Archeologia, guerra ai furti d’arte: siglato il protocollo, Pompei apripista

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Un modello pilota per contrastare il fenomeno criminale del saccheggio dei siti archeologici e del traffico dei reperti e opere d’arte. Questo l’obiettivo della collaborazione istituzionale tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata formalizzata con la firma di un protocollo d’intesa tra il procuratore Pierpaolo Filippelli e il direttore generale Massimo Osanna. Scopo del protocollo, informa il Parco Archeologico di POMPEI in una nota, è l’attivazione di un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie e l’attuazione di procedure condivise, nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, per interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione.
Più nel dettaglio, la Procura si impegnerà a trasmettere “tempestivamente e formalmente” al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco.
Il Parco, invece, si impegnerà ad attivare in caso di richiesta, procedure “di somma urgenza” per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini.
Il Parco, inoltre, dovrà fornire periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali ecc), eventuali scavi legalmente condotti e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia. E ancora il Parco si impegnerà a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative. La validità del protocollo sarà di due anni, con possibilità di rinnovo.