Aldo di Mauro e “I segreti di Matilde”. Una storia di amori, omissioni, solitudini

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In foto Aldo Di Mauro

di Fiorella Franchini

Metti un autore versatile, poeta, filosofo, psicologo, metti un racconto familiare intrigante, ironico e introspettivo ed ecco a voi un romanzo poetico e accattivante con un po’ di suspense e tanta umanità.
I segreti di Matilde, il nuovo romanzo di Aldo Di Mauro edito da “Homo Scrivens” (pagg.165, euro 14,00), racconta la generosità di una donna, governante per più generazioni della famiglia De Blasis.


E’ lei che accudisce con amore il maestro Fernando De Blasis, noto pittore che coccola ancor più da quando ha perso l’adorata moglie Teresa, e il padre Federico, suicida; assiste la figlia di lui, Clara, avvocato, che ha sposato Luigi, uomo violento e malato. Una cura materiale e, soprattutto, emotiva degli affanni dei suoi cari, di quella che ormai da anni è diventata la sua famiglia. Una storia di amori e di omissioni, in cui ogni personaggio ha una sfaccettatura doppia. “Nella vita tutti noi abbiamo un segreto indicibile, un rimpianto irreversibile, un sogno irraggiungibile e un amore indimenticabile” ha scritto Diego Marchi e i segreti si sentono sussurrare tra le righe, dappertutto, nell’ampia casa, nelle strade, nei ricordi. Matilde tiene le fila di questa ragnatela di sentimenti, situazioni, turbamenti, non senza angoscia ma con una devozione immensa, perché se è vero che il silenzio tiene prigionieri i segreti, quando li lasci sfuggire ti imprigionano e in questa cella dorata la donna ha ormai costruito il suo mondo di affetti. Un delicato microcosmo interiore e una vicenda coinvolgente che l’autore sa rendere con una scrittura scorrevole, senza ampollosità che va dritta al cuore e all’anima, suscitando emozioni e interrogativi, suggerendo tematiche e riflessioni, quasi a metà tra saggistica e narrativa. Non a caso il libro è corredato della prefazione di Pasquale Giustiniani, docente di filosofia teoretica che evidenzia la propensione dell’autore a far “riflettere per interrogativi”. Fili sottili attraversano la narrazione: c’è tanto amore e tanta solitudine insieme al bisogno di comunicare il malessere che ci attanaglia rilasciando confessioni, protetti dal riserbo di un confidente sia esso un amico, una pagina scritta, o lo schermo di un computer.
Nel romanzo traspare tutta l’esperienza culturale di Aldo Di Mauro che ha esordito nel 1970 con la raccolta poetica “Parole e cose”. Nel 2001 ha pubblicato “Tracce di vita”, nel 2006 “Occhi negli occhi”, al quale è seguito “Ma tu chi sei” ed “Elogio della filosofia”. Nel 2009 pubblica “Il dolore. Perché?” e “Terapia d’amore”. Tanti riconoscimenti e una creatività versatile, con un’ampia produzione musicale, canzoni in italiano e in napoletano, umoristiche.
Si susseguono nella costruzione delle vicende atmosfere mai retoriche che, tuttavia, ricordano la Napoli di Luciano De Crescenzo, un mondo forse perduto dove, “il sorriso e il sentimento aiutano l’intelligenza nel mestiere di vivere, sempre seguendo l’infallibile ricetta del professor Bellavista, che «è pure abbastanza facile da ricordare: metà amore e metà libertà”.
Paola Villani nel breve saggio che accompagna il libro sottolinea quanto la città si fa macchina narrativa, e si rivela nella sua potente carica metaforica”, e da questa ottica si comprende bene come sia difficile per gli scrittori partenopei sottrarsi a questo meccanismo, alla topografia urbana impregnata di storia vissuta, alla rappresentazione di personaggi e significati atavici.
Matilde è figlia di questa terra e ne conserva i semi della solidarietà, dell’altruismo, della saggezza spicciola e per questo profonda e fertile, della dignità a qualunque costo. Aldo Di Mauro, attento osservatore della realtà che ci circonda, sa bene che la città è “un enorme laboratorio umano e di sentimenti” in costante evoluzione. Un luogo dell’inconscio che si dissolve, giorno dopo giorno, disgregato dalla deriva dei valori della società contemporanea e dai mali endemici diffusi come erba gramigna. Eppure, “l’essenziale è invisibile agli occhi” e lascia alla scrittura, come ha fatto Matilde con il suo diario, il compito di custodire ciò che si vede bene solo con il cuore: gli ideali coraggiosi.