Al Maschio Angioino l’Assoluto naturale di Tina Vaira

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di Fiorella Franchini

Certi cuori vanno verso l’assoluto con la semplicità dello sguardo rivolto al mondo. La pittura di Tina Vaira, fin dagli inizi, è un viaggio autentico alla ricerca dell’inconoscibile. Nata a Pozzuoli, dopo la sua prima formazione fiorentina, ha proseguito l’attività artistica a Napoli, dove ha tenuto diverse mostre personali. Numerosi critici hanno scritto sul suo lavoro, Mariano Apa, Luciano Caramel, Ela Caroli, Carlo F. Colucci, Vitaliano Corbi, Gino Grassi, Emilio Notte, Michele Prisco, Paolo Ricci, Ugo Piscopo, Antonello Trombadori, M. Vitello ma è Lea Vergine che ne ha colto l’essenza: “Una ricerca che va nel profondo della materia e la restituisce riscaldata da un’umanità umile e toccante”.

Nelle Sale Vesevi del Maschio Angioino, fino al 6 novembre, organizzata dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno, con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Associazione Humaniter, l’artista presenta un ciclo di opere intitolate “L’assoluto naturale”. Giochi geometrici incastonati in una serie di medio formato, e tele con una concezione stilistica di tipo naturalistico. Infondo, “la pittura è solo un altro modo di tenere un diario” affermava Pablo Picasso e Tina Vaira condensa nei suoi quadri le sensazioni della vita. La tela di juta e i colori della terra accendono le emozioni del visitatore. La trama robusta presenta nodi irregolari e sporgenti e determina particolari effetti a rilievo, il colore stesso della fibra conferisce ai dipinti un aspetto suggestivo e naturale di grande impatto emotivo, un’ode alla forza evocativa della tavolozza della Natura. Tina Vaira ha assimilato il suo vissuto in un pregnante espressionismo poetico che ha arricchito la sua attività e la sua ispirazione portandola a utilizzare tutte le tecniche e tutti i materiali, nell’incessante tentativo di misurarsi con la bellezza della creatività. Esemplare è il suo rapporto con le varie espressioni artistiche, soprattutto l’accostamento tra arte verbale e arte iconica. Attraverso i diversi linguaggi e le differenti tecniche, ha realizzato affascinanti percorsi artistici per esprimere la percezione del mondo e dell’esistenza, gli stati d’animo e i labirinti interiori in un gioco di relazioni che si compiono annodandosi e disciogliendosi l’una dall’altra. Aspirare continuamente all’assoluto e perderlo continuamente e, tuttavia, continuare a cercarlo. Un gusto strano che non riesci più a dimenticare. E’ forte, è potente ma svanisce con facilità. L’arte prova a fissarlo in una sfumatura, in un segno e resta una traccia: l’essenza dell’anima interiore. Una mostra coinvolgente in cui la concezione pittorica di Tina Vaira, sebbene in un’ininterrotta evoluzione formale, ricorda Giuliana Videtta, “si muove continuamente a partire dalle emozioni che la memoria dell’artista trasfigura, da un intatto stupore di fronte al mistero della vita e della natura di cui Tina Vaira continua a interrogare il senso”, cogliendo un’armonia fra rapporti molteplici e traducendoli in una propria gamma, secondo una logica nuova e originale.