Anticorruzione e beni confiscati, Roberti:
Misure del Governo apprezzabili, ma non basta

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Le aziende sequestrate alla criminalità organizzata in rassegna a Napoli: presentato oggi, in un convegno organizzato da Srm nella sede del Banco di Napoli, il nuovo numero monografico della rivista internazionale Le aziende sequestrate alla criminalità organizzata in rassegna a Napoli: presentato oggi, in un convegno organizzato da Srm nella sede del Banco di Napoli, il nuovo numero monografico della rivista internazionale Rassegna Economica che ha come obiettivo indagare valore, limiti e problematiche di gestione di questo tipo di imprese. “Le dimensioni del fenomeno sono ragguardevoli – dice il presidente del Banco di Napoli, Maurizio Barraccocon oltre 1700 aziende, 11.000 immobili e notevoli somme di denaro. L’efficienza da parte dello Stato nella gestione di questo patrimonio, soprattutto in una fase critica dell’economia diventa fondamentale sia come simbolo della capacità di ripristinare la legalità – continua Barracco – ma anche di conservare se non addirittura di accrescere posti di lavoro oggi così importanti”. I lavori sono stati introdotti, oltre che dal presidente Barracco, dal presdente di Srm, Paolo Scudieri, e Franco Gallia, direttore generale del Banco di Napoli. Combattere la corruzione con altri strumenti Le misure intraprese dal Governo per combattere la corruzione “sono un primo passo apprezzabile, ma a mio avviso servono altre cose”. A dirlo è Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia che evidenzia anche la necessità di “attendere cosa ci riserverà lo sviluppo parlamentare. Se la corruzione è lo strumento privilegiato delle organizzazioni mafiose moderne, va combattuta con gli stessi strumenti con cui si combattono le mafie”. Secondo Roberti, inoltre, sarebbe necessario prevedere una “premialità per chi collabora con la giustizia, di effettuare operazioni sotto copertura e che i termini d’indagine e delle intercettazioni siano più lunghi”. Si tratta di strumenti già esistenti nella lotta alle mafie e che “devono poter essere utilizzati nei confronti dei corrotti quando si dimostrino casi gravi di corruzione e fenomeni corruttivi legati al modo di operare dei criminali”. Beni confiscati: rafforzare l’Agenzia Quali sono gli aspetti su cui lavorare per migliorare la legislazione? Secondo Roberti si deve incidere sulla “funzionalità dell’ Agenzia per i beni confiscati” e “sulla professionalità degli amministratori giudiziari. L’agenzia va rilanciata e rafforzata come organico, mezzi e risorse economiche”. Inoltre sarebbe importante qualificare professionalmente gli amministratori giudiziari, perché “sono coloro ai quali è affidata la gestione nelle more del sequestro e della confisca che è il periodo decisivo in cui il bene deve essere amministrato in modo manageriale così da poter essere destinato a collettività in modo corretto e in condizioni da poter continuare a produrre e a essere utile alla comunità”. Imprese confiscate, il 56% sono in Sicilia e Campania Secondo i dati raccolti dall’Agenzia per i Beni Sequestrati e Confiscati alla Mafia le imprese sotto sequestro sono (al 2013) 1.707, per 11.237 beni immobili. Sono 17 le Regioni interessate dal fenomeno, che è particolarmente significativo in Sicilia, Campania, Lombardia, Calabria, Lazio e Puglia. Solo Sicilia (36,47%) e Campania (20,31%) superano la metà delle imprese confiscate su tutto il territorio nazionale, mentre un’alta presenza criminale si registra anche in alcune province del Nord, tra cui Milano, Lecco, Brescia, Como e Bologna. L’analisi, condotta dall’Osservatorio Transcrime, indica anche che il 90% di queste imprese sono in liquidazione o in procedura fallimentare e oltre 72.000 lavoratori hanno perso il posto. Si tratta di realtà spesso piccole con capitale medio tra i 10 e i 20 mila euro. Sono perlopiù Srl ed hanno un ciclo vitale (dalla nascita alla confisca di prima istanza) molto breve, di circa 10 anni. I settori maggiomìrmente interessati sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio (29,4%) e delle costruzioni (28,8%). Seguono più distanziati gli alberghi e i ristoranti (10,5%) e le attività immobiliari (8,9%). I tratti comuni dei settori maggiormente interessati sono costituiti da una bassa tecnologia, non sono export oriented, hanno piccole dimensioni ed alta intensità di manodopera, nonché un alto coinvolgimento di risorse pubbliche.