Antitrust, gli armatori di Napoli:
Nessuna violazione, multa ingiusta

65

Rammarico e forte preoccupazione” per il provvedimento dell’Antitrust che, ieri, ha sanzionato le principali compagnie di navigazione attive nel Golfo di Napoli. A esprimerli è l’Acap, l’associazione cabotaggio armatori partenopei, nel Rammarico e forte preoccupazione” per il provvedimento dell’Antitrust che, ieri, ha sanzionato le principali compagnie di navigazione attive nel Golfo di Napoli. A esprimerli è l’Acap, l’associazione cabotaggio armatori partenopei, nel ritenere che “il provvedimento sia profondamente ingiusto“. L’Acap, si legge in una nota, contesta fermamente che le imprese abbiano attuato un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza; che le imprese abbiano violato gli impegni assunti in esito al procedimento I689, che la stessa Agcm aveva chiuso nel 2009 senza accertare alcuna infrazione delle leggi antitrust”. Inoltre, prosegue l’associazione, nel corso del procedimento, “l’Acap ha dimostrato che il settore dei trasporti marittimi nel Golfo di Napoli costituisce un mercato aperto ed accessibile, né l’Agcm ha individuato alcuna condotta imputabile alle compagnie private di navigazione che abbia avuto per oggetto o effetto la chiusura del mercato“. “Analogamente, in materia tariffaria, l’Agcm non ha provato alcuna ‘collusione sui prezzi‘”, sottolinea l’Acap. “È noto che nel mercato del Golfo di Napoli, le tariffe sono state fissate dapprima dallo Stato (mediante la definizione delle tariffe Caremar) e successivamente dalla Regione Campania. Sul punto l’Acap ha documentato con una perizia redatta da un’economista indipendente che negli ultimi 10 anni le tariffe non hanno mai subito aumento superiore all’inflazione annua programmata“. “L’importo delle sanzioni irrogate, pari complessivamente ad oltre 14 milioni di Euro, appare a dir poco esorbitante. Se applicate, simili ammende condurrebbero inevitabilmente – avverte l’Acap – alla crisi economico-finanziaria per numerose imprese produttive che da decenni contribuiscono allo sviluppo del Paese, versando ingenti tasse e contributi previdenziali; alla perdita di circa 1.000 posti di lavoro“. L’associazione ricorrerà al Giudice Amministrativo contro il provvedimento dell’Agcm, “per far valere in tale sede i numerosi profili di ingiustizia e illegittimità che viziano il provvedimento“.