Arte, ecco il vero tesoro di Napoli Un patrimonio da almeno 50 miliardi

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COME SI FA a dare un valore al tesoro di San Gennaro? Oppure, per citarne uno tra tanti, alla “Crocifissione” del Masaccio, una delle perle ospitate dalla Galleria nazionale di Capodimonte? Difficile. Impossibile secondo gli esperti. Una stima, però, si può azzardare. Il patrimonio artistico di Napoli, l’insieme di opere, collezioni, oggetti sacri contenuti in musei, palazzi, siti all’aperto, residenze reali raggiunge la cifra di 50 miliardi di euro. Per approssimazione. Perché dentro questo contenitore non c’è tutto quanto viene considerato “inestimabile”.Come il tesoro di San Gennaro, frutto di donazioni che risalgono addirittura al XIV secolo e che, per unanime consenso degli esperti d’arte, sarebbe addirittura più ricco di quello della Corona d’Inghilterra e degli Zar di Russia. Ad azzardare una stima per molti impossibile, per giunta riferita non solo al patrimonio storico-artistico partenopeo ma all’intero giacimento culturale del Belpaese, è stata – pochi mesi fa – nientedimeno che la Corte dei Conti. Citando per danni il colosso delle agenzie di rating Standard & Poor’s, i magistrati contabili lo hanno valutato in 234 miliardi di euro.

L’oro di Napoli – Ebbene, l’oro di Napoli ne vale da solo circa un quinto: 50 miliardi di euro. Nel solo museo archeologico, ospitato nella omonima piazza, sono presenti tre collezioni che messe insieme hanno una stima non inferiore al mezzo miliardo di euro. Si tratta, nello specifico, della collezione Farnese, reperti provenienti da siti romani, della Pompeiana, eredità lasciata dai Borbone, della Egizia, la più antica d’Italia e terza per quantità di manufatti. Certamente superiore la quotazione delle opere contenute nella Galleria nazionale di Capodimonte. Con tutte le precisazioni del caso lo ammette Fabrizio Vona, soprintendente per il polo museale partenopeo. “Premesso che stiamo parlando di opere letteralmente inestimabili perché prive di mercato, per indicare delle cifre si può fare un ragionamento sulla base delle coperture assicurative. Ebbene, solo a Capodimonte ci sono almeno una decina di sale che valgono, in questi termini, almeno 1mliardo di euro ciascuna”. E c’è da aggiungere che il valore assicurativo non necessariamente corrisponde a quello di mercato, nel senso che, ammesso che un Raffello, un Masaccio o un Caravaggio potessero avere mercato, il loro valore potrebbe essere addirittura superiore.

“Ma sia chiaro che ragioniamo per assurdo”, sottolinea Vona. Sia pure per assurdo, però, continuiamo il nostro ragionamento. Piazza Plebiscito è la cornice in cui si staglia Palazzo Reale. Le otto sculture della facciata principale non sono stimabili tanto è elevato il loro valore, ma dentro ci sono allestimenti e opere per almeno 300 milioni di euro, da Luca Giordano ad Andrea Vaccaro. O, ancora, ai testi contenuti nella biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III e le sculture di Pietro Bernini che abbelliscono il museo nazionale di San Martino.

Dal San Carlo al Conservatorio – Come sottovalutare, invece, il patrimonio del conservatorio di San Pietro aMajella, il più importante del mondo per i pezzi contenuti nel suo museo? Oltre ai dipinti che raffigurano i musicisti diplomati in 500 anni di storia della scuola, nel palazzo sono custoditi strumenti musicali come l’arpa di Stradivari e i pianoforti di Domenico Cimarosa, SaverioMercadante eGiovanni Pasiello. Per non dire delle sculture di Francesco Jerace, su tutte il Beethoven che sta nel chiostro. Valore totale delle opere 50 milioni di euro. Qualcosa in meno – 20 milioni di euro – è la possibile quotazione che si può dare del Teatro San Carlo, il più antico d’Europa, e delle bellezze contenute nel Memus, l’esposizione di quadri, documenti, costumi di scena, strumenti e fotografie, allestita nel 2011. Ci sono addirittura porcellane cinesi di epoca Ming (1300-1600) e Qing (1600-1900), lavorazioni giapponesi Kakiemon e Imari e affreschi italiani nel museo nazionale della ceramica Duca diMartina, ospitato all’interno di Villa Floridiana. Siamo sui 15 milioni di euro.

Tesori contemporanei – Più contemporanee le opere ospitate dal Madre. Da Alberto Burri a Andy Wharol passando perDomenico Paladino e Jannis Kounellis in questo storico contenitore culturale allestito a Palazzo Donnaregina ci sono opere per 10,5 milioni di euro. Il doppio della valutazione che si può fare di affreschi, tele e marmi del museo diocesano, presso la seicentesca chiesa di SantaMaria Donnaregina Nuova. Tutto incentrato sulle opere contemporanee, invece, il patrimonio di Palazzo delle Arti (Pan) di via dei Mille, stimabile in 4 milioni di euro circa. Napoli ha anche un’immensa risorsa artistica ospitata all’interno delle chiese, oltre 500 e in numero addirittura superiore a quelle di Roma. E il fervore non si arresta, come dimostra il progetto “Stazioni dell’arte”, che allestisce dei piccoli musei (valore totale vicino ai 4 milioni di euro) presso le fermate della Metro di piazza Dante, Materdei, Museo, Quattro Giornate, Salvator Rosa, via Toledo, Università e Vanvitelli.

Custodire l’identità – “Capisco che certe cifre producono un certo effetto nel vasto pubblico – conclude Vona – che qualcuno potrà magari pensare che potremmo fare cassa con questi beni. Ma non è così: un’opera di Caravaggio non corrisponde ai lingotti d’oro della Banca d’Italia, che in casi estremi possono servire a risollevare l’economia”. Equesto per almeno due buoni motivi. “Il primo è che la vendita sarebbe comunque a perdere, considerato il venir meno del flusso tursistico. La seconda, ben più importante – conclude Vona – è che questo è un patrimonio non solo tecnicamentema anchemoralmente intoccabile. Parliamo della nostra storia, della nostra identità. Privarsi di una sola di queste opere sarebbe come perdere un pezzo di noi stessi”. •••