Alleanza di Secondigliano: racket, centinaia di imprese sotto ricatto. Ospedale San Bosco base logistica

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In foto il procuratore della Repubblica di Napoli Giovanni Melillo

I clan della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, sgominata oggi durante una maxioperazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Napoli, esercitavano una “pressione estorsiva asfissiante su ogni genere di attività commerciale e controllava un numero impressionante di imprese. Ma, nonostante siano stati documentati centinaia di casi di estorsione, a nessuno di questi corrisponde una denuncia”. Lo ha spiegato il procuratore di Napoli Giovanni Melillo nel corso di una conferenza stampa.

Sanitari complici per paura o per interesse
L’ospedale San Giovanni Bosco, ha detto tra l’altro il procuratore, “era diventato la sede sociale dell’Alleanza di Secondigliano: gli uomini dei Contini controllavano il funzionamento dell’ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali”. “Il controllo mafioso del funzionamento dell’ospedale si realizzava attraverso la partecipazione anche di sanitari, a volte indotta dalla paura e a volte dalla coincidenza di interessi”. In sostanza, ha sottolineato Melillo, “l’ospedale era diventata la base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione certificati medici falsi”