Architetti, Loris Rossi: Napoli da rifare. Edifici post-bellici a rischio

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Oltre un terzo degli edifici residenziali napoletani è stato costruito negli decenni tra i Quaranta e i Sessanta: un periodo in cui, secondo Aldo Loris Rossi, docente di progettazione architettonica ed ambientale all’Università Federico II, la carenza di ferro e cemento di qualità ha restituito alla città una quantità significativa di fabbricati non anti-sismici e non sicuri. “Quando ho assistito alla demolizione della platea del teatro Trianon – spiega – nel cemento non c’era più traccia di ferro, ma solo un foro arrugginito. Con il tempo, non essendo acciaio, il metallo è sparito e ha reso il cemento disarmato, più che armato”. Di un milione e mezzo di vani oggi in piedi nel capoluogo campano, solo 350mila risalgono ad epoca pre-bellica: si tratta della cosiddetta edilizia storica. Della parte residua, circa 1.150.000 vani, circa la metà è stata costruita nei tre decenni che hanno preceduto l’approvazione delle leggi sull’edilizia anti-sismica, avvenuta a partire dagli anni Settanta. Le nuove normative imponevano calcoli statici particolare per poter costruire un fabbricato, perciò quelli edificati da quel decennio in poi danno ancora oggi garanzia di resistenza. Esiste un censimento ufficiale? “No, non è mai stato fatto – precisa -. Quei numeri sono frutto di studi da me realizzati con il sostegno di altri professionisti. Al momento il pericolo riguarda l’edilizia residenziale nata tra gli anni Quaranta e i Sessanta”. Il rischio qual è? E la soluzione? “Il rischio è semplice da individuare: è il crollo. Napoli è una città ‘spappolata’. Con l’Ordine nazionale degli Architetti abbiamo proposto l’obbligatorietà del fascicolo del fabbricato per tutti gli edifici residenziali. Una sorta di carta d’identità dei palazzi per conoscerne lo stato di salute. Il Comune dovrebbe imporlo ai proprietari, ma è semplice immaginare quanta opposizione abbiamo incontrato”. Animata dallo stesso spirito la recente proposta avanzata da Ordine e Legambiente: un documento programmatico consegnato a Graziano Delrio, ministro alle Infrastrutture, che ipotizza l’abbattimento degli oneri concessori che oggi si pagano due volte e il dirottamento degli incentivi al risparmio energetico anche su operazioni di riqualificazione urbana. “La demolizione e ricostruzione –  chiarisce Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale Architetti, tra i principali estensori del documento – è una tipologia edilizia che non esiste: basti pensare che bisogna ottenere due permessi, uno per demolire, l’altro per costruire, pagando due volte gli oneri pagati già in origine e incontrando una serie di fortissime limitazioni sul piano urbanistico per edifici considerati di nuova costruzione. Questo impedisce la trasformazione delle nostre città in una chiave di architettura contemporanea e di maggiore efficienza energetica”.