Antonella Cucciniello, direttrice dei Girolamini: Su Istagram il diario della mia quotidiana meraviglia

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in foto Antonella Cucciniello

di Bianca Desideri

Un patrimonio di storia, arte e cultura quello del Complesso dei Girolamini nel centro storico di Napoli, sito all’incrocio tra via Duomo e via dei Tribunali. Fondato alla fine del Cinquecento, via via ingranditosi, è diventato Monumento nazionale nel 1866. Chiesa, quadreria, biblioteca, due chiostri monumentali e l’oratorio dell’Assunta costituiscono questo capolavoro, un luogo dove gli amanti del bello, dell’arte e gli studiosi possono immergersi e al momento stesso perdersi. Il Covid 19 ha penalizzato anche questa realtà che come molti musei e biblioteche sono comunque accessibili al pubblico virtualmente grazie ai social. Ne parliamo con la Direttrice Antonella Cucciniello.

Con la sua nomina a Direttrice, nello scorso settembre da parte del ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, la Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli si avvia verso un nuovo rinascimento, una nuova vita dopo il periodo di oscurità che ha attraversato?
Le vicende che hanno portato I Girolamini alla ribalta delle cronache sono estremamente dolorose, apprendere che un patrimonio pubblico di inestimabile valore sia stato ferito e compromesso nella sua integrità da chi istituzionalmente avrebbe dovuto prendersene cura è stato sconvolgente; oggi al netto dell’esito delle vicende giudiziarie e del ridimensionamento del danno che le indagini potranno assicurare, c’è da ricucire il rapporto fiduciario fra istituzioni e cittadini che la vicenda ha gravemente compromesso. All’opera c’è una squadra ancora inadeguata nel numero ma molto motivata che, raccogliendo l’eredità delle direzioni che si sono avvicendate dopo il 2012, si sta prodigando giorno dopo giorno per creare le precondizioni di una stagione nuova, anche grazie agli impegnativi interventi di restauro che interessano almeno tre macroaree e che vedono protagonisti Soprintendenza e Segretariato regionale del Mibact.

Quando nasce la Biblioteca e quanti volumi e manoscritti custodisce?
È una delle più ricche del Mezzogiorno e la più antica tra quelle napoletane, aperta al pubblico già nel XVII secolo; ha un patrimonio librario che supera le 150.000 unità disposte nelle stupende sale storiche. Al nucleo originario nel 1727 i padri oratoriani, su consiglio di Giovanbattista Vico, assiduo frequentatore, aggiunsero, acquistandola, la biblioteca di Giuseppe Valletta che comprendeva una ricca collezione di testi giuridici, filosofici, religiosi e letterari. Diversi altri fondi, oltre ai circa 10.000 della collezione Valletta, hanno arricchito il patrimonio dell’Istituto tra i quali i5.057 volumi del Fondo Agostino Gervasio.

Un luogo di grande interesse per gli studiosi e per i giovani grazie alle preziose opere presenti nei vari Fondi…
Un luogo dove per secoli ha albergato una sorta di esperimento sociale fondato sulla formazione, l’educazione, la ricerca del bello, la spiritualità. Dove per secoli si è esplorata con avida curiosità e totale assenza di pregiudizio la conoscenza. Così facendo la si è selezionata e conservata; a noi oggi il compito di gestirla, anche forti dell’ausilio della tecnologia. Ma la cura e la condivisione oltre che al patrimonio librario, che vanta esemplari dal valore inestimabile, deve essere ovviamente estesa anche al patrimonio architettonico e storico artistico.

Come hanno inciso e come incidono oggi le misure di contrasto e contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid 19 sull’attività quotidiana della Biblioteca e del Complesso monumentale?
Sono ancora molto condizionanti, ma più ancora lo sono le vastissime aree cantierate e la condizione di sequestro giudiziario in cui permane la Biblioteca. Ciononostante, abbiamo intensificato i servizi a distanza e riavviato quelli in presenza con un protocollo comportamentale compatibile con la pandemia e la realtà che vive l’immobile.

Quali iniziative intende portare avanti per promuovere il ricco patrimonio culturale dei Girolamini?
I Girolamini devono progressivamente riconquistare loro il naturale ruolo di centro culturale. Alla progressiva restituzione alla collettività degli spazi monumentali si affiancheranno iniziative dedicate che tenderanno ad un forte coinvolgimento dei diversi bacini di utenza. Il ripristino dell’erogazione al pubblico di servizi bibliotecari sempre più efficienti, ma anche innovativi, sarà uno dei punti di forza della mia azione.

Il rapporto con le scuole…
L’utenza di prossimità avrà per le istituzioni culturali post-pandemia un ruolo di assoluta rilevanza. Nell’ottica di un rapporto sempre più profondo con la cittadinanza e il centro storico, alle scuole sarà dedicata un’attenzione particolare: è nei giovani che va coltivata la sentinella, quanto accaduto ai Girolamini è stato reso possibile dall’assenza di qualsiasi forma di controllo sociale, a vantaggio di una visione elitaria aberrante.

In questo periodo tante istituzioni, musei, biblioteche hanno continuato la loro attività e assicurato la fruizione attraverso i media al pubblico che non ha potuto frequentarli. Anche i Girolamini hanno attivato i media e i canali social?
Sono assolutamente convinta che i luoghi della cultura debbano avere una voce digitale e anche i Girolamini stanno costruendo in questo senso; al momento stiamo aggiornando il sito internet e ragionando sui social esistenti. Io ho tenuto a battesimo dal primo giorno del mio insediamento un profilo Instagram, che non esisteva, che ho chiamato the_girolamini_diaries dove registro giorno dopo giorno la mia personale, quotidiana meraviglia…

Quale sarà la prima iniziativa post Covid 19…
Senz’altro la riapertura progressiva degli spazi monumentali restaurati, chiesa e sala Vico in primis. Ritengo che il riallestimento, poi, della pinacoteca sarà impegnativo e d’effetto almeno quanto quello di una grande mostra.