di Emilia Filocamo
Anna Paola Troiano, il soprano, arriva poco prima dell’inizio. Di corsa ma senza ansia, sicura di sé, della potenza della voce che poi sprigionerà senza alcuno sforzo, senza scomporsi, certa dei tempi, della velocità con cui indosserà il costume di scena. È già truccata: un trucco da teatro ma armonioso, con gli occhi che risaltano sul viso quasi porcellanato. Nel corso dell’esibizione sarà un uomo e sarà la Madonna.
Vittorio D’Emma è già in sala. Il giovane controtenore di Cetara, ha il dono di una voce morbida, duttile, incredibile e pacata, che colpisce per la semplicità potente dell’approccio. Chiede di potersi cambiare e truccare: lui sarà donna e poi uomo. Indossa scarpe alla francese e copre il viso con un velo di fondotinta e blush. Sono le undici meno un quarto di mercoledì 24 giugno, un giugno caldissimo, e nella Sala Wagner del Caruso, a Belmond Hotel, tutto è già pronto per Be Pride, evento che sceglie la musica, e dunque il linguaggio universale per eccellenza, per celebrare l’uguaglianza e per imporsi come lotta contro ogni forma di omofobia o di discriminazione sessuale.
Il M° Giancarlo Amorelli, compositore, preparatore e direttore, anima dell’evento, colui che ha praticamente formato l’ensemble che sta per esibirsi e scritto il Mater Dei della seconda parte, conquista la scena e presenta i compagni di viaggio, la storia delle arie e delle composizioni che a breve prenderanno il posto della tipica attesa da inizio. Ascoltarlo non è soltanto un piacere ma un vero privilegio. E non solo quando siede al pianoforte. Quando parla o quando suona, apre un mondo in cui si intersecano date e leggende, personaggi, aneddoti, misteri, ricerche. Riporta dettagli a memoria, con una precisione e una dovizia di particolari commovente, sorprendente. Nei giorni della nostra comunicazione costante, quelli che hanno preceduto l’evento, i suoi discorsi spaziavano da Mozart a Haendel, da partiture ricomposte a finali che la storia ha raccontato forse diversamente e che, in realtà, nascondono intrighi e veleni, gelosie o misteri. Quando arriva in Sala Wagner, trova ad accoglierlo il M° Gabriele Ottaiano, il primo ad arrivare con la classe di pianoforte del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, un uomo che spazia dalle partiture alla politica con agilità incredibile e poi, in prima fila, il M° Patrizia Porzio, una vera e propria cerniera preziosa per la realizzazione dell’evento. I pianisti, tutti giovani e disciplinatissimi, che sin dalle nove hanno provato e riprovato passaggi, fraseggi, sono Sabrina Cirillo, Antonio Scovotto, Gabriele Maiello e Giuseppe Pio Ottaiano, figlio del Maestro Gabriele. Giuseppe Pio suona anche il violino e frequenta l’Università. La sala si riempie, oltre ai membri del Team e ai giornalisti, il basso -baritono del Teatro San Carlo, Antonio Deliso. E’ un artista di poche parole ma con una voce che entra nell’anima e ci resta a lungo, come se facesse eco dentro la gabbia toracica di ognuno. Arrivano anche le cinque studentesse cinesi che compongono il coro, sempre allieve del Conservatorio di Napoli. I loro nomi sono un susseguirsi di consonanti che somigliano a uno scioglilingua, so solo che la ragazza chiamata per comodità Oriana è allergica ai funghi . Sono vestite di bianco, delicate, eteree, si scattano foto a vicenda prima di ricomporsi nel ruolo che è stato loro destinato. Saranno gli angeli che accompagnano nella seconda parte del concerto, il Mater Dei firmato dai maestri Amorelli e Ottaiano, la voce della Madonna, di Anna Paola Troiano.
Quella che il Caruso ha vissuto mercoledì 24 giugno è stata davvero una giornata particolare. Non solo per il messaggio diffuso, quello della lotta ad ogni forma di omofobia o razzismo sessuale, ma anche per l’alternarsi delle esecuzioni, dalla prima parte en travesti, con arie celebri e villanelle, alla seconda con un Mater Dei dai toni vibranti in cui la suggestione liturgica è diventata fusione di anime, oltre che di voci, fino alla parte finale con una serie di esecuzioni al pianoforte per sei e otto mani.
L’ultima composizione, infatti, ha visto ben 4 pianisti condividere il “ palcoscenico” dei tasti bianchi e neri. Un viaggio di circa 10 minuti nella musica napoletana, da Reginella a O Surdato ‘nnamurato tra tarantelle e Tammurriata che hanno richiesto il coinvolgimento del pubblico con un ritmico battito di mani e, al termine, un applauso sentito, emozionato. Non c’è stato un bis. Ma le emozioni sono durate a lungo e hanno attraversato il team come gli ospiti stampa, la General Manager Iolanda Mansi, che ha reso possibile l’evento, e il reparto Risorse Umane della struttura con la Manager Sabrina Giordano che, sin dalle prime battute, ha sposato pienamente l’iniziativa.
Quanto a me, porto nel cuore vari istanti, quello in cui mi è stato permesso di imbracciare per pochi minuti il violino di Giuseppe Pio Ottaiano e suonare qualche nota, e poi, in serata, l’arrivo di un messaggio whatsapp “ grazie per avermi regalato momenti di serenità e bellezza”. E su questo messaggio posso anche chiudere il mio racconto del 24 giugno 2026 al Caruso perché c’è davvero tanto di cui ringraziare ed essere orgogliosi.





































