Arriva il ‘pronto soccorso’ in spiaggia per le tartarughe

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Roma, 20 lug. – (AdnKronos) – Vedette per gli avvistamenti delle tartarughe in difficoltà e operatori di primo soccorso, con tanto di “vasche” pre-ospedaliere di accoglienza: il tutto per aiutare Cnr-Ismar a ridurre i casi di catture accidentali e di mortalità post cattura delle tartarughe. Questo l’apporto che i volontari dell’ente di promozione sportiva e sociale Aics, Associazione italiana cultura sport, daranno al progetto europeo TartaLife, nato per la conservazione della tartaruga marina Caretta caretta, condotto in collaborazione con i pescatori, promosso nelle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare e finanziato dall’Unione Europea attraverso il fondo Life+ Natura 2012.

Minacciata a livello planetario da numerose attività antropiche, si stima che in Mediterraneo ogni anno la pesca professionale catturi accidentalmente oltre 130 mila esemplari di tartarughe Caretta caretta. Da qui, l’accordo tra Cnr e la commissione ambiente di Aics, che conta su una rete di decine di comitati e migliaia di volontari su tutto il territorio di costa.

L’Associazione, spiega Andrea Nesi, responsabile nazionale della commissione Ambiente di Aics, “è presente su tutto il territorio nazionale con 12mila circoli sportivi, che formeremo per veicolare in maniera capillare le informazioni e le buone prassi sviluppate nel corso del progetto TartaLife e per creare una rete di avvistamento degli animali in difficoltà”.

Nei territori di mare, poi, aggiunge Nesi, “installeremo delle vasche di posizionamento transitorio delle tartarughe recuperate e formeremo gli operatori al recupero e alla messa in sicurezza degli animali: una sorta di ‘primo soccorso’ che contribuirà ad alleggerire il lavoro degli ‘ospedali’ che gli altri enti partecipanti al progetto già vantano sul territorio. Una di queste vasche è già operativa sul Lido di Volano, nel Ferrarese, da dove proprio nei giorni scorsi siamo riusciti a liberare in mare Rina, una delle ultime tartarughe recuperate e curate dalla Fondazione Cetacea di Riccione”.

Per il progetto TartaLife, spiega Alessandro Lucchetti ricercatore CNR e coordinatore del progetto, “coinvolgere il grande pubblico con attività di sensibilizzazione sulle tematiche di conservazione è un punto focale. In questo caso, la collaborazione con Aics ci ha portato oltre questo livello, e ci consentirà, anche dopo la fine del progetto, di avere a disposizione una capillare rete di intervento su tutto il territorio. Questo renderà di sicuro più efficaci gli interventi di conservazione da parte dei centri di recupero tartarughe”.