Al Mann “Colloculi > We Are Art” di Annalaura di Luggo. Il successo negli Usa e la partecipazione agli Oscar

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in foto Anna di Luggo davanti alla sua opera

Dal 12 ottobre al 9 gennaio il Mann-Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospiterà “Colloculi > We Are Art”, opera multimediale dell’artista Annalaura di Luggo. L’evento (nella sala 73 Sezione Affreschi) è curato da Gabriele Perretta  ed è promosso in collaborazione con la Fondazione Banco Napoli, Luca de Magistris Private Banker Fideuram, Lombard Odier e il Consorzio ministeriale imballaggi alluminio (Cial).

Arte ed economia circolare
Colloculi
è una gigantesca interpretazione scultorea dell’iride umano, interamente realizzata in alluminio riciclato, “in linea con una visione dell’arte – si legge nella nota di presentazione della mostra – che stimola il rapporto con l’ambiente secondo i principi dell’economia circolare e della sostenibilità. L’opera deriva il suo nome dalla fusione di due lemmi: collŏquĭum, conversazione, dialogo, incontro, e ŏcŭlus, occhio, organo della vista, e ne combina i significati incoraggiando lo spettatore al colloquio attraverso lo sguardo. L’installazione diventa espressione di vitalità attraverso la tecnologia: la pupilla di Colloculi trasmette contenuti multimediali interattivi “real time”, attraverso un sistema di telecamere “gesture recognition” grazie alle quali il fruitore diventa parte integrante dell’azione”. 

Opera multimediale
“Nella pupilla di  “Colloculi” – continua la nota – prende vita l’opera multimediale “We Are Art”. Così la forma accoglie i simboli della vista trasfigurata e, con pratiche interattive, si compie il “teatro dell’opera” rappresentando storie che sono percorsi di affermazione. Il punto di partenza sono gli occhi di quattro ragazzi, che ci rivelano il proprio universo umano e poetico e come hanno superato avversità quali bullismo, discriminazione razziale, cecità, alcool e criminalità. Attraverso i linguaggi della videoarte, del sound design e della realtà immersiva, li vediamo spogliarsi dai pregiudizi e dalle sofferenze mentre l’osservatore resta catturato dal loro sguardo e, grazie a sofisticate telecamere, entra a far parte della scena, sollecitando un confronto che non può essere senza conseguenze, perché “guardarsi negli occhi” significa predisporsi al dialogo, all’incontro”. “Attraverso l’arte – dichiara Annalaura di Luggo  – desidero vedere attraverso gli occhi della gente al di là della visione comune, per esplorare spazi invisibili e valorizzare le diversità. Mi piace ascoltare storie di vite che nessuno vuole ascoltare ed entrare in contatto con le profondità. In questa operazione ho bisogno di provocare il fruitore con un’immagine non più convenzionale e rassicurante: le esperienze dei protagonisti si trasmutano in immagini: l’iride invade la sagoma umana, con un’inversione di prospettiva è il corpo a diventare “vista”. E questa “vista” nel raccontare storie di ragazzi messi ai margini, sollecita un’inclusione trasversale, un confronto “tra” e “con” soggetti che vivono svariate difficoltà – continua di Luggo – storie di sopravvivenza e di riscatto da trasformare in una grande opera d’arte collettiva con una funzione sociale e socializzante, non lasciando spazio a discriminazioni”.
L’isolamento e la mancanza di contatto umano imposti dal Covid, è il ragionamento dell’artista, hanno generato un appiattimento globale culturale; in tal senso la ripresa generale va stimolata anche con una fruizione emotiva e interattiva: l’arte multimediale riesce a trasferire contenuti profondi in maniera diretta, immersiva, innovativa e soprattutto accessibile, con una capacità di rigenerazione continua a livello contenutistico.

“In linea con la poetica artistica di Annalaura di Luggo – si legge ancora nella nota di presentazione -, anche nel caso dell’opera “Colloculi”, si registra una forte sinergia fra interazione creativa ed esperienza umana orientata verso orizzonti inclusivi e comprensivi. Non a caso per l’allestimento dell’opera con filamenti di alluminio riciclato l’artista ha coinvolto ragazzi con problematiche fisiche o di inserimento sociale.
La metafora della vista (regno dei valori e dei sentimenti intimi) rende possibile il dialogo con lo spettatore che entra in contatto con l’evoluzione intima dei ragazzi protagonisti, Noemi, Youssouf, Larissa e Pino che si riscattano dal loro passato e si trasfigurano in immagini surreali con una metamorfosi dei loro occhi. Un percorso dall’oscurità alla luce in cui le emozioni suscitate dall’interazione con lo sguardo dei quattro ragazzi consentono allo spettatore di immedesimarsi nella vita degli altri”.
Come tutti i miei progetti – continua Annalaura di Luggoho bisogno di utilizzare energie fatte di vite, a cui voglio unire manualità e tecnologia, affinché chi guarda possa diventare il protagonista della scena. Con quest’opera, in particolare, ho voluto creare un contenitore suggestivo, con una funzione non solo estetica ma anche di stimolo etico e sociale rilevante. Negli occhi dei più deboli siamo invitati a contemplare la capacità di rialzarsi, di “guardare avanti” e di guardare “dritto” verso un obiettivo. Se l’arte è vita, tutti siamo opere d’arte: We Are Art!”.

Affermazione del valore dell’individuo
“Colloculi > We Are Art” non rappresenta, dunque, solo una ricerca sociale e artistica sulla percezione umana bensì un’affermazione del valore dell’individuo come parte attiva della società. L’intento è, dunque, aiutare i soggetti più fragili a recuperare la propria identità, a partire dalla riscoperta e dalla custodia del senso “autopoetico” di sé.
Il processo creativo della costruzione dell’opera è il focus del documentario We Are Art Through the Eyes of Annalaura”, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. 

I successi negli Usa e la partecipazione agli Oscar
Il Documentario lungometraggio – sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Film Commission della Regione Campania dalla Fondazione Banco Napoli e da Luca de Magistris Private Banker Fideuram- ha iniziato la corsa
agli Oscar 2023 ed è stato presentato con successo a Los Angeles il 16 settembre ed a New York il 23 settembre alla presenza di membri degli Academy Awards, compositori internazionali, attori premi oscar ed esponenti del mondo dell’arte contemporanea.

Il trailer

L’artista e l’opera
Annalaura di Luggo  è nata nel 1970 a Napoli dove vive e lavora. Presente alla 58.ma Biennale di Venezia  (Pad. Repubblica Dominicana – Palazzo Albrizzi-Capello) e alle Nazioni Unite di New York, il suo percorso si muove tra la ricerca multimediale e quella pittorica. Le sue opere e le sue installazioni, realizzate attraverso la fusione  di tecnologia e manualità, dialogano, per complessità e varietà, con  il fruitore che è protagonista dell’azione concettuale e stimolano il  dialogo su questioni sociali. Ha, con destrezza ed empatia, affrontato  l’incarcerazione (“Never Give Up”), le questioni ambientali (“Sea Visions  / 7 punti di vista”), i diritti umani (“Human Rights Vision”  per la Fondazione Kennedy di New York), la  cecità (“Blind Vision” presentato alle Nazioni Unite ed al Consolato Italiano di NY) e la natura e la biodiversità (“Genesis” per la 58ma. Biennale di Venezia). Per il progetto artistico Napoli Eden, ha utilizzato l’alluminio riciclato per costruire quattro gigantesche installazioni pubbliche site-specific che hanno  incoraggiato il dibattito sulla sostenibilità nella sua città: Napoli. Questo progetto ha ispirato la creazione del docufilm “Napoli Eden”, diretto da Bruno Colella che ne racconta il processo creativo. “Napoli Eden” è arrivato in Consideration per le nominations agli Oscar 2021 come miglior “Feature Documentary” ha vinto 8 festival internazionali e 8 nominations ed è stato selezionato dal MAECI (Ministero degli affari Esteri) nell’ambito del “Progetto Promozione Paese Italia nel mondo”, attraverso il Cinema di settore relativo all’arte. L’alluminio riciclato e la monumentalità ritornano anche in “Colloculi”, una gigantesca iride scultorea che trasmette contenuti multimediali ed immersivi, presentata in anteprima presso la Fondazione Banco Napoli del capoluogo campano ed al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli il cui processo creativo è il focus del documentario “We Are Art through the Eyes of Annalaura, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. Vasta la sua bibliografia, con interventi dei maggiori critici d’arte e personalità internazionali del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paul Laster, Stephen Knudsen, Rajsa Clavijo, Timothy Hardfield, Paco Barragan, Stefano Biolchini, Hap Erstein, Francesco Gallo Mazzeo, Gabriele Perretta, Vincenzo Trione, Andrea Viliani. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Ha realizzato installazioni permanenti (Museo dell’Istituto P. Colosimo di Napoli, Museo del Carcere di Nisida), temporanee ed interattive (Nazioni Unite, New York; Art Basel/Scope New York, Basel & Miami; MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Fondazione Banco Napoli, Salone Nautico Internazionale di Genova; Torino Artissima/The Others Fair) volte a modificare la percezione dello spazio e le coordinate visive del reale.