Antonio Visconti (presidente dell’Asi Salerno e della Ficei): La Zes unica rischia di rallentare le procedure

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in foto Antonio Visconti

“Le Zes, come le conoscevamo fino a dicembre, hanno funzionate bene. Hanno creato una semplificazione amministrativa con l’utilizzo dello sportello unico e quindi con il rilascio di un’autorizzazione unica in maniera più veloce e semplificata, una leva fiscale con il credito d’imposta e una riduzione dell’Ires che sicuramente ha stimolato molto gli investimenti”.
A dirlo è Antonio Visconti, presidente Asi di Salerno e numero uno di Ficei, la Federazione italiana consorzi enti industrializzazione.
“C’è stato uno studio di Ambrosetti sulla Zes campana che ha messo in luce come abbia generato due miliardi di euro di nuovi investimenti creando circa 5mila posti di lavoro e notevoli interventi privati e opere pubbliche. La vecchia Zes prevedeva un sistema a tre “punte” di utilità: semplificazione amministrativa, sgravi fiscali e rafforzamento delle infrastrutture”.
Ma il passaggio alla Zes unica rischia di diventare un boomerang, secondo Visconti.
“La Zes unica è auspicabile, noi l’abbiamo invocata. Non era possibile avere regole differenti alla destra o alla sinistra della vecchia strada perché creava inevitabilmente fenomeni divisivi nei territori. La perimetrazione tagliava fuori chi non era all’interno di esso. Tuttavia critichiamo, anche con una certa forza, le scelte fatte dal governo. Perché in primis è stato smantellato quanto di buono c’era in precedenza. Immaginare che un’unica tecnostruttura romana possa analizzare, istruire ed evadere richieste d’insediamento produttivo, così spesso dettagliate e anche specifiche, di 8 regioni, è difficile”.
“Pensare che a Roma, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, venga analizzato il progetto per la realizzazione di un piccolo opificio in provincia di Ragusa, per chi ogni giorno è sul campo e sa quali sono le criticità, lascia davvero perplessi. Spesso c’è la necessità di un’interlocuzione fitta e costante con gli uffici anche per risolvere questioni di tipo urbanistico o ancora più banali come l’allaccio alla condotta idrica, piuttosto che i servizi di depurazione. C’è un tema di accentramento che sicuramente è auspicabile da un punto di vista politico e del coordinamento delle misure ma non certo da un punto di vista amministrativo, perché rischia di creare un collo di bottiglia e di allontanare le esigenze dal soggetto che è chiamato ad analizzarle”.