Ambasciata italiana in Norvegia protagonista alla Conferenza sull’Artico

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In foto Alberto Colella, ambasciatore d'Italia in Norvegia

l cambiamenti climatici sono sotto i nostri occhi e manca il raccordo tra tante teorie scientifiche, tutte concordi però a definire veloce l’indicatore del cambiamento. Lo testimoniano i fatti, dai disastri naturali all’Oceano Artico, a quelli provocati da brusche variazioni nell’emisfero centro meridionale del pianeta. Se ne sono occupate molte sedi diplomatiche e poi una volontà conclusiva non si e’ fatta sentire , come afferma il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres , in occasione dei lavori della Cop 24, a Katowice, in Polonia, dal 3 al 14 dicembre. “ L’attualità climatica del nostro globo è descritta come estremamente preoccupante e la cartina tornasole di tale allarme arriva dai ghiacci dell’Artico. La regione artica, a seguito dell’innalzamento delle temperature globali e dello scioglimento dei ghiacciai perenni, si è trasformata da territorio inaccessibile in nuova frontiera dello sviluppo economico e commerciale globale. L’arretramento dei ghiacciai, infatti, da un lato rende possibile l’accesso a risorse petrolifere, gasiere e minerarie sinora inesplorate, e dall’altro offre la possibilità di navigare per periodi più lunghi e in condizioni di maggior sicurezza lungo le rotte artiche, che sono i passaggi transoceanici più rapidi di collegamento tra i poli economici europei, asiatici ed americani. Le rotte marittime e le risorse energetiche della regione artica, pertanto, si sono andati configurando sempre più come uno snodo centrale di conflitti ed interessi, determinando quella che viene definita la corsa all’Artico”. I nostri studiosi e ricercatori non presentano una Italia impreparata , anzi il nostro Paese risulterebbe all’avanguardia proprio dal punto di vista dell’attivazione dei canali diplomatici adatti, come afferma anche Domenico Letizia in un suo articolo: “ In tale non semplice contesto l’Italia opera per la tutela dei propri interessi, potendosi avvalere di un’efficace attività diplomatica e di riconosciute capacità tecnologiche, in particolare nel settore dell’estrazione petrolifera in ambienti ostili. Per comprendere il lavoro diplomatico italiano per la tutela dell’Artico, per una visione sostenibile dell’ambiente e del rapporto dell’uomo con la natura dei ghiacci, è importante ricordare l’ottima interlocuzione esistente con la Conferenza dei Parlamentari della Regione Artica (Cpar), un organismo che raccoglie membri designati dai Parlamenti degli otto Stati che compongono il Consiglio Artico. Il lavoro diplomatico dell’Ambasciata italiana in Norvegia di cui S. E. l’Ambasciatore Alberto Colella , e l’analisi della stessa strategia geopolitica della Norvegia nell’Artico fanno emergere anche una nuova visione della diplomazia e della cooperazione tra Paesi. La Norvegia sostiene una politica inclusiva del Consiglio Artico, favorendo l’entrata di membri e Paesi osservatori non artici, come l’Italia, con la quale condivide l’approccio tradizionale a scrutare l’Artico come spazio deputato per una eccellente collaborazione internazionale. Esempio di tale strategia è lo status dell’arcipelago delle isole Svalbard, assegnate alla Norvegia dal Trattato di Parigi del 1920, fatti salvi diritti particolari in capo alle altre potenze firmatarie, che erano essenzialmente i vincitori della Prima guerra mondiale riuniti nel Consiglio della Società delle Nazioni, tra cui gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia; tali diritti sono stati estesi agli altri firmatari del Trattato, in tutto oggi 42, che hanno diritto di stabilimento e di libertà di esercizio di attività economica in condizioni di assoluta parità con i cittadini norvegesi“.
Non secondario si presenta il lavoro della Russia e della Cina : ricordiamo che nel 2018, con la pubblicazione dell’Arctic White Paper” è stata confermata la volontà della Cina di Partecipare allo sfruttamento delle immense risorse naturali, e alla gestione di questa area immensa per lo sviluppo di rotte commerciali. Una volontà vista con sospetto da alcuni, con ostilità da altri ma e’ chiara quella di diventare una “potenza artica” entro il 2050, come si evince dalla recente azione del vice ministro degli Esteri, Kong Xuanyou tesa ad incoraggiare le compagnie cinesi a fare affari in tutta la regione, nell’ambito delle infrastrutture e del turismo .
o poli turistici. La diplomazia resta protagonista della regione come dichiarato dal già ministro, presidente della Sioi, Franco Frattini: “il Consiglio Artico è una delle poche occasioni che ci sono al mondo di ragionare di affari internazionali in modo non conflittuale. Se si apre una escalation di proliferazione nella regione artica il primo che ci rimette è l’Artico.
Su queste questioni se ne parla da anni e forse i disastri ambientali che stanno accadendo, elevano i rischi e la serietà degli argomenti addotti, ma e’ proprio la diplomazia che deve favorire quelle buone volontà a procedere che esistono al di fuori dei neri interessi o, purtroppo, che viaggiano paralleli a questi.