America, sogno fragile dei migranti
il Nuovo Mondo diventa un musical

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Il passato, si sa, ha sempre tanto da dire, orienta le direzioni del presente se opportunamente interrogato. Ma alcune storie appaiono talmente affini Il passato, si sa, ha sempre tanto da dire, orienta le direzioni del presente se opportunamente interrogato. Ma alcune storie appaiono talmente affini alle perplessità contemporanee da offrire spunti che sembrano parlare dell’oggi, riscattandosi dalla essenziale natura di memoria. Quanto ancora possiamo apprendere da un fenomeno di emigrazione che, appena un secolo fa, stravolse intere masse nel Meridione di Italia in rincorsa verso il sogno americano? Cosa hanno da suggerire i traumi e le sfide che i nostri bisnonni furono costretti ad affrontare, abbandonando la propria terra, povera e rigettante, in nome di un futuro incerto ma carico di promesse negli Stati Uniti? Intuizioni che hanno spinto Guido Cataldo, compositore salernitano, a recuperare un aneddoto di famiglia per farne una parabola universale in note: “America – Il musical”, scritto e diretto con l’attore Simone Sibillano. Bartolomeo e Bianca, tra i protagonisti, erano i nonni di Cataldo e ripercorrono in scena le tappe di una avventura realmente vissuta in tre atti per ventidue brani inediti. Anno 1914, i personaggi non attraversano “solo” l’oceano ma tutte le paure, i desideri, le crisi di coscienza e le speranze innescate da una scelta radicale: lasciare il Sud, la Campania, la Sicilia, la Calabria per avventurarsi nel Nuovo Mondo. “Il problema dell’emigrazione è molto sentito in Italia, specialmente nel Mezzogiorno – spiega Cataldo che porterà “America” sul palcoscenico del teatro Augusteo di Salerno il 25 gennaio -. Abbiamo quindi semplicemente dato voce ad una sensibilità diffusa, celebrando anche linguisticamente le nostre diversità. Ci sono, infatti, cadenze e dialetti, dal napoletano al romanesco. Lo spettacolo è in tour insieme ad una mostra che raccoglie centocinquanta fotografie d’epoca in bianco e nero che raccontano senza filtri o abbellimenti la cruda realtà dell’emigrazione, un fenomeno complesso allora come oggi: dalla partenza al viaggio, dalle visite mediche alla ricerca del lavoro, dalle lotte per la cittadinanza alle trappole, in cui era facile cadere”. E il lieto fine non è per tutti. “Un esempio – continua Cataldo – è sintetizzato nella figura di una ragazza che fugge da casa perché violentata dal padre e negli States cade vittima di sfruttatori che la costringono a prostituirsi”. E un approfondimento delle urgenze dell’attualità: “Una coppia costretta con la forza a lasciare l’Italia perché omosessuale”. Tra melodie e performance, lo spettatore è accompagnato sul ponte della terza classe della nave, sussulta all’agognata visione della statua della Libertà, approda ad Ellis Island, piccola isola della baia di New York, ostile “dogana” di smistamento, dove l’ideale di terra promessa iniziava già a scriccholare. “Una tappa di estenuanti interrogatori e minuziose visite mediche – commenta Sibillano -. Una volta sbarcati in terra americana, il sogno lasciava spazio ad una realtà dura, distante dall’illusione di un ritrovato paradiso: l’impiego forzato come bassa manovalanza, gli alienanti ritmi della grande città e la morsa schiacciante di una impossibilità senza via di scampo”. Quindici artisti del musical italiano idealmente accompagnati da Madre Francesca Cabrini, benefattrice molto conosciuta negli Stati Uniti, che divenne ufficialmente santa e protettrice degli emigranti nel 1946. Nonno Bartolomeo era un musicista e nell’opera rientra una sua mazurka che ha appena compiuto cent’anni.