Aniello Scotto: ‘L’arte è anche una bugia per dire la nostra verità’

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L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

La storia dell’allievo che supera il maestro – generalmente attribuita a Cimabue rivolta al discepolo Giotto – è spesso ripresa come incentivo motivazionale o come sardonica affermazione. Altre volte, invece, è utile a descrivere, con lirica ammirazione, la carriera ed il percorso di alcuni artisti, già promettenti allievi che hanno saputo affermarsi sino a diventare ‘maestri’, come accaduto ad Aniello Scotto, artista, teorico, accademico che non ha bisogno di presentazioni e che il suo esser maestro lo ha messo a frutto per le nuove generazioni partenopee. Ciononostante, Egli continua a sviluppare la propria personale ricerca, tra segno e filosofia, tra ricorso alle radici mitiche della cultura napoletana e, perciò, ancestrale, classica, mediterranea – ma non solo – ed innovazione contemporanea. Per chi ha avuto il privilegio di poter lavorare con Aniello Scotto un elemento si fa fil rouge di tale esperienza: trovarsi dinanzi ad un suo lavoro e sapere che esso cela un’infinità di tensioni e velature, tanto materiche quanto ontologiche, opere che sono epifanie di vita e morte, intese in una maniera che rimanda alla tragedia antica e alla riflessione che avviene mediante allegoria, provocazione, rebus. Ogni segno è sintesi intellettuale e gestuale di una fascinazione diarchica la cui evocazione, come Egli stesso afferma, è da ricercare nella verità del paradosso.

Cos’è per te l’arte, Aniello?
Mi aspettavo questa domanda … ed è per me molto difficile rispondere in parole e chiudere in poche righe il concetto atavico che cos’è l’arte. Per mia natura, è quasi impossibile dare una interpretazione in merito. Credo fortemente che il valore della parola “Arte” lo si evinca soprattutto attraverso il suo senso evocativo-storico. Fondamentalmente ascolto il mio istinto, fatto di ricordi che si agitano tra cuore, muscoli e ossa. L’arte è anche una bugia per dire la nostra verità, raccontarsi e raccontare come in un confessionale quella verità che a volte esitiamo a raccontarci e abbiamo timore di condividerla come una verità che ci appartiene cosi personale e profonda. I pregiudizi dell’arte come inconsuete auree dorate santificano un immagine iconografica fine a se stessa. Questa immagine, nell’apparire perfetta, porta dietro il vissuto fatto di tutte le sue emozioni sia dolorose che gioiose. Ora mi domando: cosa è meglio rappresentare il bello oppure il brutto? Ironicamente cerco come in una pantomima di rincorrere un carro funebre. Questo è il mio dialogo muto tra la vita e la morte sarcasticamente e consapevolmente vissuto nell’arte.

La tua indagine artistica si muove in maniera duale sia in foggia di sperimentazione artistica personale sia nel legame di matrice classica di maestro e docente accademico con allievi di Tecniche dell’Incisione Calcografica, Stampa d’Arte e Disegno per Incisione. Le due realtà si incontrano in quale punto e in che modo emergono?
In verità questo quesito non mi appartiene ma capisco la sua curiosità nella domanda. Per quanto mi riguarda questa dualità tra la mia espressione artistica con formazione classica tra Liceo Artistico e Accademia delle Belle arti di Napoli si è fusa in un unica espressione di appartenenza. Già nei primi anni accademici mi sono sempre allontanato dal classicismo puro e fine a se stesso avendo la fortuna di avere maestri che intuivano uno sguardo ad una ricerca più contemporanea pur con una forte conoscenza del mestiere. Il tutto è a servizio della propria anima artistica. Con questo voglio dire che per insegnare alle nuove generazione artistiche, bisogna far coincidere  la propria natura artistica a quelle coscienze e sapienza tecnica e questo è fondamentale! La mia appartenenza partenopea è riconoscibile soprattutto in alcuni miei temi trattati, come per esempio “Fuori dal Mito” una collezione con circa 150 opere, che evocano la figura partenopea di Pulcinella. Da questo punto in poi la mia ricerca artistica si caratterizza sul personale, quel vivere giorno dopo giorno le emozioni che affiorano nel quotidiano, tutto ciò mi ha portato ad insegnare ad i miei allievi che possiamo essere “Mito” e lo diventiamo con il duro lavoro. Noi siamo Terra Flegrea, piccoli vesuvi che assopiti e spenti attendono quel terremoto interiore che permetterà di eruttare magma incandescente pronto nel suo divenire forma artistica e una appropriata appartenenza territoriale.

In tutte le tue opere è rintracciabile l’eco di qualcosa che arriva da lontano, dalla leggenda, dal mito, dalla storia, traducendo, in un certo senso, quella che è la vera e profonda anima partenopea; tuttavia, il tuo idioma iconografico, prettamente riconoscibile, racconta di sguardi ed immersioni altre, raccontacene, svelandoci, se possibile, anche qualche progetto futuro.
L’ appartenenza è evidente soprattutto nel periodo giovanile e pian piano con la maturità si è svelata l’appartenenza al mito. Questo mito che identifico in ogni uomo e donna che percorre il suo cammino come lava incandescente fuoriuscita dal vulcano. Infatti rotolando sul territorio ho preso diverse forme formalmente e paralleli modelli più vari di quella grande tradizione che ci appartiene, la poetica immaginifica gioco tra eros/thanatos. Tutto avviene nella leggerezza animata di ironia soprattutto in questi scenari “teatrini” della mia attuale creatività. Il Progetto per il futuro è il progetto di me stesso che vivendo quotidianamente porterò sulla scena il mio modo di sentire e vedere tutto ciò che mi circonda, il gioco, la tristezza, l’amore e la morte.

“La mia ricerca artistica si caratterizza sul personale, quel vivere giorno dopo giorno le emozioni che affiorano nel quotidiano, tutto ciò mi ha portato ad insegnare ad i miei allievi che possiamo essere ‘Mito’ e lo diventiamo con il duro lavoro.” È questo che un artista vede nel mondo circostante, è questo quel che un maestro insegna agli allievi, a lavorare duramente, perché non ci sono scorciatoie che tengano. Perché l’Arte non è solo passione, non è solo poetico modo d’impiegare il tempo (libero) l’Arte è la lente con cui solo alcuni sanno guardare il mondo e solo quegli alcuni possono indicare ad altri la via e se “L’Arte è anche una bugia per dire la nostra verità” sarà importante capire dagli artisti qual è il giusto modo per distinguere, nel nostro vivere, la verità dalla menzogna.