Ambiente, l’appello del vescovo di Acerra: Coordinamento concreto tra diocesi per la difesa del territorio

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In foto monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra

Un coordinamento concreto e reale tra le diocesi italiane per la difesa dell’ambiente e dei territori. È quanto ha auspicato il presidente della Conferenza episcopale Campana, e vescovo di Acerra (Napoli), monsignor Antonio Di Donna, nel corso del convegno “Custodire le nostre terre”, promosso dalla Cei nella cittadina partenopea, a sei anni dalla pubblicazione dell’enciclica “Laudato si'”.

Di Donna ha sottolineato che la stessa enciclica è stata “più apprezzata nel mondo laico che nel mondo ecclesiale”, ed ha ricordato che la terra dei fuochi non è un territorio, “ma un fenomeno esteso all’intero Paese”.

“Oggi voglio rivolgere un pensiero speciale ai giovani morti per patologie tumorali – ha detto – vittime innocenti dell’inquinamento ambientale, la cui relazione con i tumori è stata recentemente confermata da un rapporto commissionato dell’istituto nazionale della sanità, ed alle mamme e papà coraggio. Tutto questo cammino è partito dal grido di dolore partito da queste terre che la Chiesa ha ascoltato ed ancora ha intenzione di ascoltare”.

“La percezione della gravità ambientale è sottovalutata, e se il movimento ecologista ha smosso le coscienze, molto è stato frenato davanti al negazionismo dei potenti. Se non si cambia rotta, nel 2100 i danni alle nostre terre saranno irrecuperabili” ha detto quindi monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.

“Conosco bene la storia della terra dei fuochi – ha aggiunto – e condivido l’appello alla politica per una continuità nelle bonifiche dei territori. Non è possibile che ad ogni cambio dei politici si ricominci tutto daccapo. A Taranto esiste l’unica acciaieria ancora alimentata a carbone, ed è necessario riconvertirla per non perdere neanche un posto di lavoro. Ma bisogna anche effettuare una valutazione dei danni sanitari, per sapere quanto i singoli inquinanti possono minare la salute”.