Alla scoperta delle antiche botteghe nel cuore di Napoli: I quartieri Spagnoli

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Oggi la nostra rubrica “L’occhio di Leone” con Ilaria Sabatino penetra nel “ventre di Napoli” alla ricerca di antiche tradizioni, di quello che resta di un mondo ormai perduto, nella nostalgia e nella convinzione di una ricchezza artigiana che nel fare ha la sua espressione e la sua forza, e nelle botteghe il suo cuore pulsante di profumi, segreti e identità da ritrovare.

di Ilaria Sabatino

Passeggiando per le stradine dell’antico insediamento delle truppe spagnole, voluto dal viceré Don Pedro de Toledo, si possono scoprire ed avere piacevoli sorprese come le antiche botteghe artigiane! Ognuna con la propria storia e le proprie caratteristiche, la successione ereditaria è all’origine di un terzo delle imprese oggi attive, mentre nella maggior parte dei casi si tratta di artigiani che hanno creato autonomamente l’attività oggi svolta. Per gli artigiani napoletani l’esperienza diretta, con familiari e altri artigiani, è quasi sempre l’unico tramite con cui hanno appreso il mestiere.
Il mio primo incontro è stato, con il sig. Conte della legatoria Stumpo, nata nel 1943 nella quale vi lavorava il suocero. Dopo il terremoto dell’ottanta, la legatoria venne chiusa, rilevata poi dal suocero con cui iniziò il suo apprendistato. Ai giorni odierni il lavoro all’interno della stessa è eseguito dai coniugi Stumpo, che nonostante le difficoltà e la mancanza di maggior visibilità, portano avanti con dedizione il futuro della loro bottega artigianale. Entrambi hanno sottolineato che ormai la bottega non viene vista più come luogo di formazione, ma un posto in cui finché – dice la sig.ra Stumpo – esiste il libro esisterà sempre anche la legatoria. Continuando la mia passeggiata non posso non fermarmi nell’antica tipografia Simeone, che nasce nel 1906 ed ora alla terza generazione, accolti dal sig, Claudio gli chiedo subito se secondo lui la bottega può essere vista ancora come un luogo di formazione, mi risponde: “Per la nostra attività, l’uso di determinati macchinari potenzialmente pericolosi da usare, come taglia carte, macchine da stampa, hanno bisogno di una formazione più attenta e lunga, che non rispecchierebbe gli attuali canoni di apprendistato, quindi non è pensabile una formazione a breve tempo”. Riguardo al progresso tecnologico, il sig. Claudio, sottolinea come esso abbia aiutato, ma nello stesso tempo danneggiato queste piccole ma fondamentali attività. Loro sono riusciti a conservare e tutelare la loro impresa grazie alla qualità e alla loro professionalità specializzandosi in cose particolari, mantenendo una clientela che punta alla qualità e non al risparmio. Lungo la strada, poi, volgo il mio sguardo verso un piccolo negozietto La Gazzella, una sartoria, al cui interno trovo una signora che mi racconta della sua preziosa eredità. Inizia dicendo: “La sartoria è nata con mia sorella, che era proprio una ragazza, ha imparato ed ha preso dei diplomi, creando questa sartoria al cui interno ha messo anche abbigliamento diciamo di confezione, che allora non c’era. Così vi era sia la sartoria sia il vestito confezionato, questa è la sua eredità che non riesco a lasciare”. Proseguo la mia ricerca ed entro nell’antico panificio Rescigno, fondato nel 1927, dove il sig. Fabio ci racconta degli inizi: “ Una bottega, nella quale si impastava il pane che poi veniva messo su un carretto e portato al forno, questo perché i magazzini erano piccoli e non c’era lo spazio per fare tutto, la lavorazione e la cottura. Poi mio nonno decise di aprire questo punto vendita”. Anche il sig. Fabio, mi fa notare com’è difficile oggi parlare di bottega anzi la lavorazione della bottega, nel suo caso luogo in cui si stava anche 12 ore ininterrottamente, ma soprattutto per la mancanza di giovani che si appassionino a questi “antichi mestieri”. Tra questi non può mancare il corniciaio, così chiedo e mi indicano la bottega di Luigi Grossi. Anche a lui rivolgo quella domanda che mi ha portato in quei vicoli, la realtà della bottega esiste ancora? Il sig. Grossi mi dice: “Per me la bottega è un luogo di lavoro e di creatività, quindi esiste sempre. La bottega dell’artigiano è un luogo di incontro, dove si conosce tanta gente e poi c’è la soddisfazione che ogni creazione è unica e non di serie”. Poi continua soffermando il suo pensiero sulla difficoltà che sta attraversando la categoria degli artigiani e le problematiche che molti di essi hanno avuto col progresso. Anzi dice che ancora oggi la miglior propaganda è il passaparola e poi il cliente che ancora cerca la cornice artigianale. Oltre alle cornici, Grossi, mi parla dell’antica arte della doratura che lui ha carpito dagli antichi artigiani facendola sua.
In queste stradine ricche di antichità, di racconti e di tesori riscopro il piacere dell’ospitalità tipica della bottega, in cui il cliente diventava uno di famiglia. Esse sono la nostra storia, il nostro patrimonio, antichi mestieri da tutelare e conservare, per farsi che un giorno non scompaiano perdendo quel calore che solo in un piccolo negozio senti!