Energia, competitività, debito comune europeo, pressione fiscale e rischio di deindustrializzazione. L’assemblea annuale di Confindustria alla Nuvola di Roma si è trasformata in un confronto serrato tra imprese, governo ed Europa, con il presidente degli industriali Emanuele Orsini che ha invocato “un grande atto di responsabilità nazionale” e la premier Giorgia Meloni che ha sferrato un duro attacco all’assetto attuale dell’Unione europea.
Davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio e ai principali rappresentanti istituzionali ed economici del Paese, Orsini ha lanciato un messaggio netto: “Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria”.
Il presidente di Confindustria ha chiesto una strategia condivisa tra politica, imprese e sindacati per riportare la crescita italiana al 2 per cento annuo, indicando cinque priorità: energia, crescita dimensionale delle Pmi, innovazione, semplificazioni e risorse per gli investimenti.
Al centro della relazione soprattutto il nodo energetico, definito da Orsini “una minaccia esistenziale” per le imprese italiane. Il leader degli industriali ha chiesto di riportare l’energia sotto la competenza esclusiva dello Stato e di accelerare sulle autorizzazioni per impianti fotovoltaici ed eolici, denunciando le resistenze locali che frenano gli investimenti.
Tra le proposte avanzate anche la riallocazione di 20 miliardi di euro senza aumento del debito pubblico: un terzo destinato alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola. Sul fronte fiscale, Orsini ha parlato apertamente di una pressione troppo elevata, ricordando che l’Italia è tra i Paesi avanzati con il carico fiscale più pesante.
Non meno duro l’intervento di che ha concentrato il suo discorso soprattutto sull’Europa. La presidente del Consiglio ha definito l’Ue “un gigante burocratico” che “ha sacrificato competitività e crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici”.
“L’Europa faccia meno e meglio”, ha detto Meloni, accusando Bruxelles di aver moltiplicato le regole senza riuscire a incidere sul piano geopolitico globale.
Nel suo intervento la premier ha anche sottolineato il valore dell’industria italiana come elemento economico ma anche “storico, identitario, culturale e reputazionale” del Paese, ringraziando Mattarella per la presenza all’assemblea.
L’assemblea arriva in una fase delicata per il sistema industriale europeo, stretto tra costi energetici elevati, tensioni geopolitiche e rallentamento della crescita. Sullo sfondo pesa anche il timore di nuove tensioni internazionali legate al Medio Oriente e allo Stretto di Hormuz, che secondo Confindustria potrebbero avere un impatto diretto sui costi energetici e sulla competitività della manifattura italiana.





































