Assenteismo elettorale

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(Imagoeconomica)

di Raffaele Vacca

Mi ha sorpreso il constatare che, nelle recenti elezioni regionali, mentre in Campania ha votato complessivamente il 44,1% degli aventi diritto al voto, a Capri ha votato il 28,28% e ad Anacapri il 31,11%.
Ciò quantunque, se non erro, come mai prima era avvenuto, ci fossero in una lista un candidato anacaprese che vive ed opera ad Anacapri, ed in una diversa lista, un altro candidato anacaprese che vive e lavora a Capri.
Avevo incominciato ad interessarmi di politica da ragazzo. Avevo già scritto e pubblicato in un quotidiano articoli di politica isolana quando, per partecipare più attivamente alla vita politica, a trentott’anni mi iscrissi nella Sezione di Anacapri della Democrazia Cristiana, mentre da oltre vent’anni ero presidente dell’Azione Cattolica.
Si era nel 1974. Due anni dopo fui eletto segretario della Sezione, compito che svolsi fino alla silenziosa scomparsa nazionale della Democrazia Cristiana, avvenuta quando si costituì il nuovo Partito Popolare Italiano.
Ho svolto questo compito sempre nella convinzione che la Sezione dovesse essere luogo di formazione politica, nella consapevolezza della reale situazine nella quale si era, e luogo di analisi, di progettazione, e di dialoghi nell’interesse comune.
Come testimonia il volumetto intitolato Esame di coscienza di un segretario pubblicato in dattiloscritti fotocopiati nel 1985 che raccoglie mie relazioni, considerazioni, lettere, interventi, scritti tra il 1982 e il 1985, la mia attività è stata sempre ispirata dalla convinzione che ogni cittadino, essendo elettore, deve essere in grado di sapere pensare politicamente, ovvero di comprendere la politica e, nei limiti del possibile, parteciparvi attivamente.
E che per questo può giovare l’iscriversi e il partecipare alla vita del partito nel quale meglio ci si ritrova.
Sapevo che, dal 1946 al 1976, ad Anacapri l’affluenza al voto era stata tra le più alte della Campania. E che questo era stato principalmente per la Sezione che, durante la campagna elettorale, si trasformava in comitato elettorale, organizzando comizi, curando l’affissione di manifesti, distribuendo fac-simili di schede elettorali, ospitando incontri con candidati che, data la piccola dimensione dell’Isola, non potevano allestire in essa propri comitati elettorali, come in città o come nella penisola sorrentina.
Per necessario contrasto, la Sezione democristiana alimentava anche l’attività di sezione di altri partiti o di gruppi di partiti minori.
Sapevo anche che, in gran parte dell’Italia e anche nell’Isola, la grande affluenza ai seggi elettorali avveniva perché alcuni si recavano a votare per ragioni ideali, mentre altri vi si recavano per ragioni opportunistiche, avendo avuto favori da questo o quel candidato, o da chi lo sosteneva, o avendo concreta speranza di ottenerli dopo le elezioni.
L’esortare al voto, che è un diritto e nello stesso tempo un dovere, è stato uno dei miei principali sforzi di segretario, specialmente quando si minacciava di non andare a votare, per proteste contro autorità nazionali o regionali.
Sono stato segretario politico in un tempo nel quale, anche nell’Isola di Capri, si stava passando, per lo più inavvertitamente, dall’epoca agricola a quella tecnico-economica. E mentre i partiti, occupati, per lo più, da utilitaristi-pragmatici, perdevano sempre più partecipazione e forza, sviluppando un vivere mondano che allontanava dal vivere responsabile e religioso.
Credo che per la sempre maggiore globalizzazione, per il venir meno delle tradizioni, per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (che ha sorpreso la stessa politica), per il ripetutamente parlare della crisi della democrazia, l’attività politica possa avere cambiamenti sostanziali che per ora non è possibile determinare.
Ma, fin quando l’Italia sarà un paese democratico, fondato sulla Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, e fino a quando i suoi cittadini, come è detto in essa, saranno chiamati a scegliere i propri governanti nazionali, regionali e comunali, è necessario che questi abbiano la consapevolezza che il voto è sia un diritto che un dovere politico.
Esso richiede anche una preparazione politica, ovvero la conoscenza della situazione nella quale si è, quella di come si deve agire in essa, e richiede, nei limiti del possibile, di partecipare attivamente alla vita politica, senza limitarsi a dare dleghe in bianco ad oligarchi di vario genere.
Ad aiutare in questo possono essere partiti, finanziati pubblicamente, che agiscono con metodo democratico anche nel loro interno, come purtroppo non è avvenuto nel recente passato.
Logica conseguenza dell’esistenza di elettori che sanno pensare politicamente e di partiti autenticamente democratici e un forte diminuzione dell’assenteismo elettorale.