Arte, crepe nel soffitto della chiesa di San Nicola: mobilitazione per salvare gli affreschi del Solimena

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di Giuseppe Abazia

Non serve spendere parole per ricordare quanto Napoli sia ricca in termini di storia, monumenti, pittura, architettura; servirebbe, però, che le istituzioni spendessero qualche risorsa in più per assicurare la conservazione di un patrimonio artistico così prestigioso. Uno dei casi più eclatanti emersi di recente riguarda la chiesa di San Nicola alla Carità di proprietà dell’Ordine dei Pii Operai Catechisti Rurali, situata in Via Toledo e conosciuta anche come “chiesa del Solimena” poiché l’artista contribuì sia alla sua progettazione architettonica, sia con opere pittoriche.
Sono proprio gli affreschi del Solimena, realizzati nel 1697, ad essere in pericolo: il soffitto che li ospita versa in pessime condizioni e il rischio di un crollo è concreto. La gravità della situazione fu evidente fin da Dicembre 2017, quando si rese necessario un intervento di messa in sicurezza a spese del parroco Don Mario Rega, che fece installare delle impalcature a sostegno della navata, danneggiata da infiltrazioni d’acqua. Più di recente, dei sopralluoghi effettuati da un ingegnere hanno portato alla luce un quadro ancora più preoccupante del previsto: si è rilevata la presenza di una trave di ferro collassata di dieci centimetri rispetto alla sua posizione originale, sintomo di una debolezza strutturale importante.
I lavori che Don Rega e la parrocchia sono in grado di finanziare di tasca propria risultano, però, soluzioni temporanee, che non risolvono il problema alla radice. Servirebbero interventi ben più incisivi e mirati, ma la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli manca dei fondi necessari e al momento non può fare altro che constatare e monitorare i danni.
La chiesa di San Nicola alla Carità va a collocarsi in un quadro non incoraggiante: delle circa duecento chiese antiche di Napoli, solo un’ottantina è aperta al pubblico. Delle restanti, parte non ricopre più la sua originaria funzione di edificio di culto e parte è in stato di abbandono. L’ultima chiesa a chiudere le porte a causa dell’incuria è stata San Diego all’Ospedaletto e risalgono solo a un paio di anni fa i crolli nelle chiese di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone e di Santa Brigida.
L’appello di Don Rega è trasversale e si rivolge alle istituzioni interessate, al Ministero dei Beni Culturali, al Sindaco, a privati cittadini che vogliano contribuire al restauro e alla messa in sicurezza. “Questa chiesa non è stata mai abbandonata. Furono fatti dei lavori strutturali prima del terremoto; poi, quando sono arrivato nel 1991, mi sono occupato del restauro di quasi tutte le tele, della facciata principale, delle porte… questi lavori hanno richiesto cifre tra i cinquemila e gli ottomila euro, che siamo riusciti a racimolare; poi mi sono accorto di questi nuovi danni al soffitto, ma adesso si parla di una spesa di almeno di centomila euro e i fondi non ci sono. Chiedo aiuto alle istituzioni o a qualche privato che voglia sponsorizzare i lavori o aiutarmi. Le istituzioni dicono che dovebbe pensarci il proprietario, ma dell’Ordine dei Pii Operai Catechisti Rurali siamo rimasti in pochissimi e, nonostante la nostra buona volontà, non disponiamo dei soldi necessari”.
In una città che dovrebbe fare della sua ricchezza artistica una punta di diamante, è inaccettabile che un altro pezzo di storia stia soccombendo al degrado. La cultura è uno dei traini maggiori del turismo campano, come ricorda anche Don Rega: “Su Via Toledo, sicuramente la chiesa di San Nicola alla Carità è la principale. E’ molto visitata dai turisti, soprattutto a Natale, grazie al presepe antico che ospitiamo”.
Lo scorso 3 Maggio, grazie all’interessamento del Comitato Portosalvo di Antonio Pariante, la trasmissione Agorà di Rai 3 ha effettuato un collegamento in diretta con San Nicola alla Carità che ha permesso di portare all’attenzione di un pubblico più vasto le problematiche della chiesa; la Fondazione San Paolo, invece, ha inviato a Don Rega la modulistica necessaria alla richiesta di un contributo per le opere di restauro – da erogarsi, però, solo in presenza di progetti precisi e relative autorizzazioni. Il rischio è che anche la solidarietà resti imbrigliata nelle maglie di una burocrazia troppo lenta, incapace di dare risposte a un decadimento che invece corre a passo spedito.