, i francesi e i tedeschi 85,8 e 86 chilogrammi. “Dati che confermano – spiega Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale e presidente di Coldiretti Campania – un cambiamento culturale che Coldiretti ha fortemente favorito, anche quando questo modello veniva accusato di essere romantico e passatista. Oggi abbiamo l’ennesima conferma che avevamo visto giusto, che avevamo previsto il futuro. La nuova agricoltura campana, sentinella dell’ambiente e custode delle tradizioni agroalimentari, deve cogliere questa opportunità. In attesa della riapertura dei bandi del Psr 14/20 occorre concentrare l’attenzione su progettualità che guardino alla distintività e alla tracciabilità. Soprattutto i nostri giovani imprenditori agricoli, con il loro carico di entusiasmo e la loro capacità di innovazione”. “Dal patto con il consumatore ai mercati di Campagna Amica – spiega Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – è cambiato il mondo. Per i cittadini il rapporto diretto con i produttori è diventato un momento di educazione, socializzazione, cultura e solidarietà. In Campania i mercati in vendita diretta degli agricoltori sono ormai una realtà consolidata. Sono trenta gli appuntamenti stabili in regione, con i cinque capoluoghi coinvolti. La parte del leone la fa ovviamente la città metropolitana di Napoli, dove sono circa venti i mercati e con un successo crescente”.