Alzheimer, il ruolo delle proteine danneggiate: nuove speranze di cura dalla ricerca italiana

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Ricercatori italiani dell’Università di Modena e Reggio Emilia aprono una breccia nella cura delle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson, la corea di Huntington, la sclerosi laterale amiotrofica e la demenza frontotemporale. In particolare, e’ stato identificato un sistema nucleare che smista e degrada le proteine danneggiate che penetrano nel nucleo. Pubblicato in questi giorni sulla rivista internazionale Embo Journal, lo studio dimostra come le alterazioni nello smistamento e nella degradazione da parte di specifici compartimenti nucleari di proteine danneggiate, che sono costantemente prodotte dalle nostre cellule, influenzino negativamente la stabilita’ del nostro genoma, con importanti ripercussioni sulla salute. E quindi, gli approcci farmacologici che permetteranno di mantenere l’equilibrio proteico nel nucleo, migliorando la funzionalita’ dello smistamento, dovrebbero potenzialmente stabilizzare il genoma, contrastando l’invecchiamento e la progressione delle patologie neurodegenerative correlate. “A questa scoperta- evidenzia la professoressa Serena Carra di Unimore- si e’ giunti grazie alla passione e perseveranza di personale altamente qualificato, che nonostante sia impegnato in queste delicate ricerche non e’ assunto in modo stabilizzato”. Aggiunge Carra: “Non resta che sperare che una politica lungimirante, anche a livello locale, riconosca l’impegno e la qualita’ del lavoro portato avanti dai nostri numerosi giovani ricercatori fra tante difficolta’ e che ci si applichi a tutti i livelli, al fine di attuare programmi di finanziamento meritocratici e trasparenti”. Alla ricerca, che ha ricevuto il sostegno economico di Fondazione Arisla cosi’ come di Jpnd, Fondazione Cariplo, Maeci e Miur, hanno collaborato Laura Mediani e Jonathan Vinet di Unimore oltre al professor Simon Alberti (Max Planck di Dresda).