Aronofsky: “In ‘Mother!’ tutta la frustrazione per come va il mondo”

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Venezia, 5 set. (AdnKronos) – “Questo film è stato un’esperienza strana perchè gli altri miei film hanno richiesto molti anni di gestazione: ‘Black Swan’ 11 anni, ‘Noah’ 20 anni, questo invece è venuto fuori in cinque giorni. Ed è venuto fuori pensando a quello che sta succedendo sul nostro pianeta e non essere in grado di fare niente. È venuto fuori dalla rabbia, causata da questa angoscia ed impotenza, dall’osservare l’eterna insoddisfazione degli esseri umani e dal bisogno continuo di consumare tutto”. Darren Aronofsky torna al Lido sette anni dopo aver aperto la Mostra di Venezia con il ‘Cigno Nero’ e presenta in concorso ”Mother!’, interpretato da Jennifer Lawrence (che nel frattempo è diventata la fidanzata del regista, ndr.) e Javier Bardem, impegnati in un thriller con sfumature soprannaturali che ha ottenuto un’accoglienza per lo meno contrastata nelle proiezini in anteprima per la stampa.

“Appena scritta la prima versione in pochi giorni l’ho fatta leggere a Jennifer che ne è rimasta entusiasta e ad un tratto stavamo già facendo il film”, aggiunge il regista. Per sua stessa ammissione, questo film “è venuto fuori come da un sogno delirante, una febbre”. Al centro della storia la relazione di una coppia (lui scrittore in crisi creatiiva e lei impegnata nella ristrtturazione della casa in campagna dove si sono isolati) messa a dura prova quando alcuni inattesi ospiti (prima la coppia formata da Michelle Pfeiffer e Ed Harris poi uno stuolo di inquietanti e invadenti avventori sempre più minacciosi) si presentano a casa loro, gettando nello scompiglio la loro tranquilla esistenza. “L’invasione che la protagonista subisce è al centro del film e abbiamo cercato di rendere questa sensazione anche attraverso i colori, che sono prima quelli di una campagna naturale e poi sempre più innaturali ed estranei, Il personaggio di Jennifer non si sente mai sicuro, il pubblico non sa mai dove il film stia andando e a questo abbiamo lavorato anche con le musiche Jóhann Jóhannsson”, spiega il regista. La casa è uno dei protagonisti del film: “Tutto il film è una metafora. E la casa per tutti noi è ormai come un regno inviolabile, anche se poi siamo tutti pronti a violare le casa altrui. Non sono in grado di dire con esattezza dove affondino le radici di questo film. Però non è un caso che all’inizio del film ci sia la citazione del numero 6, che simboleggia il sesto giorno della Bibbia”, quello in cui Dio crea l’uomo.

Jennifer Lawrence, abituata a ruoli di donne molto forti, si cimenta in un personaggio accodiscendente: “Darren ha cercato mettermi in contatto con una parte di me che non conoscevo, me l’ha fatta tornare fuori. Per me è stato molto difficile”, confessa l’attrice. Il marito scrittore interpretatoo da Bardem è un artista narcisista, che vampirizza la compagna: “Sì sono molto narcisistico. Secondo me questa stooria è estrema ma ha molte letture, ognuno deve scegliere quella che gli assomiglia di più. Però senz’altro il tema di fondo è il rapporto tra lo scrittore e la sua creazione, che può essere il libro, la casa o la terra stessa”.

“Al centro della trama una donna alla quale viene chiesto di dare, dare e ancora dare fino a quando non le resta più nulla. Alla fine la storia non è più in grado di contenere la pressione che sta ribollendo al suo interno. Diventa qualcos’altro che è difficile spiegare e descrivere””. Il finale del film parla di una ciclicità, di morte e di una nuova nascita. “È un finale volumente ottimista”, conclude il regista. Quanto alle critiche ricevute dal film nell’anteprima per la stampa, il regista replica: “Mi rendo conto che questo film è come un percorso sulle montagne russe e bisogna essere disposti a salirci sopra a queste montagne russe”.