Alto Calore, gestione delle acque in Irpinia: la Corte Conti ipotizza un danno di 57 milioni

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Sedici inviti a dedurre sono stati notificati dalla Guardia di Finanza di Avellino, su delega della Procura regionale della Corte dei Conti, a dirigenti, componenti del Cda e del Collegio sindacale di Alto Calore Servizi, a sedici dirigenti, componenti del Cda e del Collegio sindacale dell’Alto Calore Servizi, la spa – partecipata anche dall’amministrazione provinciale di Avellino e da 125 comuni di Irpinia e Sannio – che gestisce l’erogazione idrica su un ampio territorio. Il Pm della procura contabile ipotizza nei loro confronti un danno erariale di oltre 57 milioni di euro relativi alla mancata riscossione di oltre ottomila tra bollette e solleciti di pagamento nel periodo 2008-2012. L’inchiesta della GdF di Avellino, aperta nel 2015, avrebbe accertato numerose anomalie nella gestione della riscossione dei crediti e del recupero delle morosità. In particolare, i militari hanno evidenziato il mancato recapito ai destinatari dei solleciti di pagamento all’utenza morosa, anche per interrompere la prescrizione dei crediti, non avendo annotato le variazioni anagrafiche degli stessi derivanti da decessi, variazioni di indirizzo, mutata ragione sociale. Le mancate entrate relative al recupero dei crediti, sostengono gli inquirenti, avrebbe anche procurato il cosiddetto danno di finanziamento, costringendo l’Alto Calore a indebitarsi pesantemente con gli istituti di credito per far fronte alle esigenze della ordinaria gestione. Nell’ambito dello stesso filone investigativo, sono stati anche notificati nel maggio dell’anno scorso altri inviti a dedurre da parte di ex amministratore dell’ente relativi al danno erariale per gli oneri sostenuti per la realizzazione di un lungometraggio. Secondo la Procura della Corte dei Conti, tale attività oltre ad essere estranea ai compiti affidati al gestore idrico, sarebbe avvenuta “in spregio ai principi di trasparenza e libera concorrenza”, in quanto il direttore generale dell’epoca scelse direttamente la società di produzione, riconducibile peraltro ad un ex dipendente dell’Alto Calore, alla quale venne commissionato il film “Il bacio azzurro” e ceduti i conseguenti diritti di sfruttamento radiotelevisivo.