Agroalimentare: Pomodoro Cannellino Flegreo, al via il raccolto

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Napoli, 25 lug. (Labitalia) – A Pozzuoli, presso il sito archeologico di Cuma, gli otto produttori che, due anni fa, hanno dato vita alla Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo hanno inaugurato la seconda stagione di raccolto con un appuntamento volto alla conoscenza delle pratiche di coltura, sulle caratteristiche di questa qualità nonché sul territorio di produzione dell’ecotipo locale che rischiava di andar perduto. Grazie ai riscontri positivi ricevuti sia con il fresco che con il trasformato, per il secondo anno, gli agricoltori hanno scelto di destinare più ettari a questa coltura, passando da 10 a 15 ettari su 65 ettari di terreni totali in possesso delle aziende.

“Nel 2018 – ha dichiarato Giovanni Tammaro, presidente dell’associazione – sono stati riservati alla trasformazione 55 tonnellate, quasi la metà del raccolto. Per questa stagione, si intende aumentare il quantitativo da destinare alla conserva per far fronte alle richieste di ristoratori e pizzaioli che hanno già scelto di inserire questo prodotto flegreo in menu e per aprirsi a nuovi mercati anche fuori dai confini locali. La coltura del pomodoro cannellino flegreo si attiene a regole precise per ottenere standard di alta qualità e la promozione di tale coltivazione cammina di pari passo alla promozione e valorizzazione del territorio”.

“Pertanto, ci stiamo impegnando a collaborare con le istituzioni dei comuni flegrei affinché insieme si possano recuperare terreni abbandonati contribuendo così a dare impulso alla economia flegrea e tramandare la nostre competenze e tradizioni in materia, come da statuto associativo”, ha aggiunto. A tal proposito, nasce la volontà di avvicinarsi al progetto Mac (Monterusciello Agro City) avviato dal comune di Pozzuoli e promosso dall’assessore all’Urbanistica, Roberto Gerundo, che intende riqualificare le aree urbane e i terreni agricoli localizzati nella frazione di Monterusciello; attività, tra l’altro, supportata dalle associazioni di categoria Coldiretti e Confagricoltura, le quali insieme stanno sostenendo gli otto produttori nel percorso di crescita.

A testimonianza della grande volontà di fare rete e puntare allo sviluppo e valorizzazione del territorio in senso ampio c’è stata la scelta di unire storia, cultura, archeologia ed enogastronomia in unico momento ospitando la stampa, addetti del settore e buyer presso la Città Bassa, parte del sito archeologico di Cuma, uno dei luoghi simbolo della terra ardente e cornice singolare per i numerosi campi piantati a pomodoro. “Il parco accoglie con grande interesse l’attività di promozione dell’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, che, tra l’altro, valorizza un prodotto tipico coltivato anche all’interno del Parco Archeologico di Cuma. Il sito archeologico di Cuma rappresenta un eccezionale contesto naturalistico che conserva importanti tracce del paesaggio agrario e forestale flegreo, offrendo al visitatore un’esperienza singolare. Tra gli obiettivi prioritari del Parco, rientra la salvaguardia e la valorizzazione di questo patrimonio, favorendo progetti di sostenibilità e occasioni di sviluppo territoriale”, ha detto Fabio Pagano, neo direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Questa congiunta azione di marketing territoriale capace di mettere a sistema una filiera interessata a promuovere l’agricoltura, le tradizioni, la cultura come l’economia ha visto protagonisti anche pizzaioli e chef attivi sul territorio che hanno già scelto il prodotto per le proprie preparazioni. All’incontro sono intervenuti i pizzaioli Federico Guardascione de ‘Il colmo del pizzaiolo’ e Francesco Cristiano dell’‘Antica pizzeria da Gennaro a Bagnoli’, affiancati da tanti chef che hanno declinato il pomodoro dall’antipasto al dolce come: lo stellato flegreo Angelo Carannante di ‘Caracol’, Agostino Malapena di ‘Costanzo’, Antonio Sorrentino e Enzo De Angelis, executive chef di ‘Rosso Pomodoro’, Bruno Esposito di ‘Da Fefè’, Luigi Colandrea dell’‘Agriturismo Don Salvatore’, Marco Malaspina di ‘Akademia’, Michele Grande de ‘La Bifora’, e Gianluca Ranieri della pasticceria Ranieri.

In abbinamento agli assaggi il Piedirosso e Falanghina dei Campi Flegrei di ‘Agriflegrea’, il ‘Bloody Cannellino’ del barmanager Gennaro Ranieri di Akademia e infine le birre artigianali ‘Kýmē’ anche in versione fruttata al mandarino, alla mela annurca e alla percoca puteolana, il tutto coltivato nei frutteti e agrumeti attigui all’Acropoli di Cuma.

Il pomodoro cannellino, annoverato dalla Regione Campania tra i prodotti tradizionali, è coltivato nell’area flegrea, secondo testimonianze indirette, sin dall’Ottocento, prevalentemente per consumo fresco e per conserve fatte in casa. Il seme del pomodoro cannellino non è un ibrido ma viene tramandato da generazione in generazione.

La semina inizia a fine febbraio e la coltivazione si realizza, come da tradizione, con il supporto di canne e spago in juta o canapa in modo manuale così come la raccolta. Questo prodotto deve il radicamento territoriale alla capacità di adattarsi al pedoclima flegreo caratterizzato, tra l’altro, da terreni vulcanici e sabbiosi e da brezza marina. Il raccolto va da luglio a fine agosto.

Il cannellino è un pomodoro di forma oblunga che generalmente pesa tra 15 e 20 grammi e presenta una lieve strozzatura verso il centro, ha la buccia estremamente sottile e la polpa spessa e soda, quando è maturo è di colore rosso intenso. Al sapore si riscontra un giusto equilibrio tra dolcezza, acidità e sapidità e per questo estremamente versatile in cucina. In cucina può essere utilizzato dalla pizza ai dolci passando per primi piatti e zuppe, nella declinazione del prodotto fresco e in conserva.