Amazon, il giuslavorista: “In Italia norme limitano controllo lavoratori”

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Roma, 1 feb. (Labitalia) – “In Italia, ci sono norme che limitano i poteri di controllo dei datori di lavoro mediante strumenti digitali ed elettronici. Ma la legge fa una distinzione fra l’apparecchiatura di controllo esterna allo strumento di lavoro, come una telecamera apposta nell’ambiente di lavoro, e un’apparecchiatura di controllo inserita dentro lo strumento di lavoro, come potrebbe essere il sistema del pc o anche il braccialetto di Amazon, che l’azienda intende come strumento per aiutare i lavoratori ad orientarsi”. Lo dice a Labitalia Giampiero Proia, professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università Roma Tre.

“Per le apparecchiature esterne -spiega Proia- c’è bisogno o di un’autorizzazione preventiva o di un accordo sindacale. Nel caso, invece, di uno strumento di lavoro elettronico che contiene anche uno strumento di controllo (come il pc da cui il datore può ricavare dati, file etc), le norme sono semplificate e questa autorizzazione non serve. E questo potrebbe essere il caso di Amazon”. Ma c’è da dire, sottolinea Proia, “che permangono comunque limiti nell’utilizzo dei dati ricavati da queste strumentazioni: ossia, ammesso e non concesso che questo braccialetto di Amazon sia uno strumento di lavoro dato in dotazione al dipendente, le informazioni in possesso del datore di lavoro possono essere usate per contestazioni di tipo comportamentale al lavoratore solo nell’ambito della disciplina sulla privacy”.

E qui, spiega il giuslavorista, “si entra in un ambito molto complesso e dai confini giuridici molto incerti”. “Perché per rispettare la normativa sulla privacy -aggiunge Proia- occorre un’informativa al lavoratore e occorre rispettare molti altri criteri”. Proia ne cita uno: “La proporzionalità delle informazioni raccolte. Ossia il datore non può raccogliere dati in quantità sproporzionata alla mansione del lavoratore”. “In ogni caso – ammette – sono questioni sottili che trovano opinioni diverse anche nella magistratura”. “Basti pensare alla questione del controllo da parte del datore della posta elettronica: ci sono decine di sentenze contrastanti. Insomma, ogni caso fa storia a sé”, conclude.