Ambiente, il report dell’Ispra: l’Italia cementifica 3mila metri quadri al secondo

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Il consumo di suolo, ovvero la copertura del territorio con cemento o asfalto, avanza al ritmo di 3 metri quadrati al secondo, 30 ettari al giorno. Lo afferma uno studio dell’Ispra, l’istituto di ricerca del ministero dell’Ambiente. La velocita’ del consumo di suolo e’ rallentata a causa della crisi economica. Nei decenni passati era di 8 metri quadri al secondo. Con la ripresa dell’economia, c’e’ il rischio che la cementificazione torni a questa velocita’. Soprattutto in mancanza di normative europee e nazionali che la controllino e la limitino. Al 2016 secondo l’Ispra risultano cementificati oltre 23 mila km2 (pari a Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Negli anni 50 era coperto solo il 2,7%. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, si assiste a una cementificazione crescente, con migliaia di ettari di boschi e aree verdi spazzati via da palazzi, strade, fabbriche. Un cambiamento in parte necessario, per dare case e benessere a popolazioni in crescita. Ma in parte anche deleterio, perche’ selvaggio e incontrollato, fonte di inquinamento e di distruzione di risorse. Anche la ricca Europa lascia molto a desiderare su questo punto. Nella Ue manca un quadro giuridico comune e vincolante per tutti i paesi sul consumo del suolo.
Tanto e’ vero che la rete “People 4 Soil”, formata da ong ambientaliste, istituti di ricerca e associazioni di agricoltori, ha raccolto oltre 212.000 firme (82.000 in Italia) per una petizione alla Commissione europea che chiede principi e regole uguali per tutti. La rete chiede anche l’approvazione in Italia del disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo e la difesa non della naturalizzazione e del ricupero della biodiversita’ bensi’ di altre forme di consumo di suolo, quello dell’agricoltura, che e’ uno dei nemici piu’ feroci della biodiversita’. Non a caso la Coldiretti (che aderisce a People 4 Soil) sottolinea che in Italia negli ultimi 25 anni sia andato perso il 28% della terra coltivata, a causa di cementificazione e soprattutto dell’abbandono, che invece ha restituito il suolo alla natura.