Assistenza sanitaria gli italiani nel mondo, più tutele: che cosa prevede la proposta di legge

33
In foto Antonio Giordano

Alla Camera dei deputati si accendono i riflettori sulla nuova proposta di legge firmata da Andrea Di Giuseppe (Fratelli d’Italia), approvata il 27 novembre, che introduce un pacchetto di tutele aggiuntive per l’assistenza sanitaria agli italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire. Una riforma che intende colmare un vuoto storico e offrire maggiore continuità ai connazionali che vivono fuori dal Paese. Domani, martedì 2 dicembre, alle 14,30, si svolge alla Camera, la conferenza stampa dedicata sulla proposta di legge.

Una riforma attesa dagli italiani all’estero

Domani, martedì 2 dicembre, alle 14,30, in una conferenza, ospitata nella sala stampa di Montecitorio, saranno resi noti i contenuti della proposta e il suo impatto sulla vita quotidiana degli oltre 5,8 milioni di italiani registrati all’Aire. L’obiettivo dichiarato è garantire un accesso più semplice e uniforme ai servizi sanitari durante i soggiorni temporanei in Italia, evitando disparità e incertezze burocratiche.

I protagonisti dell’incontro

Accanto al promotore della legge interverranno figure chiave del Parlamento e del mondo della ricerca biomedica: tra i quali l sottosegretario alla salute Marcello Gemmato, il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, il vicepresidente della commissione affari sociali Luciano Ciocchetti e il presidente della commissione affari esteri della Camera Giulio Tremonti.

Spazio anche al contributo scientifico del professor Antonio Giordano, presidente e fondatore della Sbarro Health Research Organization (Shro), che  evidenzierà come un sistema di tutela più stabile possa incidere positivamente sulla prevenzione e sulla gestione dei casi clinici dei cittadini italiani che vivono all’estero.

Verso un nuovo modello di tutela

L’iniziativa parlamentare punta a rafforzare un principio semplice: la cittadinanza non deve interrompersi con il confine. La riforma, ora attesa al Senato, potrebbe rappresentare un passo decisivo per costruire un modello sanitario più inclusivo, capace di rispondere all’identità globale della comunità italiana nel mondo.