Archeologia, Cuma riporta alla luce le padelle antiaderenti dell’antica Roma

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Padelle antiaderenti raccomandate da Apicio, ricercatissime dai ‘master chef’ dell’età romana. Tanto da pretendere per i loro stufati solo le teglie con il fondo rosso, dette “cumanae testae”, provenienti dalle rinomate officine di Cuma.Il sogno di ogni archeologo delle ceramiche è trovare una discarica di questi materiali – racconta Marco Giglio, che da due anni con il gruppo dell’Università Orientale di Napoli sta studiando ottantamila reperti per ricostruire l’antesignana delle moderne padelle – ed è quello che è accaduto a noi. Questi materiali provengono da uno scavo concluso nel 2008. Anche il celebre Apicio le raccomanda per realizzare le sue ricette. Pentole del genere sono arrivate fino in Britannia ma ora è certo che venivano da qui. Quelle che venivano giudicate imperfette per la vendita venivano appunto gettate in discarica, e ritrovarle seppur a pezzi ci fa capire bene quali fossero i metodi di lavorazione e quindi il livello qualitativo di questi ricercati manufatti“. A Cuma solo il 10 per cento del territorio delle fabbriche è stato scavato, i reperti, tutti di età augustea tiberiana, provengono dalla zona a ridosso dello stadio e della porta settentrionale della città e dimostrano la presenza di importanti officine produttive attive almeno fino al II secolo dopo Cristo. Il fondo antiaderente era ottenuto grazie a un particolare rivestimento interno utile a creare una superficie spessa e liscia che evitava ai cibi cucinati di attaccarsi alle padelle. Queste erano utilizzate per la cottura a fuoco lento di alimenti soprattutto a base di carne. Le ceramiche cumane, in particolare quelle verniciate, grazie alla qualità dei materiali si diffusero in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna al nord Africa, e sono state trovate anche in Francia e Germania settentrionale. Le attività di scavo archeologico dell’Orientale nell’area di Cuma sono in corso da molti anni in ampi settori della città. Lunedì 8 febbraio alle ore 9.15 presso la sede dell’Orientale di palazzo du Mesnil (via Chiatamone 62), si terrà un convegno proprio sulle nuove scoperte archeologiche a Cuma portate avanti dagli studiosi dell’Orientale, in particolare dal gruppo di ricercatori coordinato da Marco Giglio, assegnista di ricerca in Archeologia classica, con il coinvolgimento anche di Stefano Iavarone e Giovanni Borriello, entrambi dottorandi in archeologia. Per le analisi chimiche e mineralogiche attivata una collaborazione con l’Università Federico II.