Asili nido e mense, le città più care

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Roma, 26 ott. (AdnKronos) – Una famiglia media italiana con un bimbo al nido e un altro alla materna o in primaria spende al mese 380 euro: 301 euro per la retta dell’asilo e 80 euro circa per la mensa. Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale, negli ultimi tre anni, ma pesano molto le differenze regionali e fra capoluoghi di provincia: per i nidi si va dai 100 euro al mese di Catanzaro e Agrigento fino ai 515 di Lecco; per la mensa scolastica, dai 38 euro di Barletta ai 128 euro di Livorno (GUARDA LA TABELLA).

Il Sud, virtuoso sui costi, pecca però sulla disponibilità dei nidi. La copertura sulla potenziale utenza è solo del 7,6% rispetto alla media nazionale del 20. E’ quanto emerge dal Dossier di Cittadinanzattiva ‘Servizi in… Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense’.

Sulle mense scolastiche resistono i giudizi ‘in bianco-nero’ dei piccoli utenti: mangiano felici in compagnia ma vorrebbero cibi più vari, locali allegri, più tempo per mangiare e maggiore cortesia del personale. Ancora troppi gli sprechi durante i pasti. E sulle ‘Commissioni Mensa’ persistono grandi variabilità nella composizione e nel modo di operare.

ASILI NIDO E MENSE – E’ di 301 euro la tariffa media mensile nel 2017/18 (erano 309 euro nel 2014/15) per una famiglia tipo di tre persone con un minore al di sotto dei 3 anni e un ISEE di 19.900 euro. Il Molise è la regione più economica (167 euro, -28,2% su 2014/15), il Trentino Alto Adige la più costosa (472 euro, +9,4%). Spicca l’aumento del 10% registrato in Basilicata.

Fra i capoluoghi di provincia, Catanzaro e Agrigento le più economiche (100 euro), Lecco la più costosa (515). Gli aumenti più rilevanti negli ultimi tre anni sono stati registrati a Chieti (50,2%), Roma (33,4%) e Venezia (24,9%).

Nel primato positivo, quanto a costi, delle Regioni del Sud, va però tenuto conto che solo nel 3% la retta comprende tutto (oltre ai pasti anche pannolini e altre spese) mentre tale percentuale sale al 25% negli asili del Centro e al 40% in quelli del Nord. Soprattutto, la copertura media della potenziale utenza 0-2 anni è solo del 7,6% al Sud, con il limite negativo di Calabria e Molise che coprono rispettivamente fino al 4,1 e al 5%. La copertura arriva invece al 23% al Nord e al 26,5% al Centro.

LE LISTE DI ATTESA – Aumentano le liste di attesa dal 20% del 2013 al 26% del 2015; questo nonostante il numero di domande presentate si sia ridotto complessivamente del 13,1% nel 70% degli 89 capoluoghi di provincia indagati. Particolarmente negativo il dato comparato al Centro Italia dove, a fronte di una riduzione delle domande del 20,9%, è corrisposto un aumento delle liste di attesa dal 24 al 45%.

Nel 2016 su 30mila donne (dati Ispettorato nazionale del Lavoro) che hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro, una su cinque l’ha fatto per mancato accoglimento dei figli al nido pubblico, quasi una su quattro per incompatibilità fra lavoro e assistenza al bimbo, il 5% per i costi troppo elevati per l’assistenza al neonato.

80 EURO – Si attesta invece intorno agli 80 euro la tariffa media nazionale per il servizio mensa nella scuola primaria. Al Nord le tariffe più elevate ma in diminuzione rispetto agli anni precedenti, mentre al Sud le tariffe più basse ma in crescita negli anni. Stabili le tariffe al Centro. Per la scuola dell’infanzia, la regione più costosa è l’Emilia Romagna (104 euro, -6,9% rispetto al 2016/17), la più economica la Sardegna (60,60 euro, -7,7%). Spicca l’aumento registrato in Umbria (+24,1%) e Calabria (+20,7%).

Nella primaria, la mensa costa di più sempre in Emilia Romagna (107,10 euro, -0,8%), costa meno in Umbria (65,70 euro, invariata). Anche qui gli incrementi più rilevanti rispetto al 2016/17 si registrano in Calabria (+17,6%) e Sicilia (12,2%). Barletta il capoluogo più economico per la ristorazione scolastica (32 euro mensili per famiglia tipo), Livorno il più costoso (128 euro mensili).

CONDIZIONI DELLE MENSE – L’indagine ha riguardato 78 scuole di 12 regioni (Valle D’Aosta, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna); 627 gli intervistati fra bambini, docenti, genitori e rappresentanti della Commissione mensa.

Le mense non brillano in quanto a stato manutentivo e sicurezza: il 14% presenta distacchi di intonaco e il 6% altri segni di fatiscenza come umidità e infiltrazioni di acqua. Barriere agli ingressi nell’8% delle mense, pavimentazioni irregolari nel 17%, porte con apertura antipanico assenti nel 35%.

L’80% dei bambini ritiene che i locali siano abbastanza o molto puliti e luminosi, abbastanza o molto spaziosi (per l’85%) e sicuri (75%). Fra gli aspetti negativi segnalati dai bimbi, il 56% ritiene che siano molto rumorosi, il 37% poco accoglienti e il 43% poco allegri. Secondo i piccoli utenti gli arredi lasciano molto a desiderare: il 51% dichiara, infatti, che non siano né adatti né confortevoli. Non passa inosservato il dato che in una scuola su 10 del campione di quest’anno manchi del tutto il locale mensa e i pasti vengano serviti in corridoi o aule più grandi.

QUALITA’ DEL CIBO – A detta di tutti gli intervistati è di buona qualità anche se poco bio. I bambini, in base alle loro scelte alimentari, si presentano sempre più carnivori, amanti di dolci e carboidrati e la pratica del bis, diffusa ovunque, non li aiuta a modificare le cattive abitudini alimentari. Infatti solo il 13% dice di mangiare tutto a mensa, il 36% di mangiare solo alcuni cibi, in particolare dolci e gelato (80%), pizza (78%), pane (61%), carne e frutta fresca (58%), pasta al sugo (47%). Fra i cibi meno graditi verdure cotte (70%), minestre di verdure (60%), pesce e verdure crude (54%).

Per il 77% dei genitori il menù è vario e per il 64% rispetta la stagionalità dei prodotti. Rispetto alle quantità, il 73% ritiene che le porzioni siano equilibrate e il 72% che i propri figli mangino volentieri a mensa. L’87% degli intervistati afferma che vengono usate tovaglie di carta per apparecchiare i tavoli mentre nel 6% dei casi non si usano tovaglie.

STOVIGLIE – Le stoviglie sono usa e getta per il 50% di loro, di ceramica e di plastica per il 41%. L’acqua servita a tavola è quella di rubinetto nel 49% delle mense, nel 40% si beve acqua minerale e in pochi casi (3%) anche altre bevande non meglio specificate. Da una stima effettuata nel corso della rilevazione, gli avanzi – solo in parte ‘riciclati’ (18%) – si aggirerebbero tra il 10 e il 20%. Frutta e pane confezionato vengono in qualche caso riproposti a merenda.

Il 63% dei bambini dichiara di mangiare a mensa con piacere, soprattutto perché può stare insieme ai compagni (93%). Fra quelli che non amano mangiare a scuola, il motivo per due bimbi su tre è la monotonia del cibo, per circa la metà la scarsità delle porzioni, per uno su tre la fretta con cui bisogna mangiare e i modi bruschi e scostanti del personale addetto.

CIBO DA CASA – Docenti e bambini segnalano la presenza di alcuni studenti che portano il pasto da casa che viene consumato in un tavolo separato nella stessa mensa o in locale attiguo. A livello nazionale tale fenomeno sembra in aumento solo a Torino, mentre nel resto d’Italia risulta piuttosto contenuto e riguarderebbe, secondo una recente indagine dell’Anci, 24 bambini su 1.000. In attesa della Sentenza della Cassazione, si registra un’assenza di regolamentazione del pasto da casa più puntuale da parte del Miur.

Nel caso delle Commissioni mensa, solo il 40% dei rappresentanti interessati conosce il Capitolato d’appalto. I rapporti con il Comune sono buoni nel 67% dei casi, quelli con le Aziende erogatrici solo nella metà dei casi. Il 57% sostiene che nelle scuole sono promossi progetti di educazione alimentare che coinvolgono gli studenti; il 30% laboratori sull’alimentazione; l’88% visite a fattorie didattiche.

L’orto a scuola avrebbe un buon seguito secondo il 44% di loro ma ancora più le iniziative contro lo spreco alimentare (50%) e sulla raccolta differenziata dei rifiuti (77%). La percezione è che tali iniziative manchino, però, di sistematicità, di continuità didattica e che poco o per nulla coinvolgano le famiglie.