Amori e passioni al Quirinale
Il caso di Giovanni Leone

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Giovanni Leone, il secondo napoletano e il più giovane sul Colle, grande avvocato penalista e ottimo docente universitario. I maligni: riusciva bene in tutto grazie a una moglie affascinante e Giovanni Leone, il secondo napoletano e il più giovane sul Colle, grande avvocato penalista e ottimo docente universitario. I maligni: riusciva bene in tutto grazie a una moglie affascinante e molto più giovane. Conmetà partito contro, lui si sente favorito dalla fortuna, che qualche tempo dopo gli volta però le spalle costringendolo, con accuse e scandali che gli piovono addosso da ogni parte, a dare le dimissioni seimesi prima della scadenza del mandato. Segue, dopo alcuni anni, la sua completa riabilitazione con condanne e scuse da parte dei diffamatori. Il primo a meritare l’appellativo di “presidente emerito della Repubblica”. Grandi successi in politica, pesanti attacchi e campagne diffamatorie sui giornali. Il più giovane (fino a quel momento) presidente della Repubblica, è il primo a dover lasciare il Quirinale quando ancora poteva rimanerci per altri sei mesi. Giovanni Leone ha pagato a caro prezzo la sua “irresistibile” ascesa prima nel campo dell’avvocatura penale e dell’università, poi in Parlamento. Di lui si diceva (scherzando e malignando) che gli riusciva sempre tutto bene, che vinceva sempre perché “aveva al suo fianco la Vittoria” (il nome della moglie) (…). Il più alto riconoscimento gli viene il 24 dicembre 1971, alla vigilia di Natale, quando ha 63 anni. Da molti giorni le Camere sono impantanate. Non riescono a eleggere il nuovo inquilino del Quirinale. Del tutto inutili ventidue scrutini. Colpa della Dc che insiste con Amintore Fanfani (…). Al 23esimo scrutinio la tanto attesa fumata bianca. Con 518 voti su 1008 e una percentuale del 51,4 che è la più risicata fino ad allora, Giovanni Leone passa. Ma c’è poco da fare trionfalismo. Mezza Democrazia cristiana, il suo partito, gli è contro perché vede in lui un ostacolo al dialogo con la Sinistra. Comunisti e socialisti lo odiano perché va al Quirinale con i voti determinanti dei fascisti di Giorgio Almirante (…). Rapimento e assassinio di Aldo Moro danno la misura della estrema debolezza dello Stato. Per salvare il presidente della Dc, Leone è pronto anche a graziare una terrorista,ma questa sua disponibilità gli attira ancor più l’avversione (…). Si scatena contro di lui, una violenta campagna di stampa che non ha eguali. In prima linea i Radicali con Marco Pannella ed Emma Bonino, giornali come l’Espresso e l’Europeo mentre Camilla Cederna vi aggiungerà il suo libro scandalistico La carriera di un Presidente. Un capitolo tra i più infamanti è quello che riguarda le grazie. Leone viene accusato di averne fatto commercio (…). La diffamazione si allarga a frodi fiscali e speculazioni edilizie (…). Ma le maggiori amarezze gli vengono quando attacchi e insistite maldicenze colpisco la famiglia che per lui ha il valore della sacralità. Si parte dalla moglie Vittoria Michitto che ha 21 anni meno di lui (…). Il generale Giovanni De Lorenzo (accusato poi di sedizione gollista) arriva a confezionare un dossier sulla sua vita privata che risulterebbe “piena di infedeltà” (…). Giovanni Leone non è stato logorato tanto dal potere che aveva, quanto da una congiura politica che ha visto uniti caparbiamente, Democrazia cristiana, Partito comunista e ambienti dell’opinionismo giornalistico. Certo, ogni campagna denigratoria ha fatto il suo lasciando un segno profondo. Ma sul conto della moglie non s’è trovato mai niente (…). Quando Giovanni Leone ha compiuto 90 anni, i primi a precipitarsi a casa sua, per chiedergli scusa (ipocrisia tipica della politica) sono stati proprio i principali e implacabili accusatori (…). Il Parlamento gli ha conferito il titolo di “Presidente emerito della Repubblica” (…). In troppi nel suo partito, che lui finirà per rinnegare, avevano fretta di eleggere un successore che, più malleabile e ben visto dai comunisti, non ostacolasse un ulteriore spostamento a sinistra del “corpaccione” democristiano.Ma per far questo occorrevano le dimissioni.Di fronte ad altri seimesi di strazianti attacchi, Leone preferisce gettare la spugna. Messaggio in tv il 15 giugno del ’78, controllando emozione e turbamento, e via, prima che inizi il “semestre bianco”.