AI Business: per raggiungere gli obiettivi aziendali serve formazione

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Il mercato richiede competenze avanzate, ma le imprese faticano a uscire dalla fase sperimentale.

D’intelligenza artificiale si scrive in ogni dove. Ormai da diversi anni, l’AI ha smesso di essere una promessa futuristica ed è diventata il motore del presente. Tuttavia, navigare con sicurezza questa trasformazione non è immediato e semplice, soprattutto per chi fa impresa.

Se da un lato l’88% delle organizzazioni dichiara di utilizzare soluzioni basate sull’AI, dall’altro una larga fetta di queste realtà resta bloccata in una fase di test perenne. È il cosiddetto “limbo dei prototipi“, un vicolo cieco in cui le idee più rivoluzionarie portate in campo dalle aziende si bloccano. Qui i progetti si arrestano e non riescono a diventare strumenti operativi capaci di generare un reale ritorno economico.

Il mercato del lavoro tech: tra nuove figure e premi retributivi

Secondo i dati dell’ultimo Report Strategico dell’Osservatorio Data Masters, l’hub formativo italiano su Data & AI, il panorama occupazionale italiano sta subendo una mutazione profonda. L’analisi condotta su oltre 18.000 offerte di lavoro conferma che competenze come Data Science e Python rimangono le fondamenta del settore, ma l’attenzione si sta spostando rapidamente verso la Generative AI e le applicazioni agentiche.

La seconda rilevazione, condotta ad ottobre e novembre del 2025 (su ben 25.544 offerte pubblicate), ha messo in evidenza altri elementi molto interessanti. La domanda, infatti, cresce sia in volume che profondità. La keyword Data Science è passata da 2.095 a 2.613 occorrenze (+25%), Python è salito a 1.244 (+10%) e il Machine Learning ha raggiunto quota 646 (+5%). L’accelerazione più vistosa riguarda però le tecnologie legate al linguaggio naturale e alla Generative AI: il Natural Language Processing è cresciuto del 45%, mentre le competenze su LangChain/Agentic Applications sono aumentate del 38%, consolidandosi come aree chiave di specializzazione.

Questa evoluzione ha un impatto diretto sulle retribuzioni. Specializzarsi in framework come PyTorch o TensorFlow, o approfondire la Computer Vision, garantisce premi retributivi significativi rispetto alla media. Emerge inoltre una nuova figura professionale: l’AI Developer, un profilo specializzato sullo sviluppo di applicazioni operative, con l’obiettivo di integrare l’intelligenza artificiale nei processi aziendali quotidiani.

È interessante poi notare come il Sud Italia stia guidando questa classifica per densità di offerta, segnale di un ecosistema dinamico che sta ridisegnando la geografia dell’innovazione nel Paese.

La formazione continua come leva di crescita

Esiste però nel tessuto imprenditoriale un contrasto evidente tra l’entusiasmo e i risultati strutturali. Se il 75% dei lavoratori dichiara un aumento della produttività grazie all’AI, molte aziende faticano ancora a scalare i propri progetti. Gli ostacoli sono spesso di natura strategica: si acquistano licenze senza un piano d’azione, si possiedono database disorganizzati o, peggio, mancano figure interne capaci di prendersi la responsabilità dei progetti.

Per uscire da questa fase di stallo, è necessario cambiare approccio. L’intelligenza artificiale richiede una governance rigorosa, che parta dall’identificazione delle criticità finanziarie e arrivi alla piena conformità con il Regolamento Europeo (AI Act).

Luigi Congedo, fondatore di Data Masters insieme a Francesco Cipriani e Vincenzo Maritati, sottolinea come il 60% delle competenze attuali sia a rischio di obsolescenza entro il 2030. Secondo Congedo, ci troviamo di fronte a un report che funge da guida essenziale per i professionisti e aziende decisi a mantenere la propria competitività: “l’AI agisce come un moltiplicatore di produttività, ma funge anche da livellatore: chi impara a usarla compie un salto di qualità, mentre chi si ancora a competenze ormai superate rischia l’esclusione dal mercato in tempi relativamente brevi”.

In quest’ottica, la formazione continua diventa l’unico strumento per proteggere il valore del capitale umano e garantire la competitività dell’impresa nel lungo periodo. “Proprio per queste motivazioni, abbiamo lanciato Data Masters Builder, la nuova business unit che affiancherà le aziende nello sviluppo di soluzioni AI. A guidarla ci sarà un professionista d’eccezione, Gennaro Varriale, già CTO di Horizon Automotive e Buzzoole” continua Congedo. “Riteniamo che questo sia il modo migliore per supportare le imprese del territorio”.

Sotto la guida di Varriale, la nuova divisione punterà a risolvere il problema della governance tecnologica e della messa in produzione, che tuttora sono l’ostacolo maggiore allo sviluppo aziendale.

Il metodo per trasformare l’azienda: formazione, misurazione e sviluppo

Per rispondere a queste esigenze, Data Masters ha sviluppato un modello basato su tre pilastri operativi che mirano a colmare il gap tra teoria e pratica.

Il primo punto riguarda la creazione di una “cultura del dato” attraverso una formazione AI per aziende fatta di percorsi di apprendimento flessibili, dedicati sia ai tecnici che ai manager.

Il secondo pilastro è la misurazione scientifica: attraverso strumenti come l’AI Literacy Index, le aziende possono mappare i gap del proprio personale e monitorare i progressi in tempo reale, calcolando con precisione il ROI dell’investimento formativo.

Ma la consulenza strategica non si ferma alla teoria, perché include anche lo sviluppo operativo di sistemi RAG (Retrieval-Augmented Generation), AI agents e automazioni scalabili, con l’obiettivo di trasferire il know-how ai team interni e renderli autonomi.

E i numeri confermano l’importanza di investimenti di questo tipo: più di 90.000 ore di formazione erogate e 150 aziende supportate, per trasformare l’innovazione in un vantaggio competitivo concreto al servizio delle imprese.