Arte e Suoni nel Bosco, si conclude il Festival dissonante di Val Fortore

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L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero,avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale

Si conclude Feo Fest – Arte e Suoni nel Bosco, il festival che nelle giornate del 9, 10, 11 e 12 settembre ha costruito nuove identità visive e sonore, ridisegnando, in termini creativi e quanto mai corali, lo skyline culturale del Fortore. Perché il patrimonio ambientale e non delle realtà collinari può e deve riscoprirsi in un inedito Rinascimento attraverso approcci creativi e linguaggi artistici inconsueti.
La notte inizia a schiarire tra gli accordi morbidi di una chitarra, il ritmo di un caxixi, la melodia di un flauto che porta lontano. Pian piano il sole si fa spazio tra il campanile e le case del vecchio borgo, inondando il bosco di una luce tenue, luce appena nata. Il pubblico è disposto a raggiera, un sole di facce attente, orecchi volti al suono, cuori predisposti all’ascolto riflette, quasi in un gioco speculare, l’alba che si affaccia sul mondo. Il tutto sulle note remote e sempre attuali, accorate, ma mai scontate di Creuza de Mä, l’album di Fabrizio De Andrè che il giorno 12 settembre 2021 ha portato Genova ed il Mediterraneo tutto a Foiano di Val Fortore (BN). E’ con Eos_in concerto all’alba che Feo Fest, alla sua primissima edizione, si congeda. Con la direzione artistica del Collettivo_Gea, composto da Alessandra Facchiano, Angela Cerritello e Matteo Fioretti, il contest, patrocinato dal Comune e supportato dalla sua Amministrazione Comunale, ha segnato una linea retta dal bosco al cuore pulsante della comunità. Se il valore di un festival si misura in partecipazione, Feo Fest sembra esser riuscito a cogliere nel segno attraverso la messa in pratica di un’arte orizzontale, che nasce, cresce e si trasforma dal basso.


Un progetto che si condensa nel lavoro laboratoriale e che si fa guidare da un elogio dichiarato alla “dissonanza”: dissonante non è nota scordata, ma anomalia, tensione al movimento. Con i workshop gratuiti aperti a bambini e ragazzi del territorio, si è andata propagando l’idea di una creatività condivisa dove la singolarità diventa insieme non necessariamente armonico, ma che premia, anzi, l’improvvisazione, lo spirito critico, la divergenza, la contaminazione. I ragazzi partecipanti hanno colto a piene mani i frutti di tale visione e dato vita, nella serata delll’11 settembre 2021, ad un evento diffuso, che ha trovato incipit nell’orchestra estemporanea del Soundpainting, diretto da Matteo Fioretti con Liberi di Essere Musica: geografie sonore e performative mai calpestate si sono palesate al pubblico aprendo, sulle tracce di 1984 di George Orwell, una parentesi sospesa tra arte e vita. A stupire ed emozionare il cammeo sorprendente dei bambini del laboratorio di Propedeutica Musicale, che, sotto la guida di Alessandra Facchiano, si sono interfacciati con nuove forme di teatro e musica con tutta la leggerezza della dimensione infanzia. E’ stata poi la volta di In Leaf Creation, a cura di Teodora Zuppa, esposizione fotografica dove, attraverso l’impressione diretta di materiali arborei, sono andati affiorando reminiscenze naturali, realtà sospese, estetiche appena sussurrate. La mostra si è dunque conclusa con Transparent, opera di Land Art a cura di Angela Cerritello. Attraverso l’alfabeto visivo surrealista, l’installazione ha messo in scena il tempo (in termini simbolici quanto performativi) tramite la rappresentazione di un’umanità opacizzata, fluttuante, effimera.


E Foiano di Val Fortore è stata location ideale del festival, un luogo che si è fatto territorio umano, in primis. E’ del resto questa la magia del “paese”: crea, e a priori, invincibile appartenenza, solide comunità. Come se i solchi di un campo arato corrispondessero a quelli dei nostri palmi, l’aria del bosco fosse nostro polmone. Il Fortore, nel suo esempio di “provincia sincera”, genuina e franca, sa, non solo venir fuori dallo stereotipo dell’arte museale e dei grandi centri, ma offrirsi come possibilità per un rilancio ambientale, turistico e culturale, perché la provincia e le sue realtà rurali sono fatto vivo e, oggi come mai, opportunità di cambiamento.
Feo Fest – Arte e Suoni nel Bosco ha così creato un piccolo universo-arte, premiato dalla partecipazione attiva e dall’entusiasmo contagioso delle giovani generazioni che ne hanno preso parte. E’ stato il festival delle dissonanze e dell’inconsueto, appunto. E,’del resto, solo con l’inconsueto che ci si apre la porta alla meraviglia, allo stupirsi ancora dinnanzi realtà già note. A volte basta cambiare solo il punto di vista, la lente che ci permette di mettere a fuoco. Del resto, come scriveva Gilbert Keith Chesterton, – Non moriremo per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia -. Feo Fest è stato uno stato d’animo, una scoperta e una scommessa.
Ciò che lascia dopo il suo mirabolante passaggio è la voglia di farne parte, ancora.