Alopecia areata spia di altre malattie autoimmuni

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Roma, 29 set. (AdnKronos Salute) – Si presenta con la perdita di capelli, colpisce l’1% della popolazione, il 2% dei pazienti dermatologici e si manifesta soprattutto tra i 20 e i 30 anni e nei bambini piccoli. Con gravi ripercussioni sulla salute psicologica e la qualità della vita delle persone. E’ l’alopecia areata, una malattia autoimmune, spesso spia di altre patologie, legate a uno squilibrio del sistema immunitario, come la sclerosi multipla, la tiroidite o la celiachia. Una patologia per la quale non esistono cure specifiche e che non è riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale. Problema non da poco anche in vista dell’arrivo di nuovi farmaci (costosi), che senza un riconoscimento non potranno essere rimborsati. Di ‘Alopecia areata: aspetti scientifici, psicologici e sociali’, si è parlato oggi al convegno organizzato dall’Associazione nazionale alopecia areata (Anaa), al Policlinico Umberto I di Roma.

“Esistono vari tipi di alopecìa (questa la pronuncia corretta) – spiega all’Adnkronos Salute Alfredo Rossi, docente di dermatologia all’università la Sapienza di Roma – quella areata non è da confondere con la calvizie comune. E’ patologia autoimmune che, però, ha un protocollo di cura definito ed è spia di altri condizioni autoimmuni molto più importanti (sclerosi multipla, tiroidite, sclerodermia eccc) che si sveleranno solo più in là. Importante quindi monitorare, in questi pazienti, tutte le altre patologie autoimmuni”.

La malattia dà i primi segni “nei bambini dai 2 ai 4 anni. Poi si silenzia e si riaffaccia intorno ai 20-30 anni, il momento in cui tutte le condizioni autoimmuni si svelano, colpendo maschi e femmine allo stesso modo. Si tratta di pazienti con un sistema immunitario alterato”, aggiunge Rossi sottolineando che si tratta di “una malattia da non sottovalutare. Il medico, una volta fatta la diagnosi, deve far fare una screening minimo cercando le patologie maggiormente correlate, la tiroidite per esempio si riscontra nel 25% dei casi, la celiachia nel 10%”.

“Purtroppo – aggiunge Rossi – gli specialisti spesso conoscono poco questa patologia che interessa diverse specialità e che dovrebbero intervenire coordinati dal dermatologo. E anche la ricerca non si è interessata particolarmente a questa malattia per la quale i lavori scientifici sono in numero minore rispetto ad altre autoimmuni”. E’ stata individuata, però, una strada promettente con nuovi farmaci, più specifici rispetto al cortisone.

L’alopecia areata “ha un grosso impatto psicologico – ha spiegato Gianfranco Nuvoli, psichiatra della Asl 3 di Genova – tutti i pazienti risultano molto sofferenti anche se con gravità diverse. Gli esiti sono di tre tipi: manifestazioni psicopatologiche di ansia, di depressione; modificazioni personologiche che incidono sull’identità, sull’autostima, sul progetto di vita; cambiamento delle relazioni familiari, perché è una patologia che viene condivisa dal nucleo familiare in toto”.

“E’ una malattia – conclude Enrico Rizza, coordinatore scientifico di Anaa – di cui non conosciamo le cause, non mette a rischio la vita ma è invalidante. Oltre agli aspetti medici, quindi, sono importanti, come è stato evidenziato nell’incontro di questa mattina, l’aspetto psicologico e quello sociale. Come associazione abbiamo l’obietivo di stimolare la ricerca perché si arrivi al più presto a nuove terapie. E, soprattutto, lavoriamo per arrivare al riconoscimento da parte del Ssn, all’inserimento nei Lea. Questo consentirebbe ai pazienti di poter chiedere l’invalidità, avere sostegno per l’acquisto delle parrucche e il rimborso delle cure”.