È in arrivo la legge di bilancio

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Fino ad ora il governo si è misurato con provvedimenti e leggi che non hanno avuto una ricaduta economica sui conti dello Stato. Ilva, Dl Dignità sono tutte misure che il governo sta attuando a costo zero, cavalcando ancora la propaganda tipica della campagna elettorale. La visibilità di questo governo giallo-verde e la fiducia con l’elettorato sono ancora ai massimi. La promessa di ridare dignità al lavoro o addirittura un reddito di cittadinanza, la promessa di riavviare un sito industriale mettendo sotto scacco l’investitore estero e multinazionale, sono senz’altro efficaci sulle fasce deboli che faticano ad uscire dalla crisi. Passa anche il messaggio che la causa della precarietà è proprio quel contratto a tempo determinato che invece è la forma di contratto più simile nei diritti a quello indeterminato, per le ferie e la malattia ad esempio, e la retribuzione. È difficile comprendere perché si vuole combattere il precariato (fine giustissimo e condiviso anche dalle imprese) irrigidendo questo tipo di contratto e non altri molto più penalizzanti, come il lavoro interinale o la somministrazione. Anche qui viene da pensare che si facciano provvedimenti sull’onda dell’emotività, senza conoscere in maniera approfondita il mondo dove si va ad intervenire.
Ma il bello deve ancora venire. Il governo, infatti, dovrà presto confrontarsi con misure che hanno un peso sui conti pubblici, una a caso la legge di bilancio. La vecchia finanziaria è una legge che impone una rigida riflessione sulle risorse economiche da mettere in campo: quante, verso quali provvedimenti instradarle e soprattutto dove reperirle. Prima ancora di nascere, questa legge di bilancio vale già una ventina di miliardi, poco più di 12 solo per sterilizzare gli aumenti IVA. Gli altri 8 tra spesa per interessi e minor crescita. E poi si parlerà finalmente dei tre macro provvedimenti, cavalli di battaglia di questo governo: reddito di cittadinanza in primis, poi flat tax e revisione della legge Fornero. Si è letto di qualche primo, approssimativo calcolo economico di tutti i provvedimenti che dovrebbero confluire nella legge di bilancio. Il reddito di cittadinanza secondo l’Istat costa circa 15 miliardi l’anno. L’Inps, più di recente, ha detto 38. La flat tax, dopo aver capito le modalità di intervento, con due sole aliquote al 15 e al 20% sopra e sotto 80 mila euro di reddito, dovrebbe costare tra 60 e 100 miliardi. Modificare la legge Fornero con la cosiddetta “quota 100” costerebbe almeno 5 miliardi l’anno. A questi si aggiungono, per esempio, gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato anticipati in tv dal ministro Di Maio.
Questa finanziaria si presenta con un conto decisamente troppo elevato. Con un conteggio al ribasso, tenendo conto della stima minima di ogni misura, siamo già a 100 miliardi. Si potrebbero mettere ulteriormente a rischio i conti pubblici oppure aprire una dura battaglia in sede europea. È vero che la politica è proprio questo: scegliere dove sottrarre e reperire risorse e dove impiegarle, verso quali fasce della popolazione indirizzarle, ma qui la strada è davvero molto in salita.