Ambasciatore francese ospite della Prefettura di Napoli in occasione del Bilaterale con l’Italia

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In foto Christian Masset, a sinistra, con Marco Valentini

Nel pomeriggio del 19 febbraio scorso, il prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha ricevuto l’Ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset accompagnato dal Console Generale Laurent Burin des Roziers. Un incontro svoltosi in un clima di grande cordialità; occasione per un dialogo su tematiche di interesse generale che legano i due Paesi e per esaminare gli aspetti organizzativi connessi all’incontro bilaterale Italia-Francia per il 27 febbraio. Al summit il premier Giuseppe Conte ed il presidente francese Emmanuel Macron dovrebbero essere affiancati dai ministri degli Esteri, dell’Economia, della Giustizia, della Cultura e degli Affari europei. Macron e Conte avevano annunciato il vertice – rinviato per una serie di tensioni tra Roma e Parigi – per l’inizio del 2020 in occasione della visita che il presidente francese aveva fatto a Roma nel settembre scorso. La buona volontà è stata precedentemente sancita dai giornali : la Cerimonia di restituzione a Gennaio di beni culturali tra Francia e Italia  presso l’Ambasciata francese in Italia,  alla presenza dell’Ambasciatore Christian Masset e del Generale Roberto Riccardi, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. La Francia ha restituito all’Italia una scultura in marmo raffigurante una fanciulla dormiente, un frammento di testa in marmo ed un frammento di scultura in marmo riproducente una gamba femminile. I beni sono stati sequestrati nell’aprile 2006 dalla Brigata Doganale di Port-Vendres  che ha proceduto al controllo del veicolo sul quale erano trasportati. Le autorità francesi hanno chiesto informazioni al Comando TPC dei Carabinieri che avendo una pregressa conoscenza di uno dei due per reati contro il patrimonio culturale l’ha comunicata ai colleghi d’Oltralpe, rafforzando i dubbi sulla provenienza dei beni. Concluse le indagini, il Tribunale di Perpignan ha condannato i due connazionali per importazione illecita e disposto la confisca dei reperti per la restituzione all’Italia. Dagli accertamenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal TPC per il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, si è accertato che il frammento di statua, unitamente alla scultura in marmo di fanciulla dormiente, identificata quale importante opera dello scultore italiano Arturo Dazzi, dal titolo “Sogno di bimba”, realizzata nel 1926 di cui esiste anche il calco a tasselli in gesso, donato al Comune di Forte dei Marmi, erano parziale provento del furto denunciato all’inizio di aprile 2006 in danno di una residenza privata di Roma. Dal punto di vista storico-artistico, è stato appurato che il frammento di testa in marmo, con occhi dalle pupille incavate e capigliatura a riccioli distinti, coperta da un berretto conico, è verosimilmente riferibile, per dimensioni e stile, a un sarcofago di una tipologia ben documentata in Italia nel III secolo d.C. La testa è quasi certamente quella di un Dioscuro, sia per l’attributo del cappello frigio che per la marcata rotazione. La presenza dei Dioscuri è piuttosto comune nei sarcofagi di età tardo severiana (230 d.C. circa), epoca alla quale deve essere riferito il frammento sia per ragioni stilistiche che esecutive. Il frammento di scultura in marmo riproducente una gamba femminile è identificabile, invece, quale porzione inferiore dell’articolazione sinistra completa del piede nudo, affiancata da un’anfora sulla quale si adagia il panneggio. La lavorazione incompiuta della superficie posteriore del vaso suggerisce un’originaria collocazione all’interno di una nicchia o in prossimità di una parete. In base all’accurato livellamento della parte superiore della gamba e alla forma anomala del vaso, potrebbe trattarsi di un elemento di integrazione di una scultura raffigurante una Venere al bagno, ispirata a modelli classici probabilmente risalente al XVII secolo. Inoltre le autorità doganali di Nizza, nel corso di un controllo alla circolazione stradale, nel settembre 2003, hanno sequestrato a un cittadino italiano un reperto archeologico del quale non era in grado di indicare la provenienza. Il bene, sottoposto a expertise dal personale del Louvre, è risultato autentico e riconducibile alla Puglia. L’esito, confermato dagli esami in termoluminescenza, ha consentito al Tribunale di Grande Istanza di Nizza di ordinarne la restituzione all’Italia. Si tratta di un’oinochoe con corpo globulare, becco a cartoccio e ansa sormontante a vernice nera con decorazione sovradipinta in bianco, giallo e paonazzo, recante elementi vegetali, pampini, tralci e grappoli e geometrici. Il reperto è riconducibile a una nota produzione dell’Italia antica indicata come “stile di Gnathia”, attribuibile con certezza a una fabbrica apula del tardo IV-III secolo a.C. A sua volta l’Italia ha restituito alla Francia sei manoscritti databili tra il 1814 ed il 1815, provenienti dall’archivio segreto dell’Imperatore Napoleone I Bonaparte, rinvenuti sul mercato antiquario toscano. Su una lettera del 1814  è presente un’annotazione di pugno dell’Imperatore Napoleone I che apostrofa il suo stesso archivista come “traditore”. I beni erano stati acquistati sul web da un appassionato commerciante del settore, originario della provincia di Firenze, che dopo averli esaminati, rendendosi conto dell’importanza che potevano rivestire per la storia francese, aveva contattato direttamente quelle autorità. I manoscritti, venduti per la cifra irrisoria di 2.000 euro hanno compiuto un percorso da Milano a Venezia e da qui a Firenze. In occasione di un controllo amministrativo condotto nel marzo 2019 dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze,  il commerciante ha riferito ai militari di essere entrato in possesso di tali documenti e di  avere avuto notizia in quei giorni dal Ministero della Cultura francese che si trattava di beni ritenuti parte integrante del patrimonio archivistico nazionale e che avrebbero avviato le procedure per rivendicarli. L’acquirente in buona fede quindi ha consegnato spontaneamente ai Carabinieri il materiale documentario e archivistico in questione, al fine di esperire i necessari accertamenti. Il TPC ha poi proceduto agli accertamenti investigativi tesi a ricostruire le vicende e i “passaggi”, dalla fuoriuscita dal territorio francese alla loro “riemersione” in territorio nazionale, dei beni in oggetto, la cui natura pubblica, ai sensi della Legge francese  e in analogia a quella italiana, li rende inalienabili, non esportabili e pertanto non commerciabili. Ciò ha consentito al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di intraprendere con l’Ambasciata francese le azioni opportune per facilitare la restituzione dei manoscritti, senza che fosse necessaria una formale azione di rivendica giudiziaria o diplomatica. La corrispondenza in questione inizia immediatamente dopo la prima abdicazione di Napoleone nell’aprile del 1814, quando era ancora a Fontainebleau, e termina il 21 marzo 1815, all’indomani del ritorno dell’Imperatore dall’esilio sull’Isola d’Elba. Mentre il valore venale dei beni restituiti può essere stimato in qualche decina di migliaia di euro, i manoscritti, fornendo importantissime informazioni sulla composizione degli archivi segreti di Napoleone e sulle vicende che li riguardarono nel corso della prima Restaurazione, hanno un valore storico incommensurabile.