Ance, da oggi on line “Nagorà”: il nuovo blog dei costruttori di Napoli

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“Con la nuova programmazione Ue 2014-2020 si è deciso di ridurre gli ambiti di intervento, di potenziare la fase della progettazione e di concentrare le risorse su poche ma chiare priorità, sempre e comunque ‘in aggiunta’ alle risorse nazionali”. E’ molto chiaro l’intervento del giornalista de Il Mattino Nando Santonastaso sul valore delle risorse Ue per lo sviluppo del Sud pubblicato da nagorà, il blog dei costruttori edili di Napoli. “Il tempo dirà se siamo ad una vera e propria svolta, anche culturale: servirebbe – conclude Santonastaso – quella visione competente delle scelte e della prospettiva di sviluppo che per troppi anni è rimasta ai margini. Ora che la ripresa sembra tornata a fare capolino anche al Sud varrebbe la pena di recuperare spazio e autorevolezza”.
“Sarebbe utile iniziare una revisione critica sulla utilità della politica di coesione europea alla quale abbiamo aderito con retorico entusiasmo – sottolinea il presidente di Svimez Adriano Giannola. Da più di un decennio – argomenta lo studioso – la convergenza non solo non c’è mai è stata tra le regioni italiane ma che essa non c’è da tempo anche tra l’Italia e gli altri Paesi della UE. Il rinsavimento che accenna a farsi strada va colto nel varo della norma di legge che fissa sulla base della popolazione la quota minima delle spese ordinarie in conto capitale sul territorio” e “nella decisione saggia, pur se tardiva, di istituire Zone Economiche Speciali in aree portuali delle regioni oggetto di politiche di coesione”.
“Il Sud si trova, come al solito, con la possibilità di realizzare molti progetti con molti fondi, ma li frammenta in modo molecolare” evidenzia Massimo Lo Cicero, economista all’Unisob e allo Stoa. Qui – continua Lo Cicero – “non si riesce a capire come gestire gli investimenti del 6 anni più 2”, quelli del ciclo 2014-2020. “Il Nord dell’Italia riceve meno risorse ma si creano investimenti quasi sempre migliori di quelli del Mezzogiorno. Nel resto dell’Europa, poi – conclude il docente – si preparano prima del ciclo degli investimenti, aumentando così infrastrutture e ricchezza”.
“L’Europa – argomenta Marco Musella, ordinario di Economia Politica alla Federico II – è vissuta da cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni più come un vincolo che come un’opportunità. Come si esce da questa empasse? Se devo sintetizzarlo, direi: innanzitutto con più imprenditorialità; poi meno burocrazia, prima di tutto in Europa, e poi nelle nostre regioni e nelle nostre amministrazioni pubbliche. Infine, più cultura della fiducia per alimentare azione e innovazione”.
Interviene anche Riccardo Realfonzo, ordinario di Fondamenti di Economia Politica all’Università del Sannio: “Non solo in questi anni è cresciuto il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord, ma questo divario rispetto alle aree avanzate di Europa (Germania in testa) è addirittura esploso. Rispetto a tutto ciò i fondi strutturali previsti dall’Unione Europea per le regioni in ritardo di sviluppo sono manifestamente insufficienti a contrastare i processi di divergenza in atto e a permettere virtuosi processi di convergenza territoriale. E ciò vale anche per la programmazione 2014-2020 nel Mezzogiorno d’Italia”, nonostante i “passi significativi, incluse la creazione della Agenzia per la Coesione e il Ministero per la Coesione Territoriale”.
“Appare chiaro che sia il Governo centrale che la Comunità Europea riconoscono nel settore delle costruzioni un ruolo trainante per lo sviluppo economico” afferma il presidente dell’Acen Francesco Tuccillo. “Se è vero che ci sono le risorse e la volontà diffusa di rilanciare il settore delle infrastrutture, è evidente che vanno affrontate con tempestività e determinazione problematiche note, quali l’approvazione delle linee guida relative al Codice degli appalti, la creazione di un filtro relativo alla diffusissima prassi dei ricorsi negli appalti (sono attualmente bloccati l’80% di quelli indetti dall’ANAS), l’incapacità dei Comuni di progettare le nuove opere (al momento solo 8% di quelle previste dal programma relativo al dissesto idrogeologico) e l’annoso problema dei tempi dei pagamenti, soprattutto degli Enti locali”.