Lo scavo è stato chiuso solo da una settimana, ma le prime valutazioni degli studiosi sui reperti risalenti a 2500 anni fa emersi dalla necropoli scoperta per caso nel corso dei lavori di ampliamento del pastificio Garofalo di Gragnano sono già entusiastiche. “Ottantacinque sepolture in 2mila metri quadrati, in cui abbiamo identificato finora 16 adulti, 4 bambini e 15 infanti. Dal febbraio 2025 abbiamo rimosso tutto il materiale di studio – ha spiegato Paola Ricciardi, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli – e ora l’area sarà ricoperta. Il capitale di oggetti e materiali organici ci dicono già moltissimo sugli abitanti di questi luoghi”.
Al di sotto della necropoli, le indagini hanno individuato strutture e tagli ancora più antichi, risalenti all’età del rame e del bronzo. “Ciò crea continuità con le popolazioni di Longola – spiega Teresa Elena Cinquantaquattro, delegata del ministero della Cultura – e poi con Pompei. Ponendoci ancora il quesito su dove si trovasse la città di Stabia”. Francesca Mermati, responsabile scientifica delle indagini, ha spiegato come lo studio dei materiali biologici abbia già rivelato malattie dell’epoca e il ruolo sociale dei resti umani rinvenuti: la loro alimentazione, il rachitismo dei bambini, le deformazioni scheletriche dovute all’attività professionale. Cioè le condizioni di vita delle comunità del VI secolo a.C.






































