Ambiente, allarme sulla Campania: Batteri inquinanti in oltre metà foci dei fiumi

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Valori inquinanti in oltre la metà delle foci di fiumi e torrenti che si gettano in mare. È questo l’allarme lanciato oggi dalla Goletta Verde di Legambiente in Campania al termine delle analisi sui corsi d’acqua. A causa della mancanza di depurazione, afferma Legambiente, su trentuno punti monitorati tra 25 e il 29 giugno, venti presentavano cariche batteriche elevate, con situazioni che mostrano un inquinamento ormai cronico: è il caso ad esempio la foce del fiume Irno a Salerno, del Savone a Mondragone, del fiume Sarno tra Castellammare e Torre Annunziata, della foce dei Regi Lagni a Castevolturno, della foce del canale di Licola a Pozzuoli e della foce del torrente Asa a Pontecagnano giudicati “fortemente inquinati” per il nono anno consecutivo. Ma fortemente inquinata è anche l’acqua del canale Olmitello a Barano d’Ischia, in località Maronti, mentre in provincia di Salerno su 13 foci esaminate, 11 ricevono un giudizio da bollino rosso. Tra questi la foce del canale di scarico a Marina di Eboli, del fiume Bussento a Policastro Bussentino, del fiume Solofrone tra Capaccio e Agropoli. “La maladepurazione è un’emergenza ambientale – sottolinea Davide Sabbadin, portavoce di Goletta Verde – che va affrontata con urgenza, visto tra l’altro che siamo stati anche condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. Soldi che avremmo potuto spendere per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni”. Legambiente precisa che il monitoraggio non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, “ma punta ad accendere un riflettore sulle criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali”, spiega Sabbadin. “Parliamo – prosegue l’esponente di Goletta Verde – di situazioni che segnaliamo da anni ma per le quali poco o nulla è stato fatto. Per questo affiancheremo alla denuncia pubblica sullo stato delle acque anche un’azione giuridica, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati”. I dati resi disponibili dall’Arpac, spiega Legambiente, relativi ai controlli svolti nel 2017 sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione, per quanto ancora in numero troppo esiguo, confermano la cronica criticità della situazione. Infatti, su un totale di 413 controlli eseguiti in Campania il 41% è risultato “non conforme”, con punte del 66% per gli impianti della provincia di Salerno, del 50% per quelli della provincia di Avellino, del 40% per quelli della provincia di Benevento, del 31% per quelli della provincia di Caserta e del 29% per quelli della provincia di Napoli.