Assemblea Popolare di Vicenza, Iorio: ‘Votare no vuol dire regalare la banca’

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E’ in corso a Gambellara, in provincia di Vicenza, l’assemblea della Banca Popolare di Vicenza chiamata a deliberare sulla trasformazione in spa, sulla quotazione in Borsa e su un aumento di capitale fino a 1,76 miliardi di euro. Nei capannoni della Perlini Equipment continua con regolarità e sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine il grande afflusso degli azionisti, con auto e pullman. Il presidente della Bpvi, Stefano Dolcetta, ha detto che alle 9.03 erano, presenti in proprio 2.860 soci, 72 rappresentanti e 2.516 per delega, per un totale di 5.448 soci.

Solo 5 su 18 i consiglieri di amministrazione della Popolare di Vicenza sono presenti all’assemblea dei soci dell’istituto berico. Oltre al presidente Stefano Dolcetta e all’amministratore delegato, Francesco Iorio, sono presenti Paolo Angius, Giorgio Colutta e Alessandro Pansa. Gran parte del consiglio, in carica sotto la gestione dell’ex presidente Gianni Zonin, ha dunque preferito disertare l’assemblea, Partecipa all’assemblea anche il giurista Piergaetano Marchetti, consulente della banca, che – ha detto il presidente Stefano Dolcetta – “ci ha accompagnati in questo percorso”.  

“Richiamo l’attenzione di tutti – ha detto il presidente della Bpvi, Stefano Dolcetta – sul fatto che le scelte impegnano una nostra responsabilità non solo morale” ma anche “con ricadute giuridiche” che potrebbero avere “gravi e irreparabili conseguenze per la banca” e “ci porterebbero sul piano inclinato che può portare non solo alla perdita totale di valore delle azioni” ma avere effetti “anche dei titoli di debito” come accaduto ad altri istituti.  

“Votare no” alle delibere dell’assemblea – ha detto il ceo, Francesco Iorio  – significherebbe davvero regalare la banca e avremo un valore di realizzo pari a zero e che potrebbe non limitarsi al solo valore delle nostre azioni. Siamo una banca importante, la decima banca italiana – ha aggiunto – non ho mai avuto il dubbio che la banca possa essere rilanciata e ripartire, ci siamo e ci saremo ancora per 150 anni”.

Diversi i soci intervenuti all’assemblea della Banca Popolare di Vicenza che chiedono che l’ex presidente Gianni Zonin e i rappresentanti della vecchia gestione paghino per lo stato di dissesto in cui l’istituto si trova e che costerà forti perdite agli azionisti. “Per gli scafisti nessuna pietà se ne vada il consiglio di amministrazione e si avviino le azioni di responsabilità” ha detto Giuliano Xausa, segretario della Fabi e dipendente della banca. “Vorrei votare sì ma prima di dire sì ho diritto di sapere di chi sono le responsabilità di questo disastro. Voglio, desidero che chi ha sbagliato paghi anche con il suo patrimonio personale” ha aggiunto un altro socio. “Spero che la magistratura dia una condanna esemplare a Zonin e Sorato e a tutta la cricca dirigenziale intoccabile” ha detto Annalisa Toniolo. “Quando va in consiglio di amministrazione non le viene da vomitare, dottor Iorio?” la pesante affermazione di Alberto Artoni, facendo riferimento al fatto che in consiglio siedono ancora 12 consiglieri espressione della vecchia gestione.

E’ in corso a Gambellara, in provincia di Vicenza, l’assemblea della Banca Popolare di Vicenza chiamata a deliberare sulla trasformazione in spa, sulla quotazione in Borsa e su un aumento di capitale fino a 1,76 miliardi di euro. Nei capannoni della Perlini Equipment continua con regolarità e sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine il grande afflusso degli azionisti, con auto e pullman. Il presidente della Bpvi, Stefano Dolcetta, ha detto che alle 9.03 erano, presenti in proprio 2.860 soci, 72 rappresentanti e 2.516 per delega, per un totale di 5.448 soci.

Solo 5 su 18 i consiglieri di amministrazione della Popolare di Vicenza sono presenti all’assemblea dei soci dell’istituto berico. Oltre al presidente Stefano Dolcetta e all’amministratore delegato, Francesco Iorio, sono presenti Paolo Angius, Giorgio Colutta e Alessandro Pansa. Gran parte del consiglio, in carica sotto la gestione dell’ex presidente Gianni Zonin, ha dunque preferito disertare l’assemblea, Partecipa all’assemblea anche il giurista Piergaetano Marchetti, consulente della banca, che – ha detto il presidente Stefano Dolcetta – “ci ha accompagnati in questo percorso”.  

“Richiamo l’attenzione di tutti – ha detto il presidente della Bpvi, Stefano Dolcetta – sul fatto che le scelte impegnano una nostra responsabilità non solo morale” ma anche “con ricadute giuridiche” che potrebbero avere “gravi e irreparabili conseguenze per la banca” e “ci porterebbero sul piano inclinato che può portare non solo alla perdita totale di valore delle azioni” ma avere effetti “anche dei titoli di debito” come accaduto ad altri istituti.  

“Votare no” alle delibere dell’assemblea – ha detto il ceo, Francesco Iorio  – significherebbe davvero regalare la banca e avremo un valore di realizzo pari a zero e che potrebbe non limitarsi al solo valore delle nostre azioni. Siamo una banca importante, la decima banca italiana – ha aggiunto – non ho mai avuto il dubbio che la banca possa essere rilanciata e ripartire, ci siamo e ci saremo ancora per 150 anni”.

Diversi i soci intervenuti all’assemblea della Banca Popolare di Vicenza che chiedono che l’ex presidente Gianni Zonin e i rappresentanti della vecchia gestione paghino per lo stato di dissesto in cui l’istituto si trova e che costerà forti perdite agli azionisti. “Per gli scafisti nessuna pietà se ne vada il consiglio di amministrazione e si avviino le azioni di responsabilità” ha detto Giuliano Xausa, segretario della Fabi e dipendente della banca. “Vorrei votare sì ma prima di dire sì ho diritto di sapere di chi sono le responsabilità di questo disastro. Voglio, desidero che chi ha sbagliato paghi anche con il suo patrimonio personale” ha aggiunto un altro socio. “Spero che la magistratura dia una condanna esemplare a Zonin e Sorato e a tutta la cricca dirigenziale intoccabile” ha detto Annalisa Toniolo. “Quando va in consiglio di amministrazione non le viene da vomitare, dottor Iorio?” la pesante affermazione di Alberto Artoni, facendo riferimento al fatto che in consiglio siedono ancora 12 consiglieri espressione della vecchia gestione.