Ammaniti: “Divento regista per una Madonna che spalanca domande”

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Roma, 3 mag. (AdnKronos) – Una statuetta di plastica della Madonna che pesa due chili e mezzo e piange 90 litri di sangue umano al giorno, ritrovata durante un’operazione di polizia nel covo di un boss calabrese. Un mistero inspiegabile con le leggi della fisica, che cambierà per sempre le vite di tutti coloro che entreranno in contatto con questo enigma. Dopo che cinque dei suoi romanzi sono diventati film diretti da diversi registi, lo scrittore Niccolò Ammaniti debutta alla regia con una storia potente ed originale scritta direttamente per la tv, ‘Il miracolo’, che arriva su Sky Altantic, con i primi due episodi (in tutto sono otto) martedì 8 maggio alle 21.15.

“Non sono diventato regista – racconta Ammaniti – come conseguenza dei film tratti dai miei romanzi. In realtà, le trasposizioni al cinema dei miei romanzi mi interessano fino ad un certo punto. Il mio lavoro in quel caso finisce con il romanzo. Quello che mi ha spinto a fare una serie è che, in questo storia, ho pensato che il cinema potesse esprimere meglio il mio pensiero della parola scritta. Quando ho pensato alla madonnina, ho pensato che si dovesse vedere. Solo il cinema poteva dare quella forza al sangue”, sottolinea Ammaniti, che è lo showrunner della serie, ovvero ha il controllo creativo dell’intero progetto. Il romanziere italiano, tra i più tradotti all’estero, ha scritto la sceneggiatura con Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises e firma, con Francesco Munzi e Lucio Pellegrini, la regia della fiction originale Sky, prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in co-produzione con Arte France e Kwaï. “Ogni puntata – spiega Ammaniti – è frutto di scene girate sia da me sia da Pellegrini e Munzi. Abbiamo cercato una grammatica comune, scegliendo di prediligere una visione oggettiva, lo sguardo furtivo di uno spettatore invisibile che, per caso, sia finito poco lontano dal centro dell’azione e che cerchi di spiare. Tanto che ora guardando la serie è difficile dire quale scena sia diretta da uno e quale da un altro di noi”.

Ma l’impronta di Ammaniti si fa notare soprattutto nella costruzione dei personaggi tutti molto ben tratteggiati e tutti con un peso specifico da coprotagonisti: il presidente del Consiglio Fabrizio Pietromarchi, protagonista principale, interepretato da Guido Caprino; l’irrequieta first lady Sole Pietromarchi (Elena Lietti); padre Marcello, un prete in piena crisi interpretato da Tommaso Ragno; Clelia, innamorata di padre Marcello fin dall’adolescenza (Lorenza Indovina); il generale Giacomo Votta (interpretato da Sergio Albelli), che guiderà le indagini sul ritrovamento; la biologa Sandra Roversi (Alba Rohrwacher) che analizzerà il caso da un punto di vista scientifico. Per tutti loro la madonnina sanguinante diventerà un’ossessione, tanto da produrre in alcuni incubi e vere e proprie allucinazioni. “Una Madonna che spalanca domande: più si cercano risposte, più le domande si moltiplicano”, afferma il regista-scrittore.

La serie verrà distribuita nel mondo da FremantleMedia International. E alla vigilia della messa in onda della prima serie, Sky sta già ipotizzando una seconda serie. “Stiamo ragionando su una seconda stagione, bisogna che Niccolò accetti però di riimmergersi completamente – ammette Andrea Scrosati, Executive Vice President Programming di Sky – noi vorremmo la seconda serie perché questa è una serie eccezionale, che non si può ascrivere a nessun genere”. “Non si è mai visto nulla di simile”, rincara la dose Nils Hartmann, direttore delle produzioni originali di Sky Italia. “E comunque con Niccolò stiamo ragionando anche su altri progetti…”, aggiunge.

Ammaniti, dal canto suo, non esclude di proseguire con la sua seconda carriera da regista ma ammette che il passaggio dietro la macchina gli è costato una gran fatica: “Dopo la scrittura durata un anno e mezzo, ho dovuto cambiare pelle. Scrivere romanzi è come tornare bambini: si può giocare da soli con pochissimo, un foglio bianco e le parole. Per girare una serie si passa all’adolescenza, al condividere con molti altri la propria visione e il processo creativo: scomporre le scene, scegliere i punti di vista, le inquadrature, le luci, le musiche (che spaziano da brani di Jimmy Fontana e Umberto Tozzi alle composizioni originali del messicano Murcof, ndr.) per le quali ho una vera passione. Insomma, io pensavo di essere pigro. E scoprire di non esserlo è stato già un miracolo. Però, per me che lavoro sempre solo – ironizza – lavorare con altri umani è stato bello”.

Gli interpreti sono tutti entusiasti. A fare la differenza, sottolineano tutti, è stata una sceneggiatura in cui ognuno dei personaggi “era già in carne ed ossa”, come sottolinea Elena Ietti. “La sceneggiatura mi è arrivata mentre ero a Siracusa ad interpretare Eteocle nelle Fenicie di Euripide e l’analogia con l’egocentrismo del premier mi ha rapito subito”, confessa Caprino. “Il materiale di partenza era straordinario ed è stato un grande dono poterlo interpretare”, aggiunge Tommaso Ragno. “Si sente che i personaggi sono stati scritti da un autore. I personaggi hanno una rotondità e una autonomia che difficilmente si trovano”, sottolinea Lorenza Indovina, diretta per la prima volta dal marito scrittore. Alba Rohrwacher non solo promuove l’Ammaniti sceneggiatore (“Ho letto la sceneggiatura tutta di fila durante un viaggio in treno, che rimarrà per sempre popolato da questi personaggi”) ma anche il regista: “Nella messa in scena ho ritrovato quei personaggi ancora più sorprendenti. Io, l’ossessione che dovevo mettere nel personaggio di Sandra l’ho trovata negli occhi di Niccolò”.