“Asa”, dalla Clinica Mediterranea la prima tecnica mini invasiva per lussazione alla spalla

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Non sono rari i casi di campioni dello sport con problemi d’instabilità alla spalla, l’articolazione più mobile del corpo umano e proprio per la sua struttura anatomica, la più instabile. Le sue lesioni sono spesso di natura traumatica, con una maggiore incidenza tra i giovani, soprattutto sportivi. Se queste lesioni non vengono riparate chirurgicamente è molto probabile che si vada incontro a delle lussazioni ripetute, recidivanti, determinate non più da una caduta o da un evento traumatico acuto, ma dai semplici movimenti quotidiani, ad esempio mentre si praticano attività sportive o addirittura durante il sonno. Trattare la lussazione della spalla per via artroscopica, nei casi di instabilità cronica, con un metodo piu’ efficace di altri trattamenti chirurgici, meno invasivo e tutto “made In Italy”, con una ripresa funzionale a tre mesi dall’intervento e una bassissima percentuale di recidive, è possibile. Si chiama “Asa” (Augmentation Artroscopico del Sottoscapolare) e ad averla ideata e sviluppata è il professor Marco Maiotti, ortopedico, specialista in diagnosi e chirurgia della spalla e del ginocchio, Clinica Mediterranea, Napoli e Casa di Cura Pio XI, Roma. “Questa tecnica permette di trattare pazienti anche molto giovani (dai 15 anni in su), soprattutto quando il tradizionale intervento di riparazione artroscopica espone ad un’elevata percentuale di recidive e l’intervento di Latarjet è sovra-indicato – spiega il professor Marco Maiotti – come nel caso di un campione di paracadutismo, la lussazione di una spalla poteva rappresentare anche un rischio fatale nel caso fosse avvenuta durante il volo o puo’ seriamente compromettere l’attività sportiva nelle altre discipline. Per questo motivo è importante intervenire chirurgicamente il prima possibile. L’intervento con tecnica Asa può restituire la giusta stabilità alla spalla, senza comprometterne la mobilità articolare e senza dover eseguire interventi più complessi e a cielo aperto che, seppur efficaci per il ripristino della stabilità, prevedono l’utilizzo di viti o placche di metallo che se mal posizionati possono determinare gravi complicazioni come nel caso dell’intervento di Latarjet”. Con la tecnica Asa sono stati gia’ trattati in Italia, circa 600 pazienti negli ultimi 9 anni. La percentuale complessiva di recidive si attesta intorno al 3%, avvenute comunque dopo un evento traumatico ad alta energia e cosa assolutamente da non sottovalutare non sono state riferite ad oggi complicazioni legate all’intervento. Studi scientifici hanno permesso di osservare un buon recupero articolare senza significative limitazioni della rotazione esterna. Le controindicazioni di tale intervento emergono quando la Tc evidenzia un danno osseo glenoideo importante.