Architettura, Capri laboratorio futurista

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Meta dei più importanti intellettuali del primi decenni del Novecento, l’isola azzura ospita nel 1922 un Convegno sul Paesaggio che ne fa luogo d’elezione di una folta schiera di futuristi, tra cui Marinetti, Prampolini, Depero, Tavolato, Clavel e molti altri. L’isola diventa così, in quegli anni, simbolo della trasversalità e delle contraddizioni della poetica del movimento fondato da Marinetti. È una delle tesi illustrate nel volume “1914-2014. Cent’anni di architettura futurista”, curato da Andrea Nastri e Giuliana Vespere.

A poco più di cent’anni da quel luglio del 1914, quando la pubblicazione del celebre Manifesto di Sant’Elia gettava le basi dell’architettura futurista, si può tracciare un bilancio delle influenze esercitate dai manifesti e dall’iconografia della “prima avanguardia” sull’architettura contemporanea, fino ai giorni nostri. Influenze notevoli, plurime, che possono essere lette a vari livelli e da diversi punti di vista. È quello che si è cercato di fare in questo volume, “1914/2014. Cent’anni di architettura futurista”, in cui alcuni tra i più importanti storici dell’arte e dell’architettura, critici e progettisti italiani sono stati chiamati a fare un resoconto dei “vaticini” contenuti negli scritti e nelle opere dei futuristi e ad individuare quelle valenze inespresse che, dal punto di vista contemporaneo, possono essere definite come delle vere e proprie “profezie”. All’interno del volume trova spazio, inoltre, un approfondimento dedicato al rapporto tra futurismo e architettura caprese. Il rapporto tra gli esponenti del futurismo e Capri è stato da sempre intenso e controverso, andando molto al di là di quanto la poetica del movimento potesse lasciare presagire. Capri, infatti, fin dal primo dopoguerra era assiduamente frequentata da una folta schiera di futuristi, tra cui Cangiullo, Prampolini, Depero e molti altri, che ne trassero ispirazione per i propri lavori. Anche il vate del futurismo, Marinetti, ebbe un rapporto strettissimo con Capri, soggiornandovi spesso e progettando a più riprese di farsi costruire una casa a Marina Piccola; questo legame così intenso dell’aedo della modernità, dell’assassino del chiaro di luna, dell’esaltatore dei nuovi materiali da costruzione con un luogo che l’immaginario collettivo associava al tempo lento e ozioso, alla natura incontaminata e alle placide architetture mediterranee ha suscitato tanto l’interesse quanto la perplessità di molti studiosi. Fatto sta che Capri, “la sedia a sdraio del Mediterraneo” secondo la felice definizione dello stesso Marinetti, divenne teatro di mostre, spettacoli, feste e incontri stravaganti e spesso controversi organizzati dalla pattuglia futurista. Diversi artisti del movimento, poi, presero parte al Convegno del paesaggio del 1922, organizzato dal sindaco Edwin Cerio per difendere il territorio dell’isola dall’incipiente speculazione edilizia. L’isola, infine, ispirò il manifesto “Capri Artopoli d’Italia”, pubblicato nel primo numero della rivista romana “Futurismo” nella primavera del 1932, i cui estensori proponevano di utilizzare la Certosa di San Giacomo come sede di laboratori d’arte ed esposizioni.