Arte, Enza Monetti pianta il suo albero al Madre

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di Fiorella Franchini

“Cogliere con uno sguardo un’immagine del mondo è arte. Ma quante cose entrano in un occhio!” Questo avrebbe esclamato lo scrittore austriaco Karl Kraus se avesse visitato il Museo MADRE e le sue collezioni di arte moderna che si arricchiscono come episodi di un’inesauribile narrazione. Nuove mostre ma, soprattutto, un progetto dinamico Per formare una collezione. Per un archivio dell’arte in Campania, che aggiunge alla raccolta permanente altre quindici nuove opere esposte nella Sala delle Colonne al primo piano, nelle Sale Facciata al secondo piano e nella Sala Show_Yourself@Madre al piano terra. Luigi Auriemma, Salvino Campos, Maurizio Elettrico, Luciano Ferrara, Matteo Fraterno, Anna Maria Gioja, Lello Lopez, Mafonso, Lello Masucci, Rosaria Matarese, Maurizio Igor Meta, Enza Monetti, Carmine Rezzuti, Vincenzo Rusciano e Quntino Scolavino, insieme con Nino Longobardi, Antonio Biasiucci, Umberto Manzo, Christian Leperino, Barbara Jodice, Luciano Romano, preceduti dalla visita di Alba e Francesco Clemente prendono posto con dignità, raccontando la propria visione di Arte.
Enza Monetti, artista e designer napoletana, è appena entrata a far parte di questa trama sottile intessuta dal Museo d’arte contemporanea Donnaregina nel cuore di Napoli.

Come è nato il progetto?
Andrea Viliani è l’attuale direttore del MADRE, sapiente, colto, dotato di sguardo dinamico e attento, per capacità e ferma volontà, ha dato voce a quell’indagine progressiva dedicata alle pratiche artistiche attive sul territorio, esplorando energie e ricerche autorevoli in ogni campo della sperimentazione artistica contemporanea.

In cosa consiste l’iniziativa?
Il progetto include artisti per approfondire la natura della collezione museale, rendendo permanenti le opere in questo ulteriore capitolo 2018, tra generazioni, formazioni e provenienze diverse, incontri e confronti, tra progetti che generano dialoghi e crescita, in quel ciclo che racconta la storia della cultura d’avanguardia con particolare riferimento a quanto accaduto a Napoli e in Campania, negli ultimi cinquant’anni. Più che l’iniziativa, mancava un direttore del genere!

Il museo, se da un lato, si propone di raccontare la storia della cultura d’avanguardia, dall’altro “esplora il presente e ipotizza il futuro attraverso l’inclusione di artisti che rispondono con nuove opere e commissioni a questa storia”. Una narrazione anticonvenzionale perché non segue un ordine cronologico, bensì un resoconto critico-tematico che mette a confronto linguaggi, pratiche e momenti creativi nel tempo, li radica nel territorio senza perdere di vista le dinamiche della ricerca internazionale. The Show Must Go_ON, dunque, poiché se l’Arte è uno specchio, non perdiamo l’occasione di ritrovare la nostra anima nelle forme, negli spazi, nei colori raccolti per noi. Un finale aperto che si offre come ricettacolo di emozioni per non farsi schiacciare dall’insignificanza.

Con la tua opera quale espressione dell’arte contemporanea vuoi rappresentare, il rapporto con la parola, con la storia, la tua visione personale, il rapporto con le diverse forme espressive.
Il mio lavoro entrato in collezione permanente al museo MADRE dal titolo Swinging, del 2016, è un grande albero di alluminio riflettente, alto 3 metri e 30 centimetri, frazionato e ricomposto sul muro, rappresentazione archetipica, pervasa da profonda spiritualità a relazionare il segno iconico con riferimenti alla natura. Un albero, simbolo universale, come medium tra svuotamento, fragilità, vulnerabilità umana, tra fratture e ricostruzioni, interroga su dinamiche ed esplorazioni consapevoli dell’essere, nell’intento di suggerire una più ampia consapevolezza per la natura di cui siamo parte, distruggendo o desacralizzando la quale, si finirebbe per danneggiare la vita interiore. Spero che in tanti vadano a specchiarsi, spezzati nelle lamine, ma pronti a riprendere il senso di un’ecologia dell’anima, di ciò che di noi stiamo perdendo.

Enza Monetti ha all’attivo numerose personali ed esposizioni in cui è spesso presente il parallelo tra Arte e Ambiente, una corrispondenza amorosa di poesia e immagini. Un albero come energia vitale, messaggio poetico, artistico e civile. La ricerca di Enza Monetti utilizza binari paralleli nell’integrazione di significati così come nella sperimentazione dei materiali e delle tecniche. Il gesto creativo si libera dalla tradizionale manualità e offre una serialità lirica; elementi naturali si combinano e si associano a prodotti sintetici e linguaggi tecnologici, in un’incessante scoperta e rielaborazione che è il segno di una creatività vitale e solidale. Uno swinging che non ha niente a che vedere con chi oscilla tra le mode del momento, ma trasporta in una giocoleria che è danza rituale di numeri invisibili.

La creatività contemporanea sembra un caleidoscopio confuso. Quale è la tua idea di Arte?
Ero molto giovane quando scelsi di essere artista, sono qui, senza mollare, senza badare al controllo mondiale, ascoltando unicamente le voci dentro, a sostenere la mia scelta. Per me l’arte è una cosa seria, una condizione di vita, è un linguaggio responsabile, è quello stato di grazia che mette in relazione, fa soffrire e gioire, è la sintesi dei sentimenti, delle passioni, l’evocazione di riflessioni abissali per dare senso all’essere. Intorno ho tanta confusione, arroganza, smanie di supremazia, non amo protagonismi ma silenzi forti, quelli che mi fanno ritrovare come individuo, come persona. Metto sempre al centro le persone e per niente, il loro valore di scambio. M’incanto con le virtù di alcuni grandi dell’arte contemporanea, sensibilità, modestia e semplicità. Vivo Napoli, sicuramente da impulso alla mia energia creativa ma non la racconto, m’interessano le apnee profondali dell’umanità.

Quanto è difficile essere un artista?
Gli artisti, generalmente, sono sostenuti da forze economiche, politiche, gallerie, mercanti, curatori, da coloro che nutrono interesse specifico per quei nomi da affermare sul mercato. La costellazione dell’art-sistem è un intreccio d’incontri, frequentazioni, parentele, opportunismi. Un groviglio che solo a pensarci, soffoca. Ai vertici della piramide mondiale, esistono poche autorevoli potenze che stabiliscono le sorti di quegli artisti che vengono sostenuti e spinti a livello internazionale. Tutto si stabilisce e conferma nelle grandi fiere, nelle grandi aste, nei grandi musei. E’ un gioco di potere anche tra gli stati attualmente dominanti. L’Italia su questo fronte è debole, non ce la fa a competere con il potere economico estero.

Qual è il prossimo progetto che vorresti realizzare o che realizzerai?
Da poco ne è saltato uno importante, lirico, umile, poetico, un anno di lavoro per una sede prestigiosissima, esecutivo, con orgoglio, approvato dal Polo Museale della Campania, sono saltati i finanziamenti, senza fondi è difficile portarli avanti i progetti. Ma questo non mi ferma, penso che non fosse destinato e continuo. Ne modello altri, sempre nuovi, non guardo indietro, mi attira il futuro, tutto ciò ancora da vivere, sperare, amare. L’obiettivo è creare opere che suggeriscano quell’ambiente in cui tutto è ancora possibile, mettendo balsamo di entusiasmo e volontà sulle ferite, in cui la vita è sempre elevata e sorprendentemente valorizzata.

Le radici dell’albero di Enza Monetti affondano nell’infinito artistico ma non si perdono in esso, ci ricordano di perseguire un unico scopo: realizzare la legge che è in noi, portare alla perfezione la nostra forma, rappresentare noi stessi. Niente è più divino e più esemplare che nutrirsi di passato, respirare il presente, innalzare come rami i propri sogni verso il cielo.

in foto Enza Monetti, artista